Si apre l’era del “terrorismo nucleare”? Dove sono le centrali, e cosa rischiamo

Per la prima volta nella storia un Paese decide di bombardare deliberatamente una centrale nucleare. Quali sono i rischi reali e dove si trovano le centrali ucraine

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

La centrale nucleare di Zaporizhzhia in Ucraina è stata bombardata dai russi. Intorno all’una della notte del 4 marzo sono comparse su Telegram le prime immagini che mostravano lampi di esplosioni intorno al complesso. Per puro caso, i reattori non sono stati colpiti e si è evitata una strage.

Con una capacità netta di 5700 MWh, questa è la più grande d’Europa; la seconda in funzione è Gravelines, vicino a Dunkerque in Francia, con una capacità netta di 5460 MWh. Dopo l’accordo a metà raggiunto tra ucraini e russi, e la svolta storica dell’Ue sui rifugiati (ve ne abbiamo parlato qui), l’escalation è andata oltre.

6 volte Chernobyl

Un disastro nella centrale ucraina sarebbe stato “pari a 6 volte Chernobyl”. A pronunciare queste parole di terrore, reale e niente affatto immaginario, è stato lo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Chernobyl è stato il più grave incidente della storia del nucleare civile e l’unico, insieme a quello di Fukushima del 2011, a essere classificato al settimo livello, il massimo, della scala di catastroficità INES.

È stato calcolato che l’incidente abbia rilasciato una quantità di radiazioni pari a 400 volte a quelle della bomba atomica caduta su Hiroshima. La contaminazione in seguito alla fuoriuscita non interessò solo le aree vicine alla centrale, ma toccò anche Bielorussia, Ucraina e Russia. Fra le aree a bassa contaminazione, ci furono anche i Paesi scandinavi, Svezia, Danimarca, Finlandia e Norvegia, e dell’Europa orientale: Bulgaria, Romania, Grecia, Moldavia, Slovenia, Austria, Svizzera, Germania e anche 300 km² in Italia.

“Questa notte sarebbe potuta essere la fine della storia dell’Ucraina e dell’Europa. I tank russi sapevano contro che cosa stavano sparando, e hanno mirato direttamente all’impianto. Puntando in modo intenzionale contro la centrale nucleare, hanno portato il terrorismo a livelli finora sconosciuti” ha accusato Zelensky.

Zelensky ha definito Mosca “uno Stato di terrorismo nucleare”. “Per la prima volta nella storia dell’uomo, uno Stato terrorista ha fatto ricorso al terrorismo nucleare”, ha denunciato in un video. “Nessuno Stato, tranne la Russia, aveva mai colpito una centrale nucleare”. Zelensky ha chiesto anche “un’azione immediata da parte dell’Europa” perché, solo questo, dice, “può fermare le truppe russe”.

“Scendete in piazza e dite che volete vivere” ha ammonito ai russi, i rivali, nel discorso con cui ha attaccato duramente Putin per l’invasione. “Le radiazioni non sanno dove sia la Russia, non conoscono i confini del vostro Paese”, ha aggiunto riferendosi ai rischi di una fuoriuscita nucleare. Zelensky ha poi ribadito la richiesta che la comunità internazionale, “scioccata” dall’attacco alla centrale nucleare, imponga la no fly zone sull’Ucraina e sanzioni alla Russia.

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Qual è la situazione energetica dell’Ucraina

Ma cerchiamo di capire meglio qual è la situazione del nucleare in Ucraina. Gran parte della fornitura di energia in Ucraina proviene dall’uranio presente nel Paese e dalle sue cospicue risorse di carbone. Il resto è petrolio e gas, per lo più importati dalla Russia, ma sempre più dall’Unione Europea.

Nel 1991, con la disintegrazione dell’Unione Sovietica, l’economia di Kiev è crollata e la sua produzione di elettricità è diminuita drasticamente da 296 KWh nel 1990 a 170 KWh nel 2000: quasi tutta la contrazione di energia ha riguardato le centrali a carbone e gas. Nel dicembre 2005 l’Ucraina e l’UE hanno firmato un accordo di cooperazione energetica che lega maggiormente il Paese all’Europa occidentale per quanto riguarda sia l’energia nucleare che la fornitura di elettricità.

