Quale sarà il costo di gas e petrolio nel 2023, e perché non sono buone notizie

Nonostante le buone notizie di fine 2022, nel 2023 i prezzi di gas e petrolio rischiano di aumentare ulteriormente. Ecco le ragioni

Il 2022 appena concluso è stato uno degli anni più difficili dal Dopoguerra ad oggi sul fronte economico. In particolare, famiglie e imprese in Italia e in Europa hanno dovuto affrontare il caro energia, a causa dell’innalzamento vertiginoso dei prezzi legati a materie prime come gas e petrolio.

Un fenomeno aggravatosi in particolare in seguito all’invasione dell’Ucraina ordinata da Putin lo scorso 24 febbraio e le conseguenti sanzioni attivate da parte dell’Occidente nei confronti di Mosca. Prima di allora, la Russia rappresentava infatti il maggior fornitore di petrolio e gas per i Paesi dell’Unione Europea. Le restrizioni sull’approvvigionamento hanno quindi portato sia a una carenza che a costi più elevati per entrambi i prodotti.

Quali saranno i prezzi di gas e petrolio per il 2023

Con l’inizio del nuovo anno, la domanda che tutti si pongono è quale sarà il costo di gas e petrolio per il 2023. In particolare Al Jazeera ha rivolto questo interrogativo a diversi analisti del settore conosciuti a livello internazionale. Purtroppo le risposte raccolte dall’emittente del Qatar non sono rassicuranti.

Infatti, non solo i prezzi non dovrebbero scendere almeno per i prossimi due anni, ma il 2023 potrebbe portare con sé altri rincari che i Governi occidentali dovranno contrastare per mitigare gli effetti nei confronti dei cittadini.

Nonostante le buone notizie con cui è terminato il 2022, con il prezzo del gas calato dai 338 dollari per megawattora di fine agosto a circa 98 dollari per megawattora di dicembre sul TTF olandese, e il valore greggio sceso nello stesso periodo considerato da 128 a 76 dollari, i fattori che hanno permesso questo ribasso potrebbero non essere confermati nel 2023. Uno scenario non dei migliori se si pensa che da gennaio a dicembre dello scorso anno il prezzo della benzina è più che raddoppiato.

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I fattori che porteranno a un nuovo caro-energia

Come accennato, i fattori che hanno portato comunque a un ribasso negli ultimi mesi sono difficilmente replicabili. Infatti, la corsa all’approvvigionamento, causata dal rischio di rimanere senza le scorte per l’inverno, ha portato gli Stati europei a riempire del 95% la propria capacità di stoccaggio, ben al di sopra dell’obiettivo dell’85%.

A questo si aggiunge anche un elemento che ci si dovrebbe auspicare che non si ripeta. Vale a dire un autunno molto caldo, legato al riscaldamento globale, il quale ha portato a ritardare l’accensione del riscaldamento per uffici e abitazioni private. La possibilità che una situazione del genere potrebbe portare quindi a nuovi, e forse più gravi, problemi da dover affrontare.

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Perché occorre puntare sulle rinnovabili

Terminate le scorte, quindi, si dovranno andare a cercare nuovi volumi di gas e, come potrebbe accadere anche per il petrolio, i Paesi esportatori potrebbero aumentare i prezzi di vendita, per far fronte a loro volta al rincaro legato al grano e altri prodotti alimentari.

Una soluzione efficace potrebbe rappresentata dalle fonti rinnovabili. Tuttavia, come ha rivelato Agora Energiewende, think tank con sede a Berlino, bisognerà attendere almeno fino al 2027 perché questo genere di energia possa sostituire circa l’80% del volume costituito dal gas russo prima della guerra in Ucraina.