Russia verso l’escalation dopo la ritirata: la minaccia del Cremlino

Il braccio destro di Vladimir Putin minaccia l'uso di tutte le armi nell'arsenale della Russia dopo la ritirata dalla regione di Kherson

Dagli ambienti del Cremlino arriva una nuova minaccia contro l’Ucraina. Questa volta non è Vladimir Putin ad annunciare una possibile escalation, ma Dmitri Medvedev, l’ex presidente della Russia e numero due dell’attuale capo di Stato. Ora membro del Consiglio di sicurezza di Mosca, ha fatto sapere che il suo esercito non ha ancora mostrato il suo pieno potenziale, e che se la situazione dovesse mostrarsi particolarmente sfavorevole, come sta avvenendo dopo la ritirata da Kherson, potrebbero essere usate la maniere forti.

La nuova minaccia all’Ucraina: Russia pronta a usare “tutte le armi nell’arsenale”

Dmitri Medvedev ha dichiarato che la Russia vuole tornare in possesso delle “sue terre ancestrali”, e che Mosca continuerà a combattere in Ucraina. A oggi non avrebbe ancora utilizzato tutto il suo arsenale contro l’esercito di Kiev per “salvare il più possibile” la vita dei civili e dei militari che li proteggono. Ma il piano per riprendere i “territori russi“, come li ha definiti, non finirà finché non sarà raggiunto l’obiettivo.

Il membro del Consiglio di sicurezza russo ha sottolineato che quelle nel suo arsenale sono “possibili armi di distruzione” e che a un certo punto finirà “la nostra gentilezza umana” perché “tutto ha il suo tempo”. La minaccia, insomma, è quella di usare bombe distruttive, magari l’atomica, come già dichiarato in precedenza da Vladimir Putin.

La ritirata da Kherson vista da Mosca: vacillano i fedelissimi a Vladimir Putin

Riguardo la ritirata dai territori dell’oblast’ di Kherson, lo stesso Dmitri Medvedev ha dichiarato che la Russia starebbe cercando di salvare il più possibile le vite dei militari e dei civili filorussi, “mentre i nostri nemici no”. Sottolineando che tra Mosca e Kiev ci sarebbe una “grande differenza” a livello morale.

Ma non tutti i fedelissimi vedono di buon occhio la strategia adottata nel territorio bagnato dal Dnepr. Alcuni fedelissimi si stanno infatti smarcando da Vladimir Putin e c’è chi, come Sergey Markov, consigliere dello Zar dal 2011 al 2019, ha addottorata parlato della “peggiore sconfitta” per Mosca dai tempi del crollo dell’Unione Sovietica. Aggiungendo che non è possibile far passare “per cioccolata” ciò che non lo è, per usare una traduzione soft delle sue dichiarazioni originali.

In Russia c’è chi prova a tenere teso il velo di Maya, ormai a un passo dallo strappo totale. Come “la voce di Putin” Vladimir Solovyov, personalità televisiva tra le più schierate a favore del Cremlino e delle sue politiche belligeranti. Il numero uno dei talk show russi ha dichiarato che “la vittoria sarà nostra” nonostante ci siano grossi problemi da risolvere, usando “il pugno di ferro” in Ucraina come in patria.

Secondo quanto dichiarato dal conduttore televisivo, la colpa dei fallimenti militari sarebbe colpa dei burocratiche, che non starebbero armando a dovere l’esercito. La toppa è peggio del buco, direbbe qualcuno. Il fedelissimo avrebbe infatti ammesso con queste parole che i militari russi vengono mandati al fronte senza l’adeguata strumentazione, e per questo non sarebbero in grado di raggiungere il risultato sperato. Con una ritirata, quella da Kherson, che sta facendo levare le più forti voci critiche contro il regime di Vladimir Putin dall’inizio della guerra in Ucraina.

La Russia potrebbe utilizzare una bomba sporca, di cui vi abbiamo parlato qua, dopo aver accusato l’Ucraina di possederne una. Dal Cremlino sono arrivare nuove minacce contro il nostro Paese, elencate qua, che potrebbero indicare scenari apocalittici come quello della bomba atomica. Qua il piano di evacuazione che scatterebbe in Italia davanti a un attacco nucleare.