Il governo sta valutando un possibile taglio dell’Irpef da inserire nella prossima legge di bilancio 2027. In particolare, al vaglio c’è la possibile riduzione dell’aliquota applicata a chi rientra nel primo scaglione di reddito, e una tassazione ridotta per i redditi compresi tra 50.000 e 60.000 euro.
L’eventuale entrata in vigore dipenderà dalle decisioni prese dal Parlamento e, soprattutto, dalle risorse che sarà possibile destinare alla riduzione della pressione fiscale. In caso di approvazione, però, non tutti i contribuenti ci guadagneranno allo stesso modo.
Indice
Irpef 2027, le modifiche proposte
Attualmente:
- i redditi che rientrano nel primo scaglione Irpef, ovvero fino a 28.000 euro, sono tassato al 23%;
- il secondo scaglione Irpef, che comprende la fascia di redditi compresa tra 28.001 e 50.000 euro, è invece soggetto all’aliquota del 33%;
- sulle quote di reddito superiori a 50.000 euro, ovvero quelli che rientrano nel terzo scaglione, applica invece l’aliquota del 43%.
Le ipotesi allo studio in vista della manovra 2027, invece, prevedono di:
- portare dal 23% al 22% l’aliquota sui redditi fino a 28.000 euro;
- estendere il secondo scaglione, oggi fermo a 50.000 euro, fino a 60.000 euro. In questo modo, la parte di reddito compresa tra 50.000 e 60.000 euro non sarebbe più colpita dal 43%, ma dal 33%.
Quanto si risparmia
Se l’aliquota del primo scaglione dovesse effettivamente passare dal 23% al 22%, il risparmio massimo teorico sarebbe di 220 euro l’anno per chi raggiunge almeno 28.000 euro di imponibile. Infatti, un 1 punto percentuale applicato a 22.000 euro di imponibile produce un beneficio di 220 euro.
Per chi ha un reddito imponibile più basso, il vantaggio sarebbe proporzionalmente inferiore. Per esempio:
- ipotizzando un imponibile di 20.000 euro, la riduzione di un punto percentuale produrrebbe un risparmio di 200 euro annui;
- con 15.000 euro, invece, il beneficio teorico sarebbe di 150 euro.
Chi guadagna di più
Oggi, superata la soglia dei 50.000 euro, la parte eccedente viene tassata al 43%. Mantenendo invece l’aliquota al 33% fino a 60.000 euro, per i contribuenti che rientrano in questa fascia reddituale, gli ultimi 10.000 euro di imponibile (quelli eccedenti i 50.000 euro ma entro i 60.000 euro) passerebbero da una tassazione del 43% a una del 33%.
La differenza pari a 10 punti percentuali, su 10.000 euro, comporta un risparmio massimo di 1.000 euro l’anno. Tuttavia, il vantaggio crescerebbe progressivamente con l’aumentare del reddito. Per esempio:
- per la parte compresa tra 50.000 e 52.000 euro, che oggi ricade nell’aliquota del 43% e con la nuova impostazione sarebbe invece tassata al 33%, il guadagno sarebbe pari al 10% di 2.000 euro, cioè 200 euro all’anno. Su base mensile, dividendo semplicemente il beneficio per 12 mensilità, si arriva a circa 16,70 euro al mese;
- per un imponibile di 55.000 euro, la quota interessata dalla modifica sarebbe pari a 5.000 euro, e la differenza tra l’aliquota attuale del 43% e quella ipotizzata del 33%, di 10 punti percentuali, comporterebbe un guadagno di 500 euro all’anno, pari a circa 41,70 euro al mese;
- per imponibile di 58.000 euro, la quota che oggi sarebbe sottoposta al 43% e che passerebbe al 33% sarebbe pari a 8.000 euro. Il guadagno quindi diventerebbe di 800 euro all’anno, cioè circa 66,70 euro al mese.
Il beneficio massimo si raggiungerebbe con un imponibile di 60.000 euro. I 10.000 euro compresi tra 50.000 e 60.000 euro verrebbero tassati al 33% anziché al 43%. La differenza è quindi di 1.000 euro. Il risparmio sarebbe pari a 1.000 euro l’anno, che corrispondono a circa 83,33 euro al mese.
Inoltre, l’eventuale estensione del secondo scaglione Irpef non continuerebbe a produrre vantaggi oltre questa soglia. Chi dichiara 70.000, 80.000 o 100.000 euro beneficerebbe infatti dello stesso risparmio massimo di 1.000 euro relativo alla fascia tra 50.000 e 60.000 euro.
Chi guadagna di più con il doppio intervento
Mettendo insieme le due ipotesi (ovvero sia la riduzione della prima aliquota al 22% sia l’estensione reddituale dell’aliquota al 33% ai redditi fino a 60.000 euro):
- un contribuente con un reddito imponibile fino a 28.000 euro potrebbe beneficiare della riduzione dell’aliquota dal 23% al 22%, con un risparmio massimo teorico di 220 euro;
- contribuente con un reddito compreso tra 28.000 e 50.000 euro potrebbe invece beneficiare della riduzione sul primo scaglione, sempre considerando il limite massimo di 220 euro, ma non dell’estensione del secondo scaglione fino a 60.000 euro;
- un contribuente con un reddito superiore ai 50.000 euro otterrebbe il vantaggio maggiore. In questo caso si aggiungerebbe infatti il beneficio derivante dal passaggio dal 43% al 33% sulla parte compresa tra 50.000 e 60.000 euro.
Per esempio:
- un contribuente con 55.000 euro di imponibile avrebbe, in linea teorica, 500 euro di beneficio per l’estensione del secondo scaglione, a cui potrebbe aggiungersi il vantaggio derivante dalla riduzione dal 23% al 22% del primo scaglione. Il beneficio complessivo teorico arriverebbe quindi a circa 720 euro annui, prima di considerare gli effetti delle altre componenti della dichiarazione fiscale:
- a 60.000 euro, il risparmio teorico complessivo potrebbe arrivare a circa 1.220 euro l’anno, sommando i 1.000 euro della seconda misura ai 220 euro della prima.