Temperature record nel 2026, torna El Niño che spinge il consumo estivo: +550 euro al mese

Il riscaldamento globale accelera verso il punto di non ritorno. Tra siccità e bollette elettriche, aumenta l'impatto della crisi climatica

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Il 2026 e il 2027 si annunciano due annate molto calde. Per il 2026, per esempio, è previsto il ritorno di El Niño, il fenomeno climatico che aumenta le temperature globali, con effetti anche in Italia. Secondo la National Oceanic and Atmospheric Atmospheric Administration (NOAA), tra luglio e settembre ci sarà un nuovo aumento delle temperature globali di circa 0,1-0,2 °C. Un valore apparentemente piccolo ma che, come spiegano gli esperti climatici, può spingere il clima verso nuovi anni da record. E il Mediterraneo è una delle zone più a rischio.

Ma a rischio non c’è solo il caldo, ma anche le bollette. Infatti il caldo estremo continua a pesare sui portafogli delle famiglie fino a 550 euro in più all’anno. Le voci di spesa sono l’accensione dei condizionatori, ma anche un maggior consumo idrico. Aumentano le spese anche per le protezioni solari, per il cibo fresco, per gli integratori e tutto ciò che ci viene in mente pensando alle temperature più alte. Un dato che è già piuttosto alto, ma che esclude tutti gli effetti di eventi estremi che si abbattono sul nostro territorio nel periodo estivo, come per esempio l’aumento del costo di frutta e verdura per via della siccità o per piogge abbondanti e devastanti incendi che consumano sempre più ettari di terreno verde.

Pianeta sempre più caldo

Il Potsdam Institute for Climate Impact Research ha pubblicato uno studio che racconta come il riscaldamento globale non solo sia accelerato, ma prosegua l’aumento in maniera costante. Tra il 1970 e il 2015 il tasso era di meno di 0,2 °C, ma negli ultimi 10 anni è aumentato tanto da far dire agli scienziati che ormai ci dobbiamo aspettare lo scenario peggiore possibile, quello ben oltre il limite di 1,5 °C dell’accordo di Parigi.

I climatologi spiegano quindi che il tempo per ridurre il riscaldamento ad almeno 2 °C rispetto ai livelli preindustriali si sta restringendo sempre più velocemente. Siamo comunque di fronte a un “punto di non ritorno” e in alcuni casi i toni sono apocalittici, perché si parla di eventi estremi a livello di “catastrofe”.

Nel presentare lo studio, gli scienziati ricordano come negli ultimi tre anni si siano registrate le temperature più alte da quando sono iniziati i monitoraggi. Allo stesso tempo il 2023, 2024 e il 2025 sono stati gli anni più caldi rispetto ai livelli preindustriali e “i più freschi” del prossimo futuro. Infatti per il 2026 è già previsto un nuovo record, confermato dal 2027 che potrebbe essere il peggiore soprattutto se si considerano le conseguenze del ritorno di El Niño.

Il ritorno di El Niño

El Niño potrebbe tornare. Le percentuali sono piuttosto alte secondo gli esperti, ovvero dal 50 al 75%, e potrebbe avere effetti piuttosto gravi sulle temperature nel breve e nel lungo periodo. Tra luglio e settembre 2026 si potrebbe quindi registrare una nuova fase di aumento delle temperature globali che, sulla carta, sembra anche piuttosto limitata, ovvero pari a 0,1-0,2 gradi centigradi in più. Eppure questi numeri basterebbero ad avere effetti prolungati e devastanti come la tropicalizzazione delle ore notturne e una siccità più estesa.

Gli esperti ricordano come tra le zone più vulnerabili alla siccità cronica ci sia il Mediterraneo. In questi casi aumenta il rischio non solo di temperature elevate, ma anche di incendi e, nel periodo subito successivo, di piogge torrenziali e alluvioni.

In generale El Niño si presenta come un fenomeno che divide il territorio tra Sud e Isole molto calde e Nord con episodi temporaleschi intensi e grandinate.

Il 2027 sarà un anno decisivo

Se El Niño dovesse svilupparsi nella seconda metà del 2026, i picchi veri delle temperature globali saranno registrati mesi dopo. Il 2027 potrebbe quindi diventare il nuovo anno da record per il caldo globale.

Secondo il meteorologo Ben Noll, c’è il 22% di possibilità che si sviluppi un “super El Niño”, con aumenti di temperatura ancora maggiori in una stretta finestra temporale. In questo caso l’inizio del 2027 potrebbe presentarsi con tutta una serie di eventi estremi dovuti al picco raggiunto tra agosto e settembre 2026. Secondo gli esperti, l’attuale superamento della soglia di 1,5 °C ha portato a un aumento delle possibilità del ritorno di El Niño, che a sua volta ci potrebbe portare in maniera permanente sopra la soglia degli 1,5 °C.

Di fronte a un processo irreversibile, che si presenta nello scenario peggiore ma molto probabile, gli scienziati provano a puntare tutto sull’adattamento. Se non si può più impedire l’aumento della temperatura oltre la soglia dell’accordo di Parigi, i governi devono iniziare a progettare l’adattamento per una temperatura sempre maggiore. In Europa in particolare, continente che si scalda più degli altri, l’allarme suona forte, ma al momento non si è ancora pronti a convivere con temperature medie oltre i 2,5 °C.

Quanto ci costa il cambiamento climatico

Spesso i discorsi sul cambiamento climatico rischiano di essere astratti, perché si procede per stime annuali o nel lungo periodo entro il 2030 e il 2100. Ma l’impatto dell’aumento della temperatura è visibile non soltanto dagli eventi estremi che causano danni gravi al territorio, come successo con il passaggio del ciclone Harry in Sicilia, Sardegna e Calabria, ma ha un impatto anche sui nostri portafogli.

Quando la siccità avanza, i beni di consumo alimentare stagionali tendono a crescere di prezzo. Frutta e verdura aumentano di costo tanto con la siccità quanto con le conseguenze di un’alluvione che danneggia i raccolti e i terreni nel lungo periodo.

Ma non c’è solo questo. Basta pensare all’aumento della spesa in bolletta nel caso di accensione per più ore consecutive di sistemi di raffreddamento. Da una parte il condizionatore, dall’altra il ventilatore accesi per ore per tentare di mitigare le temperature sempre più alte. E poi c’è il maggior consumo idrico, con l’acqua che costa circa il 2% in più rispetto al 2025.

Il caldo costa alle famiglie italiane fino a 550 euro in più al mese, tra condizionatori, consumi idrici, integratori, cibi freschi, acqua, gelati, frutta e creme per la protezione solare.