Non solo Groenlandia, Trump minaccia Cuba e Colombia: cosa vuole ottenere davvero

L'amministrazione Trump sembra voler aderire pienamente alla dottrina Monroe: oltre alla Groenlandia, gli Usa sembrano voler puntare anche al controllo di Cuba e della Colombia

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

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Nelle dichiarazioni seguite alla cattura del presidente del Venezuela Nicolas Maduro, Donald Trump e altri membri della sua amministrazione hanno minacciato molte altre nazioni di azioni simili. La prima è stata la Danimarca, di cui fa parte la Groenlandia, territorio che il presidente degli Usa ha dichiarato di voler annettere fin dall’inizio del suo mandato.

Una prospettiva improbabile e che avrebbe ripercussioni enormi sull’alleanza tra Stati Uniti ed Europa. Più concrete sembrano invece le minacce ad altri Paesi dell’America Latina. Nel mirino di Trump sono finite Cuba, accusata di aver aiutato Maduro, e la Colombia.

Cosa ha detto Trump dopo la cattura di Maduro

Trump è tornato sulla Groenlandia subito dopo la cattura di Maduro. Il tema però non è nuovo: fin dall’inizio del suo secondo mandato, il presidente degli Usa aveva individuato l’isola, una delle tre nazioni che compongono il Regno di Danimarca, come fondamentale per “la sicurezza nazionale” statunitense. Molti osservatori però ritengono che Trump voglia puntare alle riserve di terre rare dell’isola.

Le dichiarazioni più aggressive sono però arrivate nei confronti di due nazioni dell’America Latina. La prima è Cuba, il cui governo è stato minacciato dal segretario di Stato (equivalente statunitense del ministro degli Esteri) Marco Rubio:

Il regime cubano è in un mare di guai. Erano i cubani a sorvegliare Maduro, non aveva guardie del corpo venezuelane. Se vivessi a L’Avana e facessi parte del governo, sarei preoccupato.

Trump ha invece attaccato direttamente la Colombia. Il presidente del Paese, Gustavo Pedro, ha più volte criticato gli Usa dall’inizio del mandato di Trump e il tycoon lo ha definito “un pazzo a cui piace produrre cocaina e venderla negli Stati Uniti”.

Le differenze tra Colombia e Cuba

Trump e Rubio sembrano quindi aver minacciato sia Cuba sia la Colombia con operazioni simili a quella che ha portato alla cattura di Maduro. Tra i due Paesi ci sono però forti differenze. L’isola caraibica è controllata da una dittatura comunista sotto il presidente Miguel Díaz-Canel. È molto povera e da decenni nemica degli Stati Uniti, che l’hanno posta sotto embargo. A Cuba si è svolto anche uno dei più clamorosi fallimenti militari americani, l’invasione della Baia dei Porci del 1961.

Un attacco a Cuba sarebbe quindi sulla stessa linea dell’operazione venezuelana. Gli Usa attaccherebbero uno Stato tradizionalmente ostile che si trova in un momento di debolezza, soprattutto visto che il suo storico alleato che ne garantiva la sicurezza, la Russia, non ha al momento la forza di reagire, come dimostrato proprio dalla cattura di Maduro, ma anche dalla caduta del regime di Assad in Siria.

Al contrario, un attacco al presidente della Colombia sarebbe di tutt’altro tenore. Il Paese è tra i più stretti alleati degli Usa in America Latina. Collabora da decenni con Washington alla lotta al narcotraffico e, soprattutto, è una democrazia con un presidente che ha vinto elezioni giudicate libere dalla comunità internazionale. Si tratterebbe, in questo caso, di un’operazione molto più simile a quelle che portarono ai colpi di Stato in Cile e in Argentina negli anni ’70.

La dottrina Monroe, cosa vuole ottenere Trump

Non sembra esserci una sola ragione per cui l’amministrazione Trump ha assunto un atteggiamento così aggressivo nei confronti delle nazioni americane. Oltre a quelle citate, il presidente degli Usa ha già minacciato in maniera più vaga anche Panama, il Messico e persino il Canada di un’invasione militare. Tra i motivi citati dalla stessa Casa Bianca ci sono:

  • la lotta al narcotraffico;
  • l’ingerenza cinese e russa;
  • l’accesso a determinate materie prime (petrolio, terre rare).

Esattamente come per il Venezuela, non sembra però esserci una strategia precisa atta a raggiungere un obiettivo dietro a questo aumento dell’ostilità militare americana. L’unico riferimento è una generica adesione alla cosiddetta dottrina Monroe. Si tratta, in breve, di una linea politica ottocentesca che prevede di fatto che gli Stati Uniti siano la potenza egemone del continente americano e che le altre nazioni debbano allinearsi alle loro decisioni.