Chi era Luc Montagnier: dalla disputa sull’HIV alle strampalate teorie su autismo, papaya, tumori e Covid

La notizia sembrava una fake news e invece poi è arrivata la conferma ufficiale: il noto virologo francese, famoso per il Premio Nobel per l'HIV, è morto. Ecco chi era

La notizia è rimbalzata per un giorno intero sui media internazionali, senza conferme, tanto da essere subito considerata da molti una bufala. Poi, invece, la conferma: Luc Montagnier, virologo Premio Nobel per la Medicina per la scoperta del virus dell’AIDS, è morto martedì 8 febbraio all’età di 89 anni all’ospedale americano di Neuilly-sur-Seine.

Diventato negli ultimi dieci anni una figura molto controversa per varie teorie e progressivamente allontanato dalla comunità scientifica, era tornato in questi mesi a far parlare di sé per la sua posizione no vax nei confronti del Covid.

Chi era e cosa ha fatto Luc Montagnier

Nato l’8 agosto 1932 a Chabris nell’Indre, nella Francia centrale, Montagnier ha diretto dal 1972 all’Institut Pasteur un laboratorio specializzato in retrovirus e oncovirus, responsabili del cancro.

Nel 1983 ha isolato con i colleghi Françoise Barré-Sinoussi e Jean-Claude Chermann un nuovo retrovirus che ha battezzato provvisoriamente LAV (Virus Associato Linfoadenopatia) da un campione prelevato dal dottor Willy Rozenbaum da un giovane paziente omosessuale che viveva a New York.

È stato questo per lui l’agente “causale” della nuova malattia che avremmo poi conosciuto come HIV/AIDS. La scoperta fu accolta con “scetticismo”, in particolare dall’americano Robert Gallo, grande specialista di retrovirus. “Per un anno sapevamo di avere il virus giusto ma nessuno ci credeva e le nostre pubblicazioni furono rifiutate”, raccontò Montagnier 30 anni dopo.

La diatriba sulla scoperta del virus HIV

Nel 1984 Margaret Heckler, l’allora Segretaria di Stato per la Salute degli Stati Uniti, annunciò che Robert Gallo aveva individuato la “probabile” causa dell’AIDS, un retrovirus chiamato HTLV-III. Ma quest’ultima era identica alla LAV scoperta in precedenza dall’equipe di Montagnier.

Chi scoprì quindi il virus dell’HIV che provoca la malattia dell’AIDS, la temibile “malattia di 4H” come fu ribattezzata in certi ambienti scientifici, perché sembrava attaccare principalmente 4 categorie (omosessuali, tossicodipendenti, haitiani ed emofiliaci)?

La disputa giunse a una sorta di compromesso nel 1987, quando Stati Uniti e Francia firmarono un accordo in cui Gallo e Montagnier vennero ufficialmente nominati “co-scopritori” del nuovo virus. La parola fine venne messa solo nel 2008, quando a Montagnier e alla sua compagna Françoise Barré-Sinoussi fu assegnato il Premio Nobel.

In occasione del 30° anniversario della scoperta dell’HIV, Montagnier spiegò che non era riuscito a debellare l’epidemia e nemmeno il contagio “poiché non sappiamo curare chi è infetto”. Tuttavia, i farmaci antiretrovirali possono efficacemente “spegnere” l’HIV, anche se non possono espellerlo completamente dall’organismo.

L’HIV rimane la pandemia più mortale del nostro tempo: si stima che 79 milioni di persone siano state infettate dal virus, per il quale non esiste ancora un vaccino né una cura. Circa 36 milioni di persone sono morte per malattie legate all’AIDS dall’inizio della pandemia e 1,5 milioni di persone sono state recentemente infettate dall’HIV nel 2020. Dei 38 milioni di persone che vivono oggi con l’HIV, 28 milioni sono in terapia antiretrovirale salvavita, prevenendo la trasmissione del virus.

