Se si pensa ai Paesi che utilizzano più rinnovabili, viene subito in mente la Cina. Il gigante domina sulle rinnovabili e lo fa anche perché Pechino investe moltissimo nell’energia pulita. Nel 15º piano quinquennale cinese, avviato lo scorso marzo 2026, le energie rinnovabili sono al centro della strategia economica. A differenza di altri Paesi, la Cina può contare su un modello economico di investimenti pubblici massicci per integrare le energie rinnovabili nella produzione industriale.
Il modello cinese viene osservato anche dagli altri Paesi, ma oltre a guardare i risultati dovremmo imparare anche dagli errori che la Repubblica Popolare Cinese affronta nella rotta verso la transizione ecologica, così da non ripeterli. Infatti il Paese continua a costruire nuove centrali a carbone, perché parte della sua energia proviene ancora da questo.
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Le rinnovabili in Cina: numeri record
I numeri della crescita delle rinnovabili posizionano Pechino alla guida di settori chiave come il solare e l’eolico (esportando parti di queste tecnologie anche in Europa). Come ha sottolineato la National Energy Administration, solo nel 2025 la nuova potenza eolica e fotovoltaica cinese ha superato i 430 GW, su un totale di oltre 1,8 TW capace di coprire il 60% della capacità elettrica del Paese.
Sono numeri record che portano la Cina a essere il più grande sistema solare al mondo.
Bene anche lo stoccaggio, sul quale il Paese ha accelerato, raggiungendo una capacità di oltre 160 GWh di nuovi impianti solo nel 2025, per un totale di 351 GWh.
Tanta energia ha bisogno anche di mega-reti che permettano di trasferirla verso i centri industriali e urbani. Per questo Pechino sta costruendo enormi infrastrutture di rete capaci di integrare solare ed eolico ai sistemi di accumulo.
Lo spreco del solare
L’impegno sulle reti è fondamentale perché la nuova energia solare prodotta rischia di sovraccaricarle. Molta energia solare, considerando anche la capacità nucleare e delle centrali a carbone in Cina, viene sprecata o tagliata per fare spazio alle fonti non rinnovabili, che sono difficili da spegnere.
Una cattiva gestione delle fluttuazioni di tensione può portare a blackout localizzati, che rischiano però di estendersi al sistema elettrico nazionale. Di pari passo con la rete, la Cina sviluppa anche le capacità di accumulo elettrico. Infatti, trovare una soluzione all’immagazzinamento dell’energia solare potrebbe ridurre o eliminare i problemi che affliggono il mercato delle rinnovabili. Al momento però l‘industria dell’auto sta assorbendo molta della produzione di batterie, riducendo così quelle che arrivano ai sistemi di accumulo della rete.
Il lato oscuro della transizione
Allo stesso tempo, la Cina oggi è il Paese che genera più emissioni di CO2 al mondo in termini assoluti. Una realtà confermata dallo stesso Xi Jinping, che davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre 2025 ha annunciato che la Cina ridurrà le emissioni di gas serra del 7-10% entro il prossimo decennio.
Ed è successo nel 2025: le emissioni di CO2 cinesi sono diminuite e nei primi mesi del 2026 il carbone ha coperto meno della metà della generazione elettrica.
Energia prodotta:
- per il 49,7% con il carbone;
- per il 26% con l’eolico e il solare;
- per il 16% con l’idroelettrico;
- per il 5% con il nucleare;
- il restante da gas e biomasse.
Eccolo ancora lì il carbone: quasi metà della produzione energetica deriva da quantità enormi di carbone, circa 3 miliardi di tonnellate all’anno. Il gigante continua a costruire nuove centrali per bruciare carbone.
Perché si continuano a costruire centrali a carbone?
Il paradosso cinese può essere spiegato da tre ragioni. QualEnergia.it le elenca, ricordando come, dopo i gravi blackout del 2021-2022, la Cina abbia spinto verso l’unica fonte stabile per la propria sicurezza energetica, ovvero il carbone.
C’è il problema dei colossi del carbone, che influenzano la politica per ritardare il più possibile l’abbandono della fonte fossile, e infine la Cina è in prima linea anche nella cattura della CO2 dai fumi industriali (Ccs). Questa anidride carbonica catturata viene a sua volta utilizzata nell’industria.
Il modello italiano
Se il mondo guarda alla Cina come modello di transizione per le energie rinnovabili, la Cina potrebbe guardare al modello delle aste del capacity market gestite da Terna. In questo sistema, la capacità nominale degli accumuli non viene conteggiata al 100%: viene applicato un fattore di riduzione che penalizza i sistemi a ciclo breve.
Come spiega QualEnergia.it, il meccanismo spinge l’investitore verso tecnologie di accumulo di maggior durata perché, quanto più una batteria è progettata per erogare energia su orizzonti temporali estesi, tanto maggiore è la quota di capacità che gli viene riconosciuta e remunerata in asta.
La conclusione a cui arrivano gli esperti è che la Cina può essere un modello per l’espansione quantitativa delle energie rinnovabili, ma bisogna guardare altrove per capire come regolare il mercato in maniera più efficiente; e questo è invece uno dei punti forti dei sistemi elettrici europei.