Secondo i dati diffusi dall’Agenzia delle Entrate a fine marzo, il recupero di risorse sottratte al Fisco e riportate nelle casse dello Stato ha raggiunto quota 36,2 miliardi di euro nel 2025, con un incremento dell’8,4% rispetto all’anno precedente. Si tratta del risultato più elevato mai registrato, che segnala l’efficacia dei controlli. La maggior parte del denaro recuperato, infatti, proviene dal contrasto di fenomeni evasivi complessi.
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I numeri della lotta all’evasione fiscale
Entrando nel dettaglio, la componente più rilevante di questo risultato è rappresentata dai 29 miliardi di euro recuperati grazie alle sole attività di contrasto all’evasione fiscale, in aumento del 10,3% rispetto al 2024. In particolare:
- 15,9 miliardi di euro derivano dai versamenti effettuati direttamente dai contribuenti a seguito della ricezione di atti da parte dell’Agenzia delle Entrate che li invitavano a regolarizzare;
- 6,9 miliardi di euro sono arrivati dopo la notifica di cartelle esattoriali;
- 3,3 miliardi di euro sono la conseguenza delle attività di promozione e compliance, ovvero iniziative volte a favorire l’adempimento spontaneo degli obblighi fiscali;
- 2,9 miliardi di euro sono invece il risultato di una serie di misure straordinarie, come la rottamazione delle cartelle e la definizione delle liti pendenti, e hanno registrato un calo del 17,1% rispetto all’anno precedente.
Gli incassi recuperati grazie alla riscossione
Un ulteriore tassello del sistema è rappresentato dall’attività dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che nel 2025 ha incassato complessivamente 16,8 miliardi di euro, con un incremento del 5%. Di questi:
- 12,3 miliardi derivano da attività ordinarie;
- 4,5 miliardi sono legati a misure straordinarie.
Interessante è anche la distribuzione degli importi riscossi per tipologia di ente creditore. La quota maggiore, pari a 9,6 miliardi di euro, è stata recuperata per conto dell’Agenzia delle Entrate, seguita da 3,8 miliardi destinati all’Inps, 1 miliardo per i Comuni e importi residuali per altri enti, tra cui Regioni e casse previdenziali.
Quasi il 60% delle somme recuperate (9,7 miliardi di euro) proviene da contribuenti con debiti superiori a 100mila euro, poiché l’azione di riscossione si sta orientando sempre più verso posizioni debitorie di maggiore rilevanza economica.
Stretta sulle partite Iva “apri e chiudi”
Tra le azioni più incisive del 2025 spicca anche il contrasto al fenomeno delle partite Iva “apri e chiudi”, spesso utilizzate per finalità fraudolente. In collaborazione con la Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Entrate ha cessato d’ufficio circa 12mila attività fittizie, più del doppio rispetto all’anno precedente (+105%). Si tratta di posizioni che vengono frequentemente impiegate per evasione dell’Iva, indebite compensazioni e altre forme di frode fiscale.
Le attività di analisi del rischio e i controlli preventivi hanno consentito di evitare perdite per il bilancio dello Stato superiori a 5,6 miliardi di euro, bloccando crediti fittizi, rimborsi Iva non spettanti e compensazioni indebite.
Indagini e lavoro irregolare contro gettito spontaneo
Un ulteriore fronte di intervento riguarda il contrasto all’illecito appalto di manodopera. Le indagini condotte con l’autorità giudiziaria e la Guardia di Finanza hanno generato incassi per oltre 400 milioni di euro e portato alla regolarizzazione di circa 11.500 lavoratori.
Accanto al recupero dell’evasione, cresce anche il cosiddetto gettito spontaneo, ovvero le imposte versate regolarmente dai contribuenti, che nel 2025 hanno superato i 595 miliardi di euro, registrando un incremento del 2,8% rispetto al 2024.