Conti correnti sotto controllo dall’Agenzia delle Entrate, la stretta anti evasione

L'Agenzia delle Entrate conferma il potenziamento dei controlli sui conti attraverso l'incrocio dei dati e l'uso di algoritmi anti evasione

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

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L’Agenzia delle Entrate ha programmato controlli strutturati anche attraverso l’analisi dei conti correnti dei contribuenti. Questo è quello che si evince dal Piano integrato di attività e organizzazione per il triennio 2026-2028, pubblicato dall’Amministrazione stessa. Grazie all’incrocio in tempo reale dei dati e a un utilizzo sempre più raffinato delle banche dati, verranno individuati i movimenti sospetti e redditi non dichiarati partendo dall’analisi dei flussi bancari.

Come funziona la verifica dei conti correnti

Il principio su cui si fonda l’attività di controllo fiscale parte dall’individuare i movimenti non giustificati, che a loro volta verranno considerati reddito imponibile. Si tratta del cosiddetto principio della presunzione legale, per cui spetta al contribuente dimostrare il contrario.

Pertanto, l’amministrazione finanziaria è autorizzata a considerare reddito imponibile qualsiasi accredito sul conto corrente (entrata), salvo che il contribuente riesca a dimostrare che quella somma è già stata tassata alla fonte o è fiscalmente irrilevante, oppure che deriva da operazioni non imponibili (come un prestito, una donazione, un rimborso spese o una vendita tra privati).

Come chiarito dalla Corte di Cassazione, non basta un generico riferimento per giustificarsi. Per esempio, non basterà dire che si tratta di somme ricevute da familiari o di prestiti tra amici.

Servirà una giustificazione analitica per ogni singola operazione contestata, supportata da documentazione con data certa.

Un bonifico in entrata di 8.000 euro, ad esempio, non potrà essere semplicemente qualificato come prestito in sede di accertamento, se non esiste un contratto o una scrittura privata antecedente, o almeno una tracciabilità coerente che ne dimostri l’origine.

In assenza di prova, la somma verrà considerata ricavo o compenso non dichiarato, con conseguente recupero d’imposta e applicazione di sanzioni proporzionali, oltre agli interessi.

Su che basi vengono fatti gli accertamenti

I controlli non avvengono necessariamente in tempo reale per ogni singola operazione, ma si attivano principalmente attraverso tre canali, ovvero:

  • analisi del rischio e incrocio dati;
  • segnalazioni per operazioni sospette;
  • punteggio Isa basso.

Analisi software

L’analisi del rischio e l’incrocio dei dati sono svolti dall’Anagrafe dei rapporti finanziari, che comunica periodicamente i saldi e le movimentazioni all’Agenzia delle Entrate, utilizzando software sofisticati (come l’algoritmo dell’evasometro) che segnalano anomalie tra lo stile di vita, le spese sostenute e il reddito dichiarato.

Operazioni sospette

Le segnalazioni per operazioni sospette sono svolte da parte degli istituti bancari, che sono obbligati a segnalare all’Uif (Unità di informazione finanziaria) movimenti che, per entità o frequenza, appaiono incoerenti con il profilo del cliente. Ad esempio versamenti frequenti di contanti appena sotto la soglia di monitoraggio.

Punteggio Isa

Un punteggio basso ottenuto da chi adotta gli Isa, gli Indicatori di affidabilità fiscale, magari per incongruenze tra ricavi dichiarati e capacità di spesa possono costituire un campanello d’allarme.

Per esempio, un imprenditore con un Isa modesto, che dichiara redditi contenuti ma presenta flussi bancari significativi o uno stile di vita incoerente rispetto ai redditi dichiarati, rientra tra i profili di rischio che l’Agenzia delle Entrate tende a monitorare con maggiore attenzione.

Indagini bancarie differenti per Iva e imposte sui redditi

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il diverso funzionamento della presunzione fiscale a seconda dell’imposta coinvolta.

Il meccanismo più severo riguarda esclusivamente i titolari di reddito d’impresa. Per questi soggetti, la legge prevede una doppia presunzione. Non solo ogni entrata è considerata un ricavo, ma anche ogni uscita (un prelievo o un pagamento) può trasformarsi in un recupero fiscale.

La logica del legislatore è la seguente: se un imprenditore preleva denaro dal conto aziendale senza documentarne la destinazione, si presume che quella somma sia stata utilizzata per fare acquisti in nero (di materie prime o servizi non fatturati), a meno che non dimostri il contrario in fase di verifica.

Tuttavia, per evitare micro-accertamenti vessatori, esistono delle soglie di tolleranza. Solo se i prelievi sono di importo superiore a 1.000 euro giornalieri o 5.000 euro mensili scatta l’obbligo di giustificazione analitica

Diverso è il discorso per l’Iva. In ambito di imposta sul valore aggiunto, vengono esaminati esclusivamente i versamenti.

Mentre per i liberi professionisti la Corte di Cassazione ha chiarito, con la sentenza 228/2014, che i prelievi non possono essere presunti come corrispettivi di operazioni imponibili.

L’uscita di denaro dal conto non prova, di per sé, l’esistenza di una vendita non dichiarata. Per l’Iva, dunque, l’attenzione dell’amministrazione finanziaria si concentra sugli accrediti non giustificati, che potrebbero rappresentare incassi relativi a operazioni imponibili non fatturate.

Accertamento fiscale: come difendersi dalle indagini bancarie

Quando si riceve una richiesta di chiarimenti o un invito al contraddittorio basato su indagini bancarie, è fondamentale non sottovalutare la fase iniziale del procedimento.

Per evitare contenziosi è necessario analizzare puntualmente ogni movimento contestato e reperire documentazione idonea e con data certa. Dopo di che sarà possibile fornire una risposta analitica, operazione per operazione.

La conservazione ordinata di contratti, scritture private, ricevute e documentazione bancaria rappresenta ancora oggi l’unico strumento efficace per evitare che la presunzione fiscale si traduca in un recupero d’imposta definitivo.