Proteste e repressione hanno raggiunto livelli mai visti in Iran, almeno dalla fondazione della Repubblica islamica. Le poche informazioni disponibili, limitate dal blackout di internet imposto dal regime, parlano di quasi 200 morti e migliaia di arresti.
Il presidente degli Usa Trump ha più volte minacciato gli ayatollah di un attacco se le morti dei manifestanti dovessero continuare e ora il Pentagono avrebbe presentato all’esecutivo le possibili opzioni. Quando gli Stati Uniti hanno attaccato i siti nucleari iraniani in estate però, in Italia la benzina era salita a oltre 2 euro al litro a causa della speculazione.
Indice
Cosa sta succedendo in Iran
Dall’inizio di gennaio in Iran si stanno tenendo grandi proteste contro il regime degli ayatollah che governa il Paese in maniera autoritaria dal 1979. Le manifestazioni sono iniziate nel mercato centrale di Teheran, la capitale, a causa delle disastrose condizioni dell’economia iraniana.
Dopo la “Guerra dei 12 giorni”, combattuta questa estate in cui gli Usa hanno bombardato i siti nucleari iraniani, l’Iran si è ritrovato ancora più isolato di quanto non fosse in precedenza. Il rial, la moneta locale, ha perso il 20% del proprio valore e l’inflazione a dicembre è arrivata al 50%. L’Iran importa buona parte del cibo di cui ha bisogno e una moneta debole rende queste importazioni sempre più difficili e costose.
Le proteste si sono presto estese prima a tutta la capitale e poi al resto del Paese. I manifestanti hanno smesso presto di chiedere riforme e iniziato a inneggiare alla caduta del regime, sostenuti sia dal figlio dell’ex scia di Persia, Reza Pahlav, sia da Donald Trump, che più volte è intervenuto con attacchi verbali diretti al regime.

Il possibile intervento degli Usa
Intorno al 10 gennaio hanno cominciato a emergere notizie su un possibile intervento degli Usa in Iran. L’attenzione dei servizi segreti internazionali sulla situazione, in particolare di quelli israeliani, ha fatto intuire che l’ipotesi di un attacco americano potesse essere più concreta rispetto ai giorni precedenti.
L’11 gennaio il New York Times ha riportato che Donald Trump aveva ricevuto un briefing sulle possibili opzioni di attacco delle forze americane all’Iran, in modo da sostenere la protesta dei manifestanti.
Le conseguenze sulla benzina in Italia
La conseguenza più diretta di un attacco americano all’Iran per l’Italia potrebbe essere un aumento dei costi della benzina e delle bollette. L’Iran controlla infatti lo stretto di Hormuz, che collega il Golfo Persico all’Oceano Indiano. Nel Golfo si trovano molti degli Stati che, dopo la fine delle forniture russe, vendono petrolio e gas all’Italia, come Kwait ed Emirati Arabi.
Anche se gli effetti di un blocco dello stretto di Hormuz, e quindi di un calo di forniture, si dovrebbero sentire solo dopo alcune settimane, durante l’estate l’attacco americano ai siti nucleari iraniani aveva causato un aumento dei prezzi della benzina quasi immediato.
Questo avviene a causa della speculazione finanziaria sul mercato delle materie prime. Si tratta di un meccanismo simile a quello che si era attivato all’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Un momento di instabilità politica rende più probabile uno scenario disastroso (in questo caso il blocco dello stretto di Hormuz e l’interruzione delle forniture all’Italia). I mercati iniziano a scommettere su questo scenario e questo, più che la carenza di gas o petrolio, fa crescere il prezzo dei carburanti.