Conto corrente cointestato, a chi appartengono realmente i soldi e la regola del 50%

Conto corrente cointestato, a chi appartengono davvero i soldi: quando vale la regola del 50% e come dimostrare una diversa proprietà

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Il conto corrente cointestato è una soluzione molto diffusa tra coniugi, familiari e persone che hanno la necessità di gestire insieme spese e risparmi. La presenza di due o più intestatari, però, non significa automaticamente che il denaro depositato appartenga a ciascuno in parti uguali. La questione diventa particolarmente importante in caso di separazione, successione o controversie tra i cointestatari. In queste situazioni occorre distinguere tra la possibilità di utilizzare il conto e la proprietà effettiva delle somme presenti. La regola generale prevede una presunzione di divisione in parti uguali, ma questa può essere superata se uno dei soggetti interessati riesce a dimostrare una diversa provenienza del denaro.

Conto corrente cointestato, come si dividono i soldi

Nel conto corrente cointestato i soldi non si dividono sempre al 50%. Nei rapporti interni tra i titolari di un conto, l’articolo 1298 del Codice civile stabilisce che le quote di un credito o di un debito solidale si presumono uguali, salvo che risulti diversamente. Questo significa che, in assenza di altri elementi, su un conto intestato a due persone si presume che ciascuna abbia diritto al 50% delle somme.

Si tratta però di una presunzione relativa. Se viene dimostrato che il denaro proviene esclusivamente da uno dei due cointestatari, la suddivisione può essere differente. L’articolo 1854 del Codice civile disciplina invece i rapporti tra banca e correntisti e riguarda, tra gli altri aspetti, la responsabilità solidale degli intestatari nei confronti dell’istituto di credito.

Cointestare il conto non significa donare metà del denaro

Un altro principio chiarito dalla Corte di Cassazione riguarda l’eventuale donazione tra i titolari. Con la sentenza n. 22613 del 5 agosto 2025, la Cassazione ha ribadito che versare denaro su un conto cointestato non dimostra automaticamente la volontà di regalarne una parte all’altro intestatario.

Il caso riguardava una successione. Una donna aveva versato su un conto condiviso con il marito una somma proveniente dalla vendita di un proprio immobile. Il figlio della donna sosteneva che l’operazione rappresentasse una donazione indiretta al coniuge e che il denaro dovesse quindi essere considerato ai fini della successione. I giudici non hanno però ritenuto sufficiente il solo versamento.

Perché la Cassazione ha escluso la donazione

Nel valutare la vicenda, la Corte ha considerato il rapporto economico complessivo tra i coniugi. Durante 37 anni di matrimonio, entrambi avevano versato somme sul conto, utilizzato per sostenere le spese della famiglia. Il fatto che una specifica somma provenisse dalla vendita di un bene personale della moglie non dimostrava quindi, da solo, la volontà di arricchire gratuitamente il marito. Per parlare di donazione indiretta deve emergere anche l’intento di liberalità, cioè la volontà concreta di trasferire gratuitamente un vantaggio patrimoniale all’altra persona. La semplice cointestazione non basta a dimostrarlo.

Cosa succede in caso di eredità

La questione può avere conseguenze rilevanti nelle successioni. Se un erede sostiene che il denaro presente su un conto cointestato apparteneva in realtà esclusivamente al defunto, oppure che una parte delle somme rappresentava una donazione, deve fornire elementi che dimostrino questa ricostruzione.

La Cassazione ha affrontato nuovamente il tema con l’ordinanza n. 5009 del 2026, ritenendo in quel caso che le somme presenti sul conto fossero riconducibili esclusivamente alla persona deceduta. A incidere sulla decisione sono stati diversi elementi, tra cui la provenienza degli accrediti, il forte squilibrio patrimoniale tra i due intestatari e la mancanza di prove sufficienti dell’esistenza di una liberalità verso l’altro cointestatario.

Come dimostrare a chi appartengono i soldi

Chi vuole superare la presunzione di proprietà al 50% deve quindi fornire una prova concreta della provenienza delle somme. Tra i documenti che possono assumere particolare importanza ci sono gli estratti conto, i bonifici e la documentazione relativa alle entrate personali. Può essere rilevante dimostrare, ad esempio, che il denaro deriva esclusivamente dallo stipendio di uno dei titolari, da un’eredità, dalla vendita di un immobile personale o da altre fonti riconducibili a un solo soggetto. La prova può essere costruita anche attraverso presunzioni, purché gli elementi siano gravi, precisi e concordanti, come previsto dall’articolo 2729 del Codice civile.