Il Governo sta elaborando il decreto Pnrr, che agisce principalmente sull’attuazione delle ultime iniziative legate ai finanziamenti europei per la ripresa dalla pandemia da Covid-19. Un’altra novità importante introdotta riguarda invece i pagamenti elettronici, che non dovranno più essere testimoniati da documenti cartacei.
Cade infatti l’obbligo di conservare lo scontrino non fiscale dopo un pagamento con carta di credito, di debito o prepagata. Una norma spesso onerosa per le aziende, perché il limite minimo di conservazione di questi documenti, secondo la legge, è di 10 anni.
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Decreto Pnrr, addio agli scontrini con il Pos
Le imprese e i cittadini non dovranno più conservare le ricevute cartacee del Pos secondo la bozza del nuovo decreto Pnrr. Si tratta di documenti diversi dalle fatture o dagli scontrini fiscali, che vengono emessi dagli apparecchi per i pagamenti elettronici ma che hanno esclusivamente valore di testimonianza fisica dell’avvenuto pagamento elettronico.
Nella relazione illustrativa presentata insieme alla bozza, viene spiegato che l’obiettivo è quello di liberare principalmente le imprese dall’obbligo, spesso troppo oneroso, di conservare questi documenti per 10 anni dall’avvenuto pagamento, come prevede la legge.
La norma era basata su un’epoca in cui i pagamenti elettronici erano molti meno di quelli odierni. Spesso oggi si pagano anche cifre minime attraverso il Pos e pretendere che un piccolo esercente conservi ogni scontrino da pochi euro è diventato anacronistico.
Le novità sul Pnrr
Nel decreto ci sono anche molte novità per quanto riguarda il Pnrr. Buona parte delle norme punta a velocizzare l’attuazione dei progetti che sfruttano i fondi europei. Il 2026 è l’ultimo anno disponibile per completare cantieri, lavori e procedimenti burocratici in modo da non perdere, in parte o completamente, in finanziamenti di Bruxelles.
Vengono quindi stabiliti nuovi criteri di responsabilità per il conseguimento degli obiettivi e viene data maggiore libertà alle pubbliche amministrazioni per attuare gli ultimi investimenti e le riforme previste dal piano. Tra queste ultime viene dato particolare risalto alla semplificazione e alla digitalizzazione delle procedure amministrative.
Le altre norme del decreto
Infine, il decreto prevede una serie di piccole modifiche alle carte di identità elettroniche. In particolare, quelle rilasciate agli ultrasettantenni saranno valide a vita e non dovranno più essere rinnovate. Potranno inoltre essere utilizzate per l’espatrio. Quelle rilasciate prima di questa norma avranno una validità estesa ma non potranno essere utilizzate all’estero o nei rapporti con le amministrazioni locali come documenti di riconoscimento.
Altra questione affrontata dal decreto è uno degli ultimi passi per la liberalizzazione dei treni Intercity, una delle ultime parti del sistema ferroviario ancora assegnata in automatico al vettore pubblico Trenitalia. Il servizio Intercity è particolarmente delicato, perché ha prezzi calmierati e quindi prevede anche una serie di contributi pubblici.
Importante in questo senso anche la creazione di un’entità che dovrà assicurarsi che le gare di assegnazione siano svolte regolarmente e che soprattutto, tutte le società che poi le vinceranno abbiano pari accesso alle linee ferroviarie, che sono di proprietà dello stesso gruppo che possiede Trenitalia.