I Paesi nella White List 2026 dell’Agenzia delle Entrate e i vantaggi fiscali

Investire all'estero senza correre rischi e temere dei controlli da parte del Fisco: è possibile se si scelgono i Paesi nella White List 2026

Foto di Pierpaolo Molinengo

Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Pierpaolo Molinengo, giornalista con una solida carriera avviata nel 2002, ha iniziato il proprio percorso professionale specializzandosi in mercato immobiliare e mutui. Nel corso di molti anni di attività, ha ampliato il suo raggio d'azione approfondendo i temi del fisco, del diritto e della macroeconomia. Oggi analizza scenari complessi e dinamiche geopolitiche per le principali testate nazionali e portali finanziari.

Pubblicato:

Chiedi all'AI

Trasparenza fiscale e vantaggi competitivi: è questo il perimetro della White List, la lista dei Paesi che collaborano attivamente con il Fisco italiano. Scegliere di operare in questi mercati permette a imprese e risparmiatori di accedere a una corsia preferenziale, fatta di tassazione agevolata e adempimenti snelli. Al contrario dei Paesi non cooperativi (Black List), muoversi all’interno di questa zona sicura mette al riparo dai riflettori dell’Agenzia delle Entrate, evitando le pesanti sanzioni legate alla presunzione di evasione.

I vantaggi di operare in Paesi nella White List

A differenza delle operazioni con i paradisi fiscali, le transazioni effettuate verso i Paesi in White List godono di una deducibilità totale e immediata. Le imprese italiane non hanno l’onere di dimostrare l’effettivo interesse economico dell’operazione: la trasparenza del Paese partner basta a garantire la legittimità dei costi a bilancio, eliminando il rischio di contestazioni su fini elusivi.

Da un punto di vista pratico questo significa che possedere una società in un paese White List non comporta l’obbligo di pagare le tasse in Italia sugli utili della società estera nel momento in cui questa sia soggetta ad una tassazione congrua (deve essere pari ad almeno il 50% di quella italiana).

Sanzioni ridotte sul monitoraggio fiscale

Detenere conti correnti o immobili in questi Paesi e dimenticarsi di inserirli nel Quadro Rw della dichiarazione dei redditi porta a sanzioni più basse: si deve pagare tra il 3% ed il 15% di quanto non dichiarato.

Ma non solo: l’Agenzia delle Entrate non presume automaticamente che quel denaro sia frutto di evasione fiscale. Se, invece, gli investimenti fossero stati effettuati in un Paesi in Black List, le sanzioni raddoppierebbero (dal 6% al 30%) e il contribuente dovrebbe dimostrare la provenienza lecita delle somme.

Investimenti in Titoli Esteri

La White List garantisce agli investitori residenti in Italia un’importante ottimizzazione del portafoglio. I proventi dei Titoli del debito pubblico emessi da Stati collaborativi godono della tassazione dimezzata.

Rispetto al prelievo standard del 26%, l’aliquota al 12,5% permette di equiparare il trattamento fiscale delle obbligazioni estere a quelle nazionali, aumentando il rendimento netto dell’investimento.

Ivafe e Ivie

Per i residenti in Italia, possedere asset fuori dai confini nazionali comporta il versamento delle cosiddette tasse gemelle: l’Ivie (Imposta sul Valore degli Immobili all’Estero) e l’Ivafe (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie all’Estero). Queste imposte nascono per equiparare il prelievo sui beni esteri a quello domestico (Imu e Bollo), ma è proprio qui che l’appartenenza di un Paese alla White List fa la differenza.

Per quanto riguarda l’Ivie (aliquota ordinaria all’1,06%), operare con Stati dell’area Ue o dello Spazio Economico Europeo (See) permette di calcolare il dovuto su valori catastali locali spesso molto contenuti, anziché sul valore di mercato. Sul fronte finanziario, l’Ivafe colpisce conti, azioni e, adesso, anche le cripto-attività con un’aliquota dello 0,2% (o un fisso di 34,20 euro per i conti correnti sopra i 5.000 euro).

Il vero vantaggio della White List risiede, però, nel meccanismo del credito d’imposta: il contribuente può infatti sottrarre dall’imposta italiana quanto già versato a titolo patrimoniale nello Stato estero. In sintesi, la trasparenza garantita dalla White List trasforma un potenziale rischio di doppia tassazione in un calcolo semplificato ed equo.

