Lavoratore autonomo: chi è e che mansioni può svolgere

Il lavoratore autonomo è colui che esercita la sua attività in proprio, senza alcun vincolo

Il lavoro autonomo è una forma di lavoro che si contraddistingue per la sua assenza di subordinazione rispetto a un datore di lavoro. Spesso, tuttavia, non è sempre semplice distinguere le due forme e può succedere che certi tipi di attività da dipendente vengano fatte passare per autonome da quello che nei fatti è il datore di lavoro. Il motivo è semplice: il lavoro dipendente obbliga il datore di lavoro a tutta una serie di tutele, anche di tipo economico. Inoltre in questa forma di attività la tassazione è a carico del titolare dell’azienda che ha assunto i lavoratori.

Chi è il lavoratore autonomo

Ai sensi dell’art. 2222 del Codice civile, è un lavoratore autonomo colui che presta un’opera o fornisce un servizio in proprio, senza che esista un rapporto di subordinazione con il datore di lavoro. I settori di applicazione di questo tipo di attività sono molto vasti e riguardano tanti settori: dal commercio all’artigianato alle libere professioni, sono esclusi solo coloro che svolgono attività imprenditoriali. In genere in lavoro autonomo viene svolto in regime di partita IVA: ciò significa che la prestazione lavorativa viene assoggettata all’imposta sul valore aggiunto nell’aliquota corrente. Tuttavia esistono formule diverse, che prevedono tassazione diverse:

  • il regime ordinario;
  • il regime forfettario.

Il regime ordinario

Il regime ordinario è sottoposto al versamento dell’IRPEF, ovvero l’imposta sulle persone fisiche, che ha un’aliquota progressiva a seconda dello scaglione a cui si appartiene. Attualmente gli scaglioni prevedono un’aliquota del 23% fino a un reddito di 15.000 euro, poi aliquote progressive sulla parte eccedente i 15.000 euro:

  • 23% per i redditi fino a 15.000 euro;
  • 27% per la parte di reddito tra 15.001 e 28.000€;
  • 38% per la parte tra 28.001 e 55.000€;
  • 41% per la parte tra 55.001 e 75.000 euro;
  • 43% per la parte di reddito oltre i 75.000 euro.

Ma il regime forfettario non riguarda solo la tassazione. Infatti ci sono altre fattispecie specifiche di questo regime. Tra cui:

  • assoggettamento all’Iva con obbligo di registrazione e versamenti;
  • obbligo della tenuta di registri contabili;
  • nessun limite di fatturato;
  • possibilità di assumere dipendenti;
  • assoggettamento agli studi di settore.

Il regime forfettario

Il regime forfettario agevolato, introdotto con la finanziaria del 2015, è un regime che negli anni ha subito modifiche. Nel 2019, in particolare, sono state introdotte novità importanti. A questo regime possono aderire lavoratori autonomi che, a seconda del settore in cui operano, rispettino un determinato coeficiente di redditività e che rientrino nel limite di fatturato con riferimento all’anno precedente. Con la finanziaria 2019 il limite di fatturato è stato unificato a 65.000 euro per tutte le categorie. Tuttavia sono state inserite anche cause ostative che limitano l’accesso a questo regime. Ovvero:

  • la partecipazione a società di persone, associazioni o imprese familiari che operano nello stesso settore;
  • l’avere il controllo diretto o indiretto su società a responsabilità limitata o su associazioni in partecipazione che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.

Inoltre, non possono accedere a questo regime coloro che ancora hanno compensi da committenti da cui hanno percepito reddito in qualità di dipendenti nei due anni precedenti. Il regime forfettario permette di non dover sottostare agli obblighi del regime ordinario per quanto riguarda l’assoggettamento all’IVA, agli studi di settore e alla tenuta dei registri contabili, oltre ad avere un’aliquota agevolata (flat-tax) del 5% per le start-up, nei primi cinque anni di esercizio, e, a seguire, del 15%. Anche per accedere alla flat-tax del 5%, bisogna avere determinati requisiti:

  • non avere svolto nei tre anni precedenti attività artistiche, professionali o d’impresa;
  • non proseguire un’attività già svolta negli anni precedenti in forma autonoma o come dipendenti;
  • non avere rilevato un’attività con un fatturato superiore ai 65.000 euro.

Come distinguere il lavoro autonomo da quello dipendente

Perché un’attività sia considerata autonoma deve assolvere a determinati requisiti:

  • dev’essere un’attività svolta dietro compenso da parte del committente;
  • non deve esserci un rapporto di subordinazione con il committente;
  • deve essere svolta prevalentemente in proprio;
  • il committente non deve avere il coordinamento dei lavori.

Tutto ciò ha il fine di evitare che i lavoratori che, di fatto, sono dipendenti vengano indotti dal datore di lavoro ad aprire una falsa partita IVA per non riconoscergli diritti che sono garantiti per legge ai dipendenti.

Il lavoro autonomo occasionale

Il lavoro autonomo occasionale è un tipo di attività che viene svolta saltuariamente. Proprio per il fatto di non essere continuativo nel tempo, tale lavoro può essere praticato anche da chi ha una attività di impresa o un altro impiego come dipendente o come autonomo. Come per gli altri lavoratori autonomi, quindi, l’attività deve essere svolta secondo i requisiti già descritti, oltre al fatto di essere saltuaria.

In questo caso, però, non è necessaria la partita IVA, ma viene rilasciata una ricevuta non fiscale con ritenuta d’acconto: ovvero una trattenuta del 20% che riduce il lordo del compenso e che il committente versa all’Agenzia delle Entrate in qualità di sostituto d’imposta.

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