Perché i calciatori scelgono di giocare in Turchia: il carico fiscale sugli stipendi

La Turchia attira sempre più calciatori anche non a fine carriera. Perché Salah, Leao e Vlahovic hanno scelto la Super Lig

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Il campionato di calcio della Turchia è diventato una delle mete preferite dai calciatori. Negli ultimi anni, e in particolare nelle ultime sessioni di mercato, diversi giocatori di alto profilo hanno scelto club come Galatasaray, Fenerbahce, Besiktas e Trabzonspor. In passato il campionato turco era considerato soprattutto una meta per campioni nella fase finale della carriera. Oggi, invece, la situazione è cambiata. Accanto a calciatori esperti, stanno arrivando anche giocatori ancora centrali nel mercato internazionale. Ad aprire per certi versi la strada è stato Victor Osimhen, acquistato dal Galatasaray dal Napoli per 75 milioni di euro, nuovo record per il calcio turco, nell’estate 2025. Il suo contratto prevede uno stipendio da 15 milioni netti all’anno più bonus. Solo in questa sessione di calciomercato sono approdati in Turchia, tra gli altri, anche Romelu Lukaku, Dusan Vlahovic, Mason Greenwood, Mohamed Salah, Rafael Leao e Fabio Miretti. Ma perché la percezione del campionato turco è così cambiata?

Calciatori in Turchia, il peso degli stipendi

Uno dei motivi principali dell’attrattività della Turchia riguarda gli ingaggi. Nel calcio internazionale gli stipendi vengono spesso trattati al netto: il calciatore sa quanto incasserà, mentre il club si fa carico del costo fiscale. In Turchia il carico fiscale sugli stipendi dei calciatori è indicato intorno al 20%, o comunque in una fascia più bassa rispetto a molti grandi campionati europei. Questo consente ai club turchi di offrire stipendi netti elevati con un costo lordo meno pesante rispetto ad altri Paesi. Per un giocatore, quindi, la proposta turca può essere molto competitiva. Per un club italiano, dopo la fine delle agevolazioni del Decreto Crescita per lo sport, garantire lo stesso netto può risultare più costoso.

Negli ultimi anni anche l’Arabia Saudita si è distinta per contratti milionari e cifre irrazionali ma la Turchia può contare sulla possibilità di poter giocare le competizioni Uefa, Champions League, Europa League e Conference League. Questo aspetto pesa nelle decisioni di molti calciatori. La Turchia può rappresentare una via intermedia: stipendi importanti, grande visibilità, tifoserie molto calde e possibilità di restare nel circuito europeo. Per giocatori come Osimhen, la prospettiva è quella di un contratto ricco senza uscire del tutto dal calcio competitivo del Vecchio continente.

L’accordo di ristrutturazione con le banche

La forza economica dei grandi club turchi deriva anche dal patrimonio immobiliare a disposizione tra terreni, centri sportivi e strutture, ma a pesare tanto sulla capacità di alcune squadre è un accordo avvenute nel 2021. All’epoca i quattro principali club turchi hanno firmato un accordo di ristrutturazione da 800 milioni di euro con un consorzio di banche, soprattutto pubbliche. Negli anni successivi sono state utilizzate anche nuove operazioni di capitale per alleggerire l’esposizione verso il sistema bancario.

Nonostante ciò Galatasaray, Fenerbahce, Besiktas e Trabzonspor hanno miliardi di euro di debiti, una condizione che però non ha limitato le capacità di spesa in sede di calciomercato. Un fattore che però potrebbe far riflettere sulla reale capacità del campionato turco sul medio lungo termine.

Ricavi commerciali grazie al merchandising

Anche per questo la strategia è quella di attirare sponsor e ricavi commerciali con l’ingaggio di grandi calciatori. Un esempio è quello di Mohamed Salah al Trabzonspor, un investimento per l’ex Liverpool che secondo la società turca è stato già ripianato grazie alla vendita delle magliette con il suo nome.

Del resto un calciatore di alto profilo porta attenzione mediatica, aumenta la vendita di maglie, spinge la biglietteria e rende più appetibili le partnership, un elemento che di riflesso permette allo stesso calciatore di guadagnare ulteriormente e che fa la differenza rispetto ad altri campionati. Questo meccanismo può aiutare a sostenere nuovi investimenti sul mercato. È una strategia che punta a creare un ciclo: il grande nome aumenta l’interesse, l’interesse produce ricavi aggiuntivi, i ricavi aiutano a finanziare altri acquisti