Quali Paesi sono nella White List 2026

La White List italiana, aggiornata al 2026, comprende oltre 140 giurisdizioni che assicurano un adeguato scambio di informazioni fiscali con l’Agenzia delle Entrate. L’elenco si basa sul Decreto Ministeriale del 4 settembre 1996 e successive integrazioni, includendo ormai la quasi totalità delle economie mondiali e numerosi ex paradisi fiscali che hanno adottato standard di trasparenza.

Europa (Ue ed extra-Ue)

Tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea (come Francia, Germania, Spagna, ecc.). Rientrano inoltre:

  • Regno Unito;
  • Svizzera;
  • Norvegia;
  • Islanda;
  • Liechtenstein;
  • Principato di Monaco;
  • San Marino;
  • Città del Vaticano.

Americhe

Vi rientrano:

  • Stati Uniti;
  • Canada;
  • Messico;
  • Brasile;
  • Argentina;
  • Cile;
  • Colombia.

Asia e Oceania

Sono compresi:

  • Cina;
  • Giappone;
  • Corea del Sud;
  • India;
  • Australia;
  • Nuova Zelanda;
  • Singapore;
  • Hong Kong;
  • Israele;
  • Arabia Saudita;
  • Emirati Arabi Uniti;
  • Qatar.

Africa

In questo caso sono compresi:

  • Sud Africa;
  • Egitto;
  • Marocco;
  • Tunisia;
  • Nigeria;
  • Mauritius;
  • Senegal.

Dalle offshore alla cooperazione: le nuove frontiere

Un segnale forte dell’aggiornamento 2026 è il definitivo sdoganamento di numerose giurisdizioni storicamente etichettate come offshore. Grazie alla sottoscrizione di rigorosi accordi di cooperazione (Tiea) e all’adesione alle Convenzioni Ocse, molti ex paradisi fiscali sono oggi partner trasparenti dell’Italia.

In questa nuova veste collaborativa troviamo innanzitutto le Dipendenze della Corona e i Territori britannici d’oltremare, come Jersey, Guernsey, l’Isola di Man, Gibilterra, Bermuda e le Isole Cayman, oltre alle Isole Vergini Britanniche.

Il perimetro della White List si è esteso anche ad altre giurisdizioni chiave per il business internazionale, tra cui le Seychelles, il Belize, Aruba e Curaçao.

L’inclusione di questi territori non è un semplice atto formale: per le imprese e gli investitori italiani significa poter operare in hub finanziari globali con la certezza di un rischio fiscale azzerato e la garanzia che ogni transazione avvenga sotto l’egida della massima trasparenza internazionale.

Tassazione minima globale (Pillar Two)

Il biennio 2024-2026 segna una svolta epocale nel monitoraggio dell’Unione Europea, che ora punta i riflettori sull’adozione degli standard globali contro l’erosione della base imponibile. Non basta più scambiare informazioni: il fisco internazionale esige coerenza sulla tassazione minima.

Al centro della lente d’ingrandimento finisce l’Aliquota Minima Globale (Pillar Two). Le giurisdizioni che mantengono sistemi fiscali a imposizione nulla o inconsistente, senza prevedere adeguate misure di compensazione, sono ora sottoposte a un monitoraggio molto più rigoroso. Questo nuovo criterio di esclusione dalla White List mira a colpire il profit shifting, ovvero lo spostamento fittizio dei profitti verso paradisi societari, garantendo che ogni profitto venga tassato dove viene effettivamente generato il valore.

Di seguito i vantaggi per i contribuenti italiani.

Ambito di Interesse Agevolazione White List Rischio Black List
Titoli di Stato esteri Tassazione agevolata al 12,5% (come i Bto) Tassazione ordinaria al 26%
Deducibilità costi Piena e automatica per le fatture passive Spesso negata o soggetta a prove estenuanti
Monitoraggio (RW) Sanzioni ordinarie (3-15%) e termini brevi Sanzioni raddoppiate (6-30%) e controlli fino a 12 anni
Patrimoniali (Ivie/Ivafe) Possibilità di detrarre le tasse pagate all’estero Doppia tassazione quasi inevitabile
Presunzione di evasione Assente: il fisco presume la buona fede Legale: spetta al contribuente dimostrare che i soldi sono leciti
Società estere (Cfc) Tassazione italiana solo in casi specifici Tassazione immediata in Italia degli utili esteri