La deriva anti-scientifica e complottista

Dopo aver guidato il dipartimento sull’AIDS e sui retrovirus all’Istituto Pasteur dal 1991 al 1997, e poi aver insegnato al Queens College di New York fino al 2001, gradualmente Montagnier è stato allontanato dalla comunità scientifica per le sue posizioni infondate e strampalate.

Teorie senza alcuna base scientifica e complottiste sulle cause dell’autismo, sull’emissione di onde elettromagnetiche da parte del DNA, sulla cosiddetta “memoria dell’acqua” alla base dell’omeopatia, sulla necessità di prescrivere “rimedi naturali” come la papaya al posto di farmaci per alcune malattie e così via, tutte teorie che gli sono valse nel novembre 2017 la feroce condanna da parte di ben 106 membri delle Accademie di Scienza e Medicina.

Nel 2010 rilasciò alcune dichiarazioni accolte con sorpresa e cautela dalla comunità scientifica nelle quali affermava come sarebbe stato possibile eradicare il virus dell’HIV stimolando il sistema immunitario con un corretto schema nutrizionale basato sull’assunzione di integratori e antiossidanti.

Durante una sua celebre intervista alle Iene, il virologo francese affermò che anche un bacio profondo poteva essere causa di trasmissione dell’HIV: molte associazioni, medici e ricercatori criticarono aspramente molte delle affermazioni di Montagnier, lamentando un approccio errato al tema.

Fino ad arrivare alla pandemia Covid, che l’ha visto in prima linea in merito alle teorie no vax (i vaccini secondo lui sarebbero anche responsabili della comparsa delle varianti) e all’origine artificiale del virus: secondo l’ex virologo, il Covid sarebbe stato manipolato in laboratorio con l’aggiunta di “sequenze, in particolare, dell’HIV”. Montagnier è persino venuto in Italia, a Milano, qualche settimana fa per sostenere la piazza no vax e no green pass.

HIV, nuova variante più contagiosa e pericolosa

La sua morte arriva proprio alcuni giorni dopo la pubblicazione dei risultati di una ricerca che ha fornito nuove preziosissime indicazioni sull’HIV. Lo studio ha rivelato l’esistenza di una variante più trasmissibile e pericolosa della sindrome da immunodeficienza acquisita.

Lo studio, condotto da ricercatori del Big Data Institute dell’Università di Oxford, è stato il primo a scoprire questa variante altamente virulenta del sottotipo B dell’HIV. Lo studio ha anche rivelato che la variante circola da anni nei Paesi Bassi e rimane ricettiva al trattamento dell’HIV.

Le persone che vivono con il sottotipo HIV appena rivelato sperimentano il doppio del tasso di indebolimento del sistema immunitario, presentano cariche virali HIV più elevate, e sono vulnerabili allo sviluppo dell’AIDS 2 o 3 volte più velocemente dopo la diagnosi, rispetto ad altri ceppi del virus.

Per quanto non se parli quasi mai, l’HIV continua a esistere e mietere moltissime vite nel mondo, soprattutto nei Paesi cosiddetti in via di sviluppo, che non hanno accesso alle cure, garantite invece in Europa e in Occidente.

Gli scienziati sono da tempo preoccupati per l’evoluzione di nuove varianti più trasmissibili dell’HIV. Questa variante recentemente identificata non rappresenta una grave minaccia per la salute pubblica, ma – spiega UNAIDS, agenzia delle Nazioni Unite per l’AIDS – sottolinea l’urgenza di accelerare gli sforzi per fermare la pandemia di HIV.

Oggi ci sono 10 milioni di persone in tutto il mondo che convivono con l’HIV ma che non sono ancora in cura, il che non fa altro che “alimentare la continua diffusione del virus e il potenziale per ulteriori varianti”, ha affermato Eamonn Murphy, vicedirettore esecutivo del programma UNAIDS.

L’agenzia ONU sottolinea l’“urgente” bisogno di implementare innovazioni mediche all’avanguardia in modi che raggiungano le comunità più bisognose. “Che si tratti del trattamento dell’HIV o dei vaccini contro il Covid, le disuguaglianze nell’accesso stanno perpetuando le pandemie in modi che danneggiano tutti noi”.