Dl Aiuti: arriva aumento stipendi con taglio cuneo fiscale

Piccoli aumenti in busta paga. Per i pensionati anticipo del 2% sull'aumento definitivo di gennaio

Un taglio del cuneo fiscale da attuare sulla falsariga di quello già in vigore e l’anticipo della prevista rivalutazione delle pensioni. Il prossimo decreto aiuti, atteso sul tavolo del consiglio dei ministri in settimana, tra mercoledì e giovedì, segna la strada per la manovra 2023. Lo spazio di bilancio a disposizione è quello previsto dalla relazione sull’aggiustamento ovvero 14,3 miliardi di cui circa 12 effettivamente utili per le misure, considerando che poco più di due miliardi andranno a coprire norme già approvate nel dl aiuti di maggio.

Taglio del cuneo fiscale e rivalutazione pensioni

Per il cuneo fiscale la base di partenza per il calcolo delle coperture è 1 miliardo e mezzo necessario nell’ultima legge di bilancio per ridurlo di 0,8 punti a chi ha un assegno inferiore a 35mila euro. Attualmente si parla di un taglio aggiuntivo di almeno un punto, probabilmente a favore della stessa platea per i sei mesi da luglio a dicembre. La rivalutazione delle pensioni del 2% non avrebbe, invece, un limite di reddito.

Più soldi in busta paga

Il (mini) taglio del cuneo fiscale previsto dal dl Aiuti bis porterà a un aumento degli stipendi ma, in attesa di un intervento più corposo, si tratta di piccoli aumenti. Secondo i calcoli del Corriere della Sera per un lavoratore con un reddito di 35 mila euro l’anno lordi, il taglio si tradurrebbe in un aumento mensile dello stipendio di circa 27 euro. Una cifra che scende a 22 euro nel caso di un reddito lordo di 28mila euro e a 12 euro per un lavoratore con un reddito di 15mila euro.

Gli aumenti delle pensioni

A partire da settembre è previsto un anticipo, pari al 2%, della rivalutazione delle pensioni. Scatterà, invece, a gennaio 2023 l’aumento definitivo che, tenendo conto dell’attuale dato dell’inflazione, il Corriere della Sera stima oltre l’8%. Il meccanismo attuale per la rivalutazione prevede tre fasce: il 100% fino a 4 volte la pensione minima, ovvero 523 euro al mese; il 90% tra 4 e 5 volte il minimo e i 75% sopra questa soglia. Dopo l’anticipo di settembre, bisognerà calcolare il conguaglio sulla base dell’indice annuo dell’inflazione accertato dall’Istat.