Aumento di stipendio per i dipendenti dei Comuni in arrivo con il nuovo Ccnl

Il nuovo contratto delle Funzioni Locali prevede aumenti di stipendio per contrastare l'esodo dai Comuni: sul tavolo risorse per un miliardo

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

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Con l’approvazione dell’atto di indirizzo per il comparto delle Funzioni locali, si apre la strada per il rinnovo contrattuale del triennio 2025-2027, che prevede lo stanziamento di nuove risorse destinate a riconoscere un nuovo aumento di stipendio ai dipendenti comunali. 

Sul tavolo quasi un miliardo di euro (988,81 milioni per l’esattezza) e una distribuzione dei fondi già definita:

  • 329,6 milioni nel 2025;
  • 659,2 milioni nel 2026;
  • piena operatività della cifra dal 2027.

A quanto corrisponde l’aumento degli stipendi in arrivo

Il nuovo contratto prevede un aumento medio mensile pari a circa 135,5 euro lordi. Questo importo extra si andrà ad aggiungere a quelli confermati e in arrivo da marzo 2026, grazie al rinnovo del Ccnl 2022-2024, pari a:

  •  140 euro lordi mensili per il personale dipendente;
  •  440 euro lordi mensili per i dirigenti.

In questo modo, l’Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) punta a ridurre la disparità tra le retribuzioni di chi lavora nelle Funzioni centrali (ministeri, Agenzie fiscali, enti nazionali) e chi opera sul territorio (Comuni e Regioni).

Da diversi anni infatti sempre più lavoratori lasciano gli enti locali per valutare altre opportunità. Il posto pubblico in questo caso è diventato meno attrattivo, per via degli stipendi poco competitivi rispetto al privato o ad altre amministrazioni pubbliche, con Ral maggiore.

Da qui la necessità di invertire la rotta, per evitare lo spopolamento degli uffici e continuare a garantire un livello adeguato di servizi ai cittadini.

Oltre il tabellare: il welfare come leva di attrattività

Per attirare sempre più talenti, tuttavia, oggi lo stipendio base non basta più. Il mercato del lavoro post-pandemico ha cambiatole priorità dei professionisti. Oggi, l’attrattività di un posto di lavoro va di pari passo con la capacità di offrire una qualità della vita superiore.

Quando gli uffici si svuotano è perché i lavoratori, specialmente i più giovani e qualificati, cercano altrove migliori condizioni o un equilibrio più sano tra professione e vita privata.

Analizzando in particolare i numeri della Pubblica Amministrazione, secondo i dati forniti dall’Ifel (fondazione dell’Anci), tra il 2017 e il 2023 le dimissioni volontarie dagli organici comunali, ovvero quelle non dettate dal raggiungimento dell’età pensionabile, sono esplose, passando da 11.000 a 16.000 l’anno.

Per questo motivo, il nuovo Ccnl punta a potenziare il welfare dei Comuni, offrendo soluzioni innovative e flessibili, come la possibile sperimentazione della settimana lavorativa corta di 4 giorni per liberare tempo utile, ridurre i costi di gestione degli uffici e l’impatto ambientale degli spostamenti dei lavoratori.

È, a tutti gli effetti, un’operazione di salvataggio della macchina amministrativa periferica. Senza personale motivato e adeguatamente remunerato, i servizi ai cittadini – dall’urbanistica ai servizi sociali, dalla gestione dei rifiuti alla polizia locale – rischiano il collasso per carenza di organico.

La sfida per i sindacati e per l’Aran nelle prossime settimane sarà quella di trasformare il miliardo messo sul tavolo delle trattative in un contratto capace di modernizzare l’organizzazione del lavoro. Solo così la corsa alle dimissioni potrà essere finalmente arrestata, trasformando i Comuni in centri di eccellenza e innovazione.