Come spiega la World Nuclear Association, a metà del 2012 la strategia energetica di Kiev fino al 2030 è stata aggiornata e sono stati proposti 5000-7000 MWh di nuova capacità nucleare entro il 2030, per un costo di circa 25 miliardi di dollari.

Era previsto un forte aumento della domanda di elettricità a 307 KWh all’anno entro il 2020 e 420 KWh entro il 2030 e la politica del governo era di continuare a fornire metà di questa dall’energia nucleare. Cosa che avrebbe richiesto 29,5 GWh di capacità nucleare nel 2030, da 13,8 GWh fino al 2021.

Il nuovo governo formato nel 2014 ha confermato questi obiettivi e ha affermato che l’Ucraina mirava a integrarsi con la rete elettrica e la rete del gas europee per rendere il Paese parte del mercato energetico europeo entro il 2017. Un obiettivo assai ambizioso, tortuoso da realizzare, ma fermo nelle intenzioni. Un ulteriore aggiornamento della strategia energetica nell’agosto 2017 ha portato la quota nucleare di elettricità a circa il 50% fino al 2035, con idroelettrico del 13% e altre energie rinnovabili del 25%.

L’Ucraina e il nucleare

Lo sviluppo dell’energia nucleare in Ucraina è iniziato nel lontano 1970 con la costruzione della centrale di Chernobyl, la prima unità messa in servizio nel 1977. L’unità 4 è entrata in funzione nel 1983 ed è stata distrutta a causa del terribile incidente che tutti conosciamo, nel 1986.

Sebbene l’industria nucleare ucraina sia stata strettamente legata alla Russia per molti anni, è rimasta relativamente stabile anche dopo che il Paese è diventato indipendente dall’ex Unione Sovietica. In effetti, durante quel periodo e da allora, ci sono stati continui miglioramenti nella sicurezza operativa e nei livelli di produzione dei reattori nucleari ucraini.

Oggi, Kiev è ancora fortemente dipendente dall’energia nucleare: possiede sul suo territorio 15 reattori che generano circa la metà della sua elettricità, e 2 nuovi in costruzione. Il Paese riceve la maggior parte dei suoi servizi nucleari e del combustibile dalla Russia, ma sta via via riducendo questa dipendenza acquistando combustibile dall’americana Westinghouse Electric. Nell’ottica della sua sempre più marcata occidentalizzazione dichiarata, il governo guarda sempre più a Ovest sia per la tecnologia che per gli investimenti nelle sue centrali nucleari.

Il governo guidato da Zelensky prevede di mantenere la quota nucleare nella produzione di elettricità fino al 2030, motivo per cui servono altre centrali: nel 2004 l’Ucraina ha commissionato già la costruzione di due nuovi grandi reattori e altri potrebbero aggiungersi. Nel 2021 proprio Westinghouse è stata incaricata di completare la costruzione di un nuovo reattore a Khmelnitsky, regione della Podolia, a ovest, utilizzando le componenti di un progetto statunitense che era stato interrotto.

Westinghouse ha già in essere un accordo per costruire ben 4 reattori AP1000 in siti stabiliti. Nel febbraio 2021 il governo ha confermato la necessità di altri 3 reattori nucleari, in particolare il completamento di Khmelnitsky 3 e 4 e il nuovo Rovno 5 per sostituire le due unità più vecchie esistenti, oltre ad attuare il progetto di un “ponte energetico” in Polonia e Ungheria.

Dove si trovano le centrali nucleari in Ucraina

Le centrali nucleari ucraine sono gestite da NNEGC Energoatom, la società di servizi di energia nucleare del Paese. Oggi, come dicevamo, le centrali nucleari in Ucraina sono 15 e si trovano dislocate in varie parti del Paese. Eccole qui rappresentate in questa cartina:

La centrale di Zaporizhzhia, dove sono attivi 6 dei 15 reattori ucraini, è situata a circa 200 km dalla regione contesa del Donbass e a 550 km da Kiev. Nella zona Sud del paese ne è presente un’altra, con 3 reattori funzionanti, anche questa a rischio. Le ultime due centrali nucleari ucraine si trovano a Rivne (4 reattori) e Khmelnitsky (2 reattori), a ovest di Kiev e vicine al confine con la Polonia.

Qui gli affari russi in Italia e quelli italiani in Russia, qui chi rischia con la guerraqui quanti soldi l’Italia ha già inviato a Zelensky e qui quanto spenderà l’Europa in aiuti militari.