Blocco del gas dal Qatar, l’Italia può ridurre la dipendenza in un anno

Crisi energetica e tensioni in Medio Oriente: l’Italia può ridurre il gas dal Qatar in un anno, con effetti su prezzi e sicurezza

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Mirko Ledda

Editor e fact checker

Scrive sul web dal 2005, come ghost writer e debunker di fake news. Si occupa di pop economy, tecnologia e mondo digitale, alimentazione e salute.

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Dopo gli attacchi missilistici da parte dell’Iran, la QatarEnergy ha dichiarato lo stato di forza maggiore per i contratti di Gnl, compreso quello con l’Italia. Potrà dunque sospendere o rinviare le forniture senza incorrere in penali. Si riaccende così una minaccia alla sovranità energetica del nostro Paese. Il think tank Ecco, che si occupa di transizione e cambiamento climatico, ha trovato la chiave per sopperire alla dipendenza dal gas del Qatar nel giro di un anno.

Il report Sicurezza energetica: il percorso di riduzione della dipendenza italiana dal Gnl qatarino individua nelle rinnovabili e nella riduzione dei consumi le soluzioni per affrancarci dal metano che arriva dal Medio Oriente e passa via nave per lo Stretto di Hormuz.

L’attuale crisi rischia di rivelarsi peggiore di quella innescata dall’occupazione dell’Ucraina da parte della Russia e il successivo conflitto. La soluzione era stata quella di diversificare le importazioni ed estinguere i contratti con Mosca. Oggi la risposta più efficace potrebbe invece essere un cambio di paradigma, in apparenza semplice: usare meno gas.

Quanto pesa davvero il gas del Qatar in Italia

Il Gnl proveniente dal Qatar vale oggi circa 6,4 miliardi di metri cubi all’anno. Tradotto, significa circa il 10% delle importazioni complessive di gas e circa il 30% del gas liquefatto acquistato dall’Italia. Dopo la crisi del 2022, il Gnl ha assunto un ruolo centrale nel sistema energetico italiano. Oggi pesa in maniera maggiore rispetto al passato e questo espone il Belpaese alla volatilità dei prezzi internazionali e agli equilibri geopolitici.

Secondo lo studio, oltre l’85% delle importazioni dal Qatar potrebbe essere sostituito in soli 12 mesi attraverso un mix di rinnovabili, efficienza energetica ed elettrificazione dei consumi. Il restante 15% non richiederebbe comunque nuovi investimenti: basterebbe sfruttare meglio le infrastrutture già esistenti e la capacità disponibile di importazione da Paesi più sicuri. La sicurezza energetica, dunque, non dipende solo da nuovi accordi internazionali, ma da scelte interne e dal modello nazionale di consumo.

La soluzione non è trovare altri fornitori

Negli ultimi anni l’Italia ha puntato molto sulla diversificazione per staccarsi dal gas russo ed evitare la dipendenza da un solo fornitore, aumentando le importazioni da Paesi come Stati Uniti, Algeria, Libia e, appunto, Qatar. Ma non tutti questi Paesi sono partner affidabili o hanno infrastrutture efficienti.

L’Algeria, ad esempio, fatica ad aumentare la produzione per vincoli strutturali e domanda interna in crescita. La Libia, invece, è condizionata dall’instabilità politica e dal calo delle esportazioni. Questo significa che non esiste un sostituto semplice e immediato, sul lato delle offerte, del gas qatarino, che però, arrivando via mare da Est, è il più esposto a eventi come la chiusura dello Stretto di Hormuz e le tensioni in Medio Oriente.

Come possiamo sostituire il gas qatarino

Il report di Ecco, analizzando i dati del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, entra nel dettaglio delle azioni necessarie per affrancarsi dal gas qatarino e tracciare la rotta per l’indipendenza energetica da nazioni instabili o a rischio.

Ipotizzando di dover sostituire circa 6,4 miliardi di metri cubi (pari al volume di gas importato da Doha), potremmo arrivare a:

  • 2,5 miliardi dalle rinnovabili;
  • 1 miliardo da interventi sui gasdotti esistenti;
  • 0,8 miliardi da interventi di efficienza energetica;
  • 0,8 miliardi da misure di risparmio nei consumi elettrici;
  • 0,65 miliardi dall’elettrificazione dei consumi termici;
  • 0,6 miliardi dal biometano, che possono arrivare a quasi 1 miliardo con le risorse del Pnrr;
  • 0,1 miliardi dagli interventi di efficienza energetica del RePowerUe.
Come possiamo sostituire il gas proveniente dal Qatar?
Report ECCO
Infografica sulla sostituzione del gas qatarino.

La leva principale rimane dunquo lo sviluppo delle rinnovabili. Con un ritmo di installazione di circa 10 GW all’anno, in linea con gli obiettivi nazionali, si potrebbe ottenere una riduzione dei consumi di gas di circa 2,5 miliardi di metri cubi, cioè circa il 40% delle importazioni dal Qatar.

A questo andrebbero affiancati gli interventi di efficienza energetica, soprattutto negli edifici e nell’industria, che secondo le stime potrebbero ridurre i consumi di circa 0,8 miliardi di metri cubi, pari a circa il 12,5% delle importazioni da Doha. Un contributo rilevante arriverebbe anche dall’elettrificazione dei consumi termici, con la diffusione di pompe di calore e la sostituzione delle caldaie a gas, con un risparmio di circa 0,65 miliardi di metri cubi tra residenziale e industria.

Le soluzioni per abbattere consumi e costi in bolletta

Accanto agli interventi strutturali, il documento di Ecco sottolinea la necessità di misure immediate per ridurre la domanda di gas già nel breve periodo. Il primo passo indicato è l’adozione di un piano di risparmio sistematico, accompagnato da una campagna di sensibilizzazione sui consumi.

Tra le azioni suggerite rientrano la riduzione delle ore di accensione del riscaldamento e l’anticipazione dello spegnimento stagionale, limitando il servizio alle zone climatiche più fredde e tagliando i consumi superflui nella fase finale dell’inverno.

L’obiettivo è preservare le riserve di gas ed evitare un ricorso eccessivo agli stoccaggi. Livelli troppo bassi comporteranno, nei prossimi mesi, la necessità di riempire gli impianti per raggiungere la soglia di sicurezza (tra l’80% e il 90% della capienza) in vista dell’inverno. Ma, visto il veloce aumento dei prezzi, potrebbe accadere quanto già avvenuto nel 2022 con la guerra in Ucraina.

In quell’occasione il riempimento degli stoccaggi è costato oltre 4 miliardi di euro, dato che il prezzo del gas aveva raggiunto picchi di circa 340 euro per megawattora (oggi oscilla intorno a 50/55 euro). Quei costi sono stati poi distribuiti sulle bollette nei periodi successivi, con rincari che si sono abbattuti direttamente e indirettamente su cittadini e aziende, con una spirale inflazionistica da cui ancora non siamo usciti.