Il Cup può essere inserito in fattura. A cosa serve e come funziona il nuovo servizio

Non inserire il Cup (codice unico di progetto) in fattura è un valido motivo per non pagarla. Il nuovo servizio

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Giornalista specializzato in fisco, tasse ed economia. Muove i primi passi nel mondo immobiliare, nel occupandosi di norme e tributi, per poi appassionarsi di fisco, diritto, economia e finanza.

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L’Agenzia delle Entrate va incontro ai contribuenti che devono inserire il Cup (Codice Unico di Progetto) all’interno delle fatture elettroniche, rendendo più facile rimediare a delle dimenticanze o a degli errori materiali. Sul portale Fatture e Corrispettivi viene messo a disposizione un nuovo servizio che serve a modificare o a inserire questo importante dato nei documenti relativi ad acquisti, che sono stati oggetto di incentivi pubblici.

Ad annunciare la novità è stata la stessa AdE, che ha messo a disposizione, in questo modo, un prezioso strumento per facilitare il lavoro contabile delle aziende.

Codice Unico di Progetto (Cup), a cosa serve

A cosa serve il Codice Unico di Progetto e perché è così importante inserirlo all’interno della fattura? Il Cup è sostanzialmente una stringa alfanumerica di 15 caratteri e serve a identificare un particolare progetto d’investimento pubblico. In un certo senso potremmo affermare che si tratta di una sorta di suo codice fiscale: identifica in modo univoco qualsiasi intervento finanziato con delle risorse pubbliche e lo accompagna in tutte le fasi del suo ciclo vitale.

Caratteristiche e funzionamento

Il Codice Unico di Progetto contiene una serie di dati sulla natura, sulla tipologia e sul settore di intervento e localizzazione del progetto. Serve per garantire la tracciabilità e la trasparenza dei finanziamenti pubblici, compresi quelli che sono gestiti attraverso il Pnrr. Ma non solo: serve a monitorarli con precisione.

È obbligatorio utilizzarlo per tutti gli interventi che rientrano nell’ambito del Quadro Strategico Nazionale (Qsn) e nella programmazione dei fondi europei.

Come viene utilizzato praticamente

I contribuenti devono inserire obbligatoriamente il Codice Unico di Progetto all’interno delle fatture elettroniche emesse verso la Pubblica Amministrazione, in modo da assicurarsi che il pagamento venga realmente effettuato.

Viene richiesto e generato attraverso il sistema web dedicato del Dipartimento per la programmazione economica (Dipe).

Modificare o inserire il Cup all’interno delle fatture

In questo contesto diventa importante quanto ha annunciato l’Agenzia delle Entrate, la quale, come è stato previsto dall’articolo 5 del Decreto Legge 13/2023, permette agli utenti di inserire il Cup all’interno dei documenti emessi sul portale Fatture e Corrispettivi.

Nel provvedimento dell’AdE dello scorso 10 dicembre 2025 è stato infatti annunciato che:

Al fine di una corretta compilazione e contabilizzazione, ai fini fiscali, delle fatture elettroniche relative ad operazioni oggetto di incentivi, con il presente provvedimento viene definita una modalità per integrare l’informazione del CUP non riportato sulla fattura originaria o riportato in modo errato.

I cessionari e i committenti, che utilizzano il sito dell’Agenzia delle Entrate per emettere le fatture elettroniche, possono quindi inserire il dato nella documentazione. La stessa possibilità viene concessa anche agli intermediari abilitati alla Consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici.

Chi deve utilizzare il Codice Unico di Progetto

Ma chi sarà interessato direttamente dall’inserimento del Codice Unico di Progetto? Lo devono utilizzare tutti i soggetti coinvolti nel ciclo di vita di un qualsivoglia investimento pubblico. Questo significa che sono tenuti ad utilizzarlo prima di tutto le amministrazioni pubbliche, ma anche gli operatori privati coinvolti nelle operazioni.

Soggetti responsabili della richiesta

Il Cup deve essere generato dai soggetti che sono titolari del progetto. Ci stiamo riferendo, in altre parole, a quanti abbiano il potere decisionale sull’intervento:

  • le amministrazioni centrali: i Ministeri e gli organi dello Stato;
  • gli enti locali: Comuni, Province e Regioni;
  • gli enti pubblici: aziende sanitarie, università e gli enti non territoriali;
  • il responsabile unico del progetto: ossia il professionista incaricato da una qualsivoglia amministrazione a richiedere il codice prima che venga indetta una gara.

Soggetti che devono citare il Cup

Dopo che il Codice Unico di Progetto viene generato deve essere inserito in ogni documento amministrativo e finanziario dai seguenti soggetti:

  • gli operatori economici, che possono essere delle imprese o dei professionisti: il Cup deve obbligatoriamente essere indicato all’interno delle fatture elettroniche che vengono emesse verso la Pubblica amministrazione e nella documentazione relativa all’appalto;
  • banche ed intermediari finanziari: il Cup deve essere riportato anche nei bonifici e in qualsiasi altro strumento di pagamento utilizzato, in modo che possa essere garantita la tracciabilità dei flussi finanziari.

Gli ambiti di applicazione obbligatoria

Il Cup deve essere applicato obbligatoriamente nei seguenti ambiti:

  • Pnrr e Pnc: qualsiasi progetto che viene finanziato attraverso questi fondi deve avere un Cup univoco per il monitoraggio;
  • fondi europei: quando vengono effettuati degli interventi legati a fondi strutturali e d’investimento (Esif);
  • opere pubbliche: l’inserimento del Cup si rende necessario nel momento in cui vengono effettuati degli investimenti pubblici o sono presenti dei finanziamenti per la realizzazione di opere o acquisto di beni e servizi.

Quando le fatture vengono scambiate tra privati il Cup – almeno nella maggior parte dei casi – non è obbligatorio. Sempre che a chiederlo non sia un committente privato che abbia beneficiato di finanziamenti pubblici per un determinato progetto.

Cosa succede se il Cup non viene inserito

Non inserire il Cup laddove sia obbligatorio determina una serie di gravi conseguenze legali, amministrative e finanziarie.

Nullità degli atti

L’omissione del Cup rende nullo qualsiasi atto amministrativo: le fatture, ma anche i contratti relativi ad investimenti pubblici.

Il contratto viene considerato privo di un qualsivoglia effetto fin dall’inizio.

Sanzioni amministrative e pecuniarie

Vengono violati gli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari (vedasi in questo senso la Legge n. 136/2010), dei quali il Cup risulta essere uno degli elementi cardine. L’omissione comporta:

  • delle sanzioni pecuniarie che variano da 500 e 3.000 euro per l’omessa o incompleta indicazione del codice negli strumenti di pagamento;
  • delle sanzioni per trasparenza, le quali oscillano da 500 a 10.000 euro a carico del responsabile per la mancata comunicazione dei dati obbligatori.

Problemi con la Fatturazione Elettronica

Nel caso in cui il Cup non dovesse essere inserito nella fattura elettronica emessa verso la Pubblica Amministrazione:

  • la Pa è tenuta a rifiutare il documento, che non verrà pagato;
  • è quindi necessario correggere l’omissione emettendo una nota di variazione e una nuova fattura corretta.