Più di 300 mila scatole di cereali sono state sequestrate: il caso

Il Messico sequestra 380.000 scatole di cereali, sostenendo che le immagini dei cartoni animati riportati nelle confezioni violano le leggi a tutela dell'educazione alimentare dei bambini

Non si tratta di prodotti contraffatti, né tanto meno di alimenti nocivi per la salute, eppure ben 380 mila confezioni di cereali sono stati sequestrati in Messico, dalle autorità a tutela della salute pubblica.

L’accusa? Le immagini dei cartoni animati riportati sulle scatole violerebbero le leggi sull’educazione alimentare, perché rappresentano una pubblicità non autorizzata e, quindi, una sorta minaccia per la dieta dei bambini.

Perché più di 300 mila scatole di cereali sono state sequestrate in Messico

Il Messico ha sequestrato 380 mila scatole di cereali Kellogg’s, inclusi Corn Flakes e Special K.

A riportarlo, in esclusiva, è stata l’agenzia Associated Press News, che ha parlato di una vera e propria irruzione nei supermercati messicani. I negozi coinvolti sarebbero 75 negozi, dai quali i funzionari locali hanno prelevato – ritirando dal commercio – interi lotti di prodotti Kellogg’s. Il raid più grande ha avuto luogo in un magazzino situato a nord di Città del Messico.

La decisione, come anticipato sopra, è stata presa perché le autorità hanno ritenuto che le mascotte dei cartoni animati sulle scatole violassero le recenti leggi volte a migliorare la dieta dei bambini. I cereali sequestrati, anche se non riportava informazioni nutrizionali nelle etichette, potrebbero però non contenere necessariamente alti livelli di zucchero. Tuttavia, le leggi messicane vietano comunque alle aziende alimentari di utilizzare stratagemmi di marketing per invogliare i bambini a comprare, è stato spiegato.

Cosa c’entra il Covid con questo sequestro?

Le prime politiche stringenti in ambito di salute pubblica, in questo senso, sono arrivate nel 2020, in seguito allo scoppio della pandemia in Messico. Lo stato di Oaxaca, nel sud del Messico, a quel tempo mise in atto misure volte a frenare i casi crescenti di malattie legate all’obesità nel paese, che ha anche fatto un alto numero di vittime di Covid.

Le autorità hanno così vietato la vendita di bevande zuccherate e snack ipercalorici ai bambini e hanno proposto multe e potenziali chiusure per i negozi che violano queste regole.

Kellogg’s, ad oggi, non ha replicato all’accaduto.

Infezione da Covid: quali sono i rischi per le persone obese?

L’obesità è una malattia cronica comune, grave e costosa. Si tratta di una patologia che mette le persone a rischio di molte altre gravi malattie croniche, compresa la degenerazione dell’infezione da Covid.

Come spiegato in un report dei CDC, le persone con peso in eccesso corrono un rischio ancora maggiore in caso di positività al Coronavirus (qui i sintomi più comuni). Ad esempio, l’obesità può triplicare il rischio di ospedalizzazione nelle persone affette da SARS-Cov-2, diminuisce la capacità e la riserva polmonare e può rendere più difficile la ventilazione.

I dati emersi dallo studio suggeriscono anche che i rischi di ricovero in ospedale in terapia intensiva (con il ricorso alla ventilazione meccanica invasiva) aumentano con l’aumentare del peso, così come maggiori in questi casi sono le probabilità di morte. Basta pensare che, giusto per dare qualche numero, tra l’inizio della pandemia e il 18 novembre 2020 negli Stati Uniti si sono verificati più di 900 mila ricoveri per adulti legati al Covid, e di questi ben 271.800 (il 30,2%) erano persone obese.

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