Discorso di Trump sulla fine della guerra in Iran, escalation prima della vittoria

Nel discorso alla nazione, Donald Trump rivendica successi militari contro l’Iran ma annuncia nuovi attacchi: è un messaggio anche ai mercati

Foto di Mauro Di Gregorio

Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Pubblicato:

Il discorso di Donald Trump alla nazione sulla guerra contro l’Iran è durato meno di venti minuti, in un equilibrismo fra due poli opposti: da una parte il presidente Usa ha dichiarato la vittoria imminente e dall’altra parte ha preparato l’opinione pubblica a un’ulteriore escalation.

Il registro è stato tipicamente trumpiano: assertivo e autocelebrativo, con stoccate ai democratici. Non si è trattato solo del classico discorso del “commander in chief” agli abitanti di uno Stato guerriero impegnato in operazioni belliche, ma anche di un pizzino a mercati, partner occidentali e media.

Il discorso di Donald Trump sull’Iran

Gli Stati Uniti, ha sostenuto Trump, sono “molto vicini” al raggiungimento degli obiettivi strategici. La macchina bellica americana avrebbe già demolito le principali capacità iraniane: marina eliminata, aviazione in rovina, infrastrutture missilistiche quasi azzerate:

Nelle ultime quattro settimane, le nostre forze armate hanno conseguito vittorie rapide, decisive e schiaccianti sul campo di battaglia. Vittorie come pochi ne hanno mai viste prima. Stanotte, la marina iraniana è sparita. La loro aviazione è in rovina. I loro leader, la maggior parte di loro, il regime terroristico che guidavano, sono morti. Il loro comando e controllo del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche viene decimato proprio in questo momento. La loro capacità di lanciare missili e droni è drasticamente ridotta. E le loro armi, fabbriche e lanciarazzi vengono fatti a pezzi. Ne sono rimasti pochissimi.

Proprio mentre descriveva un nemico sostanzialmente neutralizzato, Trump annunciava una nuova fase offensiva: nelle prossime due o tre settimane gli Stati Uniti colpiranno l’Iran “estremamente duramente”.

Per Trump, dunque, la fine della guerra non coincide con una de-escalation, ma con una resa totale del nemico ottenuta attraverso la pressione militare.

Per Trump la guerra si è resa necessaria: il Governo iraniano è stato descritto come un impero del male che trama per ricostruire il proprio programma nucleare nonostante le precedenti distruzioni:

Questo regime sanguinario ha recentemente ucciso anche 45.000 dei suoi stessi cittadini che protestavano in Iran, 45.000 morti. Il fatto che questi terroristi possiedano armi nucleari rappresenterebbe una minaccia intollerabile. Il regime più violento e brutale del mondo sarebbe libero di condurre le sue campagne di terrore, coercizione, conquista e sterminio di massa protetto da uno scudo nucleare. Non permetterò mai che ciò accada, e non dovrebbe permetterlo nessuno dei nostri presidenti precedenti.

Immancabile, un attacco ai democratici:

E poi, cosa molto importante, ho annullato l’accordo sul nucleare iraniano di Barack Hussein Obama, un disastro. Obama ha dato loro 1,7 miliardi di dollari in contanti. Soldi veri e propri, prelevati dalle banche della Virginia, di Washington D.C. e del Maryland. Tutti i soldi che avevano. Li ha fatti arrivare in aereo nel tentativo di comprare il loro rispetto e la loro lealtà, ma non ha funzionato. Hanno riso del nostro presidente e hanno continuato con la loro missione di dotarsi di una bomba atomica. Il suo accordo con l’Iran avrebbe portato l’Iran ad avere un colossale arsenale di armi nucleari di enorme potenza. Le avrebbero avute anni fa, le avrebbero usate, sarebbe stato un mondo diverso. Non ci sarebbero né il Medio Oriente né Israele oggi, secondo me – e secondo molti grandi esperti – se non avessi annullato quel terribile accordo. Sono stato così onorato di farlo, così orgoglioso di averlo fatto, era un disastro fin dall’inizio.

Sul fronte economico, Trump ha puntato a disinnescare il fronte interno, critico per l’impatto economico del conflitto: l’aumento dei prezzi dell’energia con la benzina oltre i 4 dollari al gallone e il petrolio sopra i 100 dollari al barile è stato attribuito interamente alle azioni iraniane. La guerra – nella narrazione di Trump – non è la causa della crisi economica, ma la soluzione.

Cosa accadrà dopo la guerra

Nel discorso di Trump c’è stato un grande “non detto”: il presidente non ha accennato a cosa accadrà dopo. Trump non ha fatto alcun riferimento a un piano per la stabilizzazione dell’Iran, a una gestione del materiale nucleare, alla strategia per riaprire lo Stretto di Hormuz. Ma soprattutto, sono mancati i riferimenti all’eventuale impiego di truppe di terra.

Già da giorni Trump annunciava l’approssimarsi della pace, mentre inviava navi da guerra cariche di militari.

Trump aveva basato la sua campagna elettorale sul disimpegno degli Usa nelle guerre del mondo. Poi sono seguiti il sostegno a Israele nella guerra contro Hamas, il blitz in Venezuela, le bombe sulla Nigeria e la guerra in Iran. La buona norma, trattandosi di Trump, è quella di prestare attenzione più a cosa fa che non a cosa dice.

Segnale ai mercati

Il discorso, come accennato, è stato anche indirizzato ai mercati: dopo giorni di crolli e miliardi bruciati, i segnali di apertura prima del discorso (che è arrivato a mercati chiusi) hanno permesso alle Borse di tornare a respirare. In Italia il Ftse Mib ha chiuso la giornata di mercoledì 1 aprile a +3%.

Ma la guerra in Iran ha avuto come iniziale effetto paradossale il calo del prezzo dell’oro: il bene rifugio per eccellenza è stato oggetto di vendite immediate da chi intendeva recuperare liquidità per compensare perdite su altri investimenti. Successivamente il metallo giallo è risalito.

Le imprese, soprattutto quelle energivore, sono state colpite dall’impennata dei prezzi di petrolio e gas. E a causa dei maggiori costi di produzione e trasporto, tutta la filiera ha iniziato a sperimentare un progressivo innalzamento dei prezzi.

L’Ue ha già avvisato che politiche di austerity sui carburanti sono in arrivo. Il rischio di inflazione è concreto. Il mondo, anche sul fronte economico, è appeso alle decisioni di Donald Trump.