Concorso Agenzia delle Entrate per 622 posti va rifatto: il requisito bocciato dai giudici

Bocciato il bando per 622 posti destinati alle categorie protette: l'amministrazione ha 30 giorni per eliminare il vincolo di nazionalità

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Il concorso per l’Agenzia delle Entrate va rifatto. La notizia arriva dal Tribunale di Milano, che ha dichiarato “discriminatorio” il requisito della cittadinanza italiana previsto nel bando. Tornano quindi disponibili i 622 posti nell’area assistenti, perché la procedura selettiva andrà rifatta e soprattutto modificata, annullando il requisito della cittadinanza italiana presente nel bando pubblicato il 15 maggio 2026.

L’amministrazione avrà 30 giorni dalla comunicazione della decisione, depositata il 23 settembre, per adeguarsi. In caso di ritardo dovrà pagare una penale di 100 euro per ogni giorno di inadempimento. Con questo provvedimento si spera che il bando torni attivo in tempi rapidi, così da consentire anche ai cittadini stranieri ammessi per legge ai concorsi pubblici di partecipare.

Concorso Agenzia delle Entrate: annullato e da rifare

Il concorso per l’Agenzia delle Entrate previsto dal bando pubblicato lo scorso 15 maggio 2026 va rifatto. Si trattava di una selezione per 622 posti nell’area assistenti che richiedeva la cittadinanza italiana come requisito d’accesso.

Questo criterio escludeva la categoria dei cittadini stranieri che per legge sono ammessi ai concorsi pubblici. Inoltre, la procedura era riservata alle persone iscritte al collocamento mirato previsto dalla legge 68 del 1999, ovvero prevalentemente persone con disabilità.

Il Tribunale di Milano ha dichiarato discriminatorio il requisito della cittadinanza italiana e ha stabilito che il concorso va ridisegnato. La decisione arriva a seguito del ricorso presentato dagli avvocati dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), insieme a CGIL Lombardia e LEDHA.

Cosa ha deciso il Tribunale?

Il bando richiedeva la cittadinanza italiana sulla base di un DPCM del 1994, che individuava la nazionalità come requisito per le assunzioni nelle amministrazioni riconducibili al Ministero delle Finanze. Nel frattempo, però, la normativa generale sull’accesso al pubblico impiego è cambiata: oggi la partecipazione è consentita anche ai cittadini stranieri familiari di cittadini dell’Unione Europea, ai soggiornanti di lungo periodo e ai titolari di protezione internazionale.

Il Tribunale ha quindi chiarito che la cittadinanza italiana non può essere chiesta automaticamente per qualsiasi posto all’interno della Pubblica Amministrazione, ma solo se sono previste mansioni specifiche per le quali la riserva di nazionalità sia giustificata.

Secondo il giudice, nel caso degli assistenti dell’Agenzia delle Entrate questo requisito non sussisteva, poiché le attività previste non implicavano l’esercizio di poteri autoritativi.

Quando sarà pubblicato il nuovo bando?

La sentenza del Tribunale di Milano è stata depositata il 23 settembre: l’Agenzia delle Entrate ha dunque 30 giorni di tempo per modificare il bando e consentire la partecipazione ai cittadini stranieri.

In caso di ritardo oltre i 30 giorni, è previsto il pagamento di 100 euro per ogni giorno di inadempimento.

Infine, l’amministrazione dovrà versare 8.000 euro alle associazioni che hanno promosso il ricorso.