Che cos’è il Quantitative easing e perché stimola l’economia

Strumento di politica monetaria espansiva, consente di stabilizzare le finanze statali e rilanciare l'economia

Whatever it takes. Qualunque cosa serva. Con queste tre semplici parole, pronunciate il 27 luglio 2012, Mario Draghi annunciava che la Banca Centrare Europea era pronta a fare qualunque cosa per salvare l’Euro.

Con questa frase, il Presidente della BCE dava il via a una politica economica espansiva che avrebbe trovato nel Quantitative easing il suo strumento principe. Oggi, a distanza di alcuni anni dall’inizio di quella prima fase, Mario Draghi sembra essere pronto a inaugurarne una seconda. A pochi mesi di scadenza dal suo mandato, il Presidente della BCE ha annunciato di essere pronto a rafforzare le misure a sostegno dell’economia continentale. “Il quantitative easing ha ancora uno spazio considerevole” ha spiegato dal Portogallo l’economista italiano.

Ma che cos’è il Quantitative easing e perché è così utilizzato quando la situazione economico-finanziaria di una nazione, inizia ad accusare segni di crisi? Vediamolo insieme.

Il Quantitative easing (letteralmente “allentamento quantitativo”, spesso abbreviato con la sigla Qe) è una misura non convenzionale di politica monetaria, il cui scopo ultimo è quello di favorire la ripresa economica immettendo una notevole mole di liquidità in circolazione. Prima della BCE, è stato utilizzato anche dalla Federal Reserve statunitense, dalla Bank of England britannica e dalla banca centrale giapponese (che continua a utilizzarla tutt’oggi).

Per attuare questo programma, le banche centrali acquistano grandi quantità di titoli di stato (la BCE è arrivata ad acquistarne 80 miliardi al mese), così da stabilizzarne il valore ed evitare il pericolo di default del bilancio statale. Il Qe, ad esempio, ha consentito all’Italia di abbattere lo spread di circa 400 punti base, così da risparmiare diversi miliardi di euro di interessi sul debito.

Il Quantitative easing, inoltre, fornisce alle banche commerciali il capitale necessario per finanziare la spesa di imprese e famiglie, stimolando così i consumi. Le misure a sostegno degli istituti di credito, infatti, sono subordinate all’erogazione di prestiti a favore di aziende e famiglie. Queste ultime, potendo contare su una maggior liquidità, a tassi di interesse relativamente bassi, hanno capacità di spesa superiori al passato e possono, dunque, “riversare” il denaro – frutto del Qe – nell’economia reale.

La maggior disponibilità di denaro liquido, inoltre, stimola la crescita dell’inflazione, così da spingerla verso il target del 2%, stabilito dalla Banca Centrale Europea.

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