Food Made in Italy orfano di 68mila lavoratori, allarme di Confartigianato sui mestieri del cibo

Le aziende non trovano più di un terzo delle 176mila posizioni richieste. Un paradosso tutto italiano, visto che il comparto alimentare cresce in termini di export (+4,3%) e di volumi. Mancano panettieri, pastai e gelatai

Foto di Maurizio Perriello

Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

Pubblicato:

Chiedi all'AI

Il comparto del cibo è uno dei settori trainanti dell’economia e dello status culturale dell’Italia. Come dimostrano i valori dell’export del food Made in Italy, che segna un incremento del 4,3% nel 2025 confermando la grande considerazione di cui godiamo nei mercati globali. Dietro la crescita commerciale, però, si cela una lacuna occupazionale.

Le imprese nostrane devono fare i conti con la carenza di lavoratori qualificati. Secondo uno studio di Confartigianato, nel 2025 le aziende dell’alimentare e delle bevande hanno cercato oltre 176mila nuovi addetti, ma 68.160 di queste posizioni sono risultate difficili da coprire.

Mancano lavoratori nel cibo Made in Italy

L’indagine di Confartigianato, denominata “Intelligenza artigiana a tavola” e presentata alla Camera, fotografa insomma un paradosso del sistema produttivo italiano. Mentre l’agroalimentare continua a crescere in termini di volume e ricavi, aumenta parallelamente la difficoltà delle imprese nel trovare personale specializzato.

Come riferito dal presidente di Confartigianato Alimentazione, Cristiano Gaggion, in Italia operano 64.365 imprese artigiane nei settori dell’alimentare, delle bevande e della ristorazione. I lavoratori impiegati sono 248.672, ma “la carenza di competenze professionali rappresenta una minaccia per le nostre attività”.

E infatti lo scorso anno, su 176.450 lavoratori richiesti dalle aziende del cibo italiane, 68.160 non hanno risposto all’appello. Un fenomeno che, secondo il presidente di Confartigianato Marco Granelli, sottolinea una volta di più la necessità di un maggiore collegamento tra scuola e imprese. “Bisogna investire con decisione nella formazione professionale per valorizzare i mestieri dell’artigianato alimentare”, ha dichiarato.

Quali lavoratori mancano nel settore alimentare italiano

La carenza di manodopera riguarda in particolare i mestieri dell’artigianato alimentare, cioè le professioni più legate alla tradizione gastronomica italiana. Tra le figure risultate più difficili da trovare spiccano:

  • panettieri;
  • pastai;
  • pasticcieri;
  • gelatai;
  • conservieri artigianali.

Nel comparto specifico dell’artigianato alimentare, oltre la metà delle posizioni richieste resta senza candidati adeguati. Su 28.610 lavoratori richiesti dalle imprese, 16.010 sono risultati difficili da reperire. Un numero pari al 56% del totale.

Il caso più emblematico riguarda forse panettieri e pastai. Sono quasi 10mila i posti di lavoro rimasti scoperti, pari a circa due terzi delle figure ricercate dalle aziende del settore.

Dove mancano più lavoratori nel food in Italia

La difficoltà nel trovare personale qualificato nel comparto del food riguarda tutto il Paese, anche se con situazioni diverse da Regione a Regione. Secondo i dati di Confartigianato, in testa ai territori che più faticano a trovare manodopera alimentare qualificata troviamo l’Emilia-Romagna, dove si contano 8.910 lavoratori impiegati su 21.660 entrate previste. La classifica poi prosegue così:

  • Campania, con 8.560 lavoratori impiegati su 24.760 richiesti;
  • Lombardia (7.640 su 20.200);
  • Veneto (7.520 su 18.540);
  • Puglia (6.980 su 17.500).

Difficoltà anche per Piemonte e Valle d’Aosta, con 5.880 figure difficili da trovare su 13.500 richieste, e in Sicilia (4.240 su 10.520).

Dati collaterali: gli italiani mangiano più sano e a km zero

Dall’analisi di Confartigianato emergono anche altri dati, che restituiscono il quadro di un comparto agroalimentare sostanzialmente in salute. Circa 12,3 milioni di italiani acquistano prodotti a chilometro zero, pari al 23,5% della popolazione con più di 14 anni d’età. Questo fenomeno si osserva maggiormente nelle Regioni meridionali.

Non solo. Secondo il report dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, i consumatori del Belpaese sono sempre più attenti a condurre regimi alimentari sani e variegati. L’indagine ha preso in esame 148.975 prodotti venduti nella grande distribuzione italiana tra luglio 2024 e giugno 2025.