Maxi sciopero, un Paese è già senza benzina: i rischi per l’Italia

Uno sciopero nazionale sta bloccando da oltre venti giorni le filiere di benzina e gas, e gli automobilisti hanno difficoltà a fare il pieno

Il governo francese ordinerà ai dipendenti delle raffinerie di tornare al lavoro. Dopo il week-end d’inferno per gli automobilisti e i motociclisti, la crisi del carburante causata dallo sciopero dei lavoratori d’oltralpe ha ormai raggiunto livelli di allerta e l’esecutivo teme la paralisi del Paese. La controversa mossa di Hôtel Matignon potrebbe però causare un’escalation della situazione, con le agitazioni diffuse ad altri settori che potrebbero indire scioperi di solidarietà. Ma facciamo un passo indietro. Ecco cosa sta succedendo in Francia, perché nel Paese manca la benzina e cosa rischia l’Italia in questa difficile situazione.

Perché non c’è benzina in Francia e perché è stato indetto il maxi sciopero

Il sindacato CGT, che rappresenta i lavoratori dei colossi petroliferi TotalEnergies, francese, e ExxonMobil, statunitense, ha indetto uno sciopero generale dopo aver richiesto con insistenza un aumento dei salari a causa dell’inflazione galoppante, da finanziare attraverso gli extra profitti di questo periodo.

Alla TotalEnergies il CGT chiede un incremento delle paghe del 10%, considerando che si stima che gli investitori abbiano ricevuto circa 8 miliardi di euro in più quest’anno dalla distribuzione dei dividendi grazie all’aumento dei prezzi causato dalla guerra in Ucraina. ExxonMobil ha invece aperto le trattative con altre sigle sindacali.

Le agitazioni hanno fermato la produzione di sei delle sette raffinerie di carburante della Francia, quattro di Total e due di Exxon, causando una penuria di benzina e diesel, esacerbata dal panico degli automobilisti, che si sono riversati a fiumi alle pompe di distribuzione per fare il pieno e riempire taniche.

Il Governo francese pronto a fermare gli scioperi con lo stato di emergenza

Ora però potrebbe arrivare un duro provvedimento per gli scioperanti, con il governo francese pronto a requisire la raffineria di Port Jérôme, in Normandia, di ExxonMobil ed Esso. Basterà uno speciale decreto firmato dalla Prefettura locale. Lo Stato ha il potere di agire in questo modo, ordinando ai lavoratori di tornare all’opera davanti a una crisi.

Chi non tornerà negli stabilimenti potrebbe essere multato o addirittura finire in carcere. Poliziotti e gendarmi sarebbero così autorizzati a sanzionare i dipendenti dei due colossi petroliferi. Prima però il presidente della Repubblica dovrebbe dichiarare lo stato di emergenza.

La minaccia arrivata da Hôtel Matignon non è piaciuta ai manifestanti. Davanti alla raffineria di Port Jérôme, infatti, decine di dipendenti di ExxonMobil hanno dichiarato che a essere sotto attacco è il loro diritto di sciopero. E hanno deciso all’unanimità di continuare l’astensione dal lavoro per il 23esimo giorno consecutivo. Praticamente un record per il settore. E proseguire oltre.

Cosa accadrà con gli scioperi in Francia e quali sono i rischi per l’Italia

Nel Paese ora si teme che le agitazioni possano estendersi anche ad altre filiere, come quella dell’energia nucleare, tra tutte. E c’è chi si augura che le istanze dei dipendenti di ExxonMobil e TotalEnergies possano essere portate avanti anche attraverso uno sciopero generale in tutta la nazione. Magari da tutti quei lavoratori che soffrono sotto il peso dei rincari e di un mancato adeguamento dei salari al costo della vita.

In Italia, almeno per ora, non ci sono scioperi che riguardano le filiere dei carburanti. Una crisi potrebbe avvenire per la penuria di materia prima proveniente dalla Russia sanzionata. Dall’Est arriva tuttavia solo una percentuale di petrolio compresa tra il 10% e il 15%. Improbabile dunque che l’attuale scenario geopolitico possa destabilizzare il Belpaese. Ma non è detto che lo status quo non possa peggiorare ulteriormente o che i lavoratori italiani non decidano di seguire l’esempio dei cugini d’oltralpe.

Da noi è tornato a salire il prezzo della benzina, come anticipato qua, nonostante il taglio delle accise, di cui vi abbiamo parlato qua. Se vi trovate in alcune regioni, potreste però facilmente raggiungere un posto dove fare il pieno costa molto meno, come vi abbiamo spiegato qua.