Inps, fino a 10.000 euro di rimborso per spese mediche ai docenti di primaria e infanzia

Esiste un contributo ex Enam per le spese sanitarie dei maestri di ruolo, dei dirigenti scolastici, del personale Dsga sulla base di requisiti Isee: vale anche per i familiari a carico.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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Con il caro vita che comprime il budget di tutte le famiglie, c’è chi può beneficiare di misure dedicate per alleggerire alcune voci di spesa quotidiane. È il caso del personale docente della scuola dell’infanzia e primaria, compresi i dirigenti scolastici e i Dsga, che possono accedere a uno specifico strumento di welfare integrativo erogato dall’Inps.

Si tratta di un’opportunità riservata agli iscritti alla Gestione Assistenza Magistrale (ex Enam), che consente di ottenere rimborsi fino a un massimo di 10.000 euro per le spese sanitarie sostenute per sé o per i propri familiari.

Chi ha diritto al contributo

Il bonus è finanziato attraverso il contributo obbligatorio trattenuto direttamente in busta paga e consente di recuperare una percentuale consistente delle uscite sostenute nei dodici mesi precedenti la presentazione della richiesta.

L’accesso al beneficio è riservato a chi risulta iscritto d’ufficio o a domanda alla Gestione Assistenza Magistrale, il fondo di previdenza e assistenza integrativa amministrato dall’Inps. Nello specifico, la platea comprende:

  • i docenti di ruolo della scuola statale dell’infanzia e primaria;
  • i dirigenti scolastici provenienti dal ruolo dei direttori didattici;
  • i direttori dei servizi generali e amministrativi (Dsga) individuati dalla legge n. 1213/1967.

Quali sono i familiari coperti

La tutela non riguarda soltanto il docente o il Dsga titolare del trattamento, ma si estende a un ampio raggio di familiari assistibili, a condizione che i requisiti previsti risultino posseduti alla data in cui è stata sostenuta la spesa sanitaria. Rientrano tra i beneficiari:

  • il coniuge o l’unito civilmente convivente e a carico;
  • il vedovo o la vedova non risposati;
  • i figli a carico fino a 26 anni (o senza limiti di età se inabili al lavoro);
  • i genitori a carico;
  • gli orfani titolari di pensione di reversibilità.

A quanto ammonta il rimborso

L’entità del contributo non è fissa, ma viene calcolata in base alla fascia Isee e in percentuale rispetto alla spesa sostenuta, a partire da una soglia minima di uscita:

Fascia Isee Percentuale rimborso Spesa minima richiesta
Fino a 8.000 euro 60% 300 euro
Tra 8.000,01 e 24.000 euro 50% 650 euro
Tra 24.000,01 e 32.000 euro 45% 1.000 euro
Oltre 32.000 euro 40% 1.400 euro

In ogni caso, non può essere erogata una somma superiore a 10.000 euro. Per le prestazioni riferite ai familiari a carico, la quota spettante viene parametrata anche alla percentuale di carico economico del familiare nei confronti del richiedente.

Quali spese sanitarie sono rimborsabili

L’elenco delle prestazioni coperte dal fondo di assistenza include:

  • visite mediche generiche e specialistiche, esami di laboratorio e ticket sanitari;
  • farmaci prescritti dal medico, compresi i preparati omeopatici;
  • cure e interventi odontoiatrici e ortodontici;
  • acquisto di protesi ortopediche, acustiche, oculari, occhiali da vista e lenti a contatto;
  • dispositivi specifici come letti ortopedici e parrucche oncologiche;
  • trattamenti riabilitativi, psicoterapia e logopedia;
  • cure termali, interventi chirurgici e trattamenti di fecondazione assistita (fino a tre percorsi).

Rimangono invece escluse le prestazioni a finalità esclusivamente estetica e le attività medico-legali. Nel caso in cui la spesa sia già stata parzialmente rimborsata da un’assicurazione privata o da altri enti pubblici, si può comunque beneficiare del supporto Inps, che applicherà la percentuale di rimborso soltanto sull’importo rimasto effettivamente a carico del contribuente.

Come e quando presentare la domanda

I rimborsi possono essere richiesti esclusivamente per le spese sostenute nei 12 mesi precedenti la data di inoltro dell’istanza online. Inoltre, tra l’invio di una richiesta e quella successiva deve trascorrere un intervallo di almeno 12 mesi.

La procedura si svolge interamente in via telematica dal Portale Prestazioni Welfare dell’Inps tramite Spid, Cie o Cns. Non si tratta di compilare un semplice modulo: occorre allegare la seguente documentazione:

  • le fatture o le ricevute intestate delle prestazioni sanitarie;
  • le prescrizioni mediche rilasciate dal medico curante o dallo specialista in data antecedente al pagamento;
  • la dichiarazione di conformità degli originali;
  • la copia di un documento d’identità in corso di validità.