Ibridazione idro-solare, l’Italia può sbloccare 25 GW di energia senza nuove reti

Usare le ore di inattività delle centrali idroelettriche per produrre energia ne raddoppierebbe la resa, ma per sbloccare i progetti servono riforme

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Le energie rinnovabili sono integrabili tra di loro. Si parla di ibridazione e un esempio è la centrale a bacino di Dossi, la BESS 4 Hydro inaugurata da Enel Green Power. Si tratta della prima integrazione fra idroelettrico e storage elettrochimico, un unicum a livello europeo. Guardando a questo progetto, si può provare a ragionare su altre possibili ibridazioni. Lo scorso luglio il think tank europeo Ember ha pubblicato un rapporto nel quale si sottolinea come i giganti idroelettrici europei possano aggiungere fino a 25 GW di energia rinnovabile senza nuove reti.

Grazie all’ibridazione, si legge nel report, Austria, Bulgaria, Francia, Italia, Portogallo, Romania e Spagna potrebbero già integrare il 18% delle nuove energie rinnovabili previste entro il 2030 senza utilizzare ulteriore capacità di rete. L’ibridazione può quindi quasi raddoppiare l’utilizzo delle connessioni di rete esistenti, riducendo la necessità di costose espansioni della rete. Al momento, però, solo Spagna e Portogallo dispongono di normative specifiche per i progetti ibridi.

Ibridazione idroelettrica: un’opzione quasi dimenticata

Quello che racconta il report del think tank Ember è un’ipotesi che pochi Paesi prendono in considerazione. Il report stila una lista di impianti idroelettrici già operativi con una capacità superiore a 30 MW. Questi hanno la possibilità, con l’aggiunta di altre fonti rinnovabili, di aumentare attraverso l’ibridazione la loro capacità di produzione.

Secondo il report ci sono almeno sette Paesi dell’Unione Europea che hanno un potenziale di ibridazione idroelettrica quasi inutilizzato e sono:

  • Austria;
  • Bulgaria;
  • Francia;
  • Italia;
  • Portogallo;
  • Romania;
  • Spagna.

Le centrali potrebbero produrre sempre

Il punto di partenza è che queste centrali generano soprattutto al mattino e alla sera, lasciando diverse ore libere durante le quali la connessione alla rete potrebbe essere utilizzata da un generatore secondario.

Nello specifico:

  • i pompaggi idroelettrici utilizzano la rete solo per il 16,4% del tempo;
  • le centrali ad acqua fluente per il 28,5% del tempo;
  • le centrali a bacino per il 20,5% del tempo.

Tenendo conto di questi calcoli, compresi anche un taglio della produzione del 5% della generazione idroelettrica originale e l’assenza di prossimità ad aree protette:

Vi è un potenziale di ibridazione per l’idroelettrico europeo di ben 25 GW di capacità rinnovabile aggiuntiva.

L’ibridazione in Italia

Le centrali idroelettriche italiane sono nel 41% dei casi idonee a un approccio ibrido. Secondo il report, l’Italia potrebbe integrare fino a 7 GW di nuova capacità eolica e fotovoltaica, cioè il valore più alto tra i sette Paesi analizzati.

Un’integrazione, anzi ibridazione, che permetterebbe all’Italia di aumentare del 13% la produzione da energia rinnovabile, da aggiungere a quella attualmente prodotta per raggiungere il target nazionale previsto per il 2030.

Gli ostacoli all’ibridazione

Anche se l’analisi del think tank europeo Ember prende in considerazione fattori di ostacolo come le aree protette, a monte c’è un problema più grande. Manca infatti un quadro normativo per i progetti ibridi.

Una soluzione potrebbe essere quella di prendere a riferimento le riforme normative attuate in Spagna e Portogallo, dove esistono progetti di ibridazione.

Secondo gli autori, inoltre, è essenziale ridurre o eliminare le pratiche di screening ambientale se l’aggiunta di questi moduli solari o turbine eoliche dovesse avvenire entro il perimetro esistente dell’impianto idroelettrico. Si potrebbero quindi inserire questi progetti direttamente nelle zone di accelerazione terrestri delle rinnovabili, ovvero le aree particolarmente adatte alla rapida messa in funzione degli impianti.