Cessione crediti, scatta la stretta: allarme di banche e costruttori

La norma inserita del decreto Sostegni ter non è stata modificata dall’esecutivo e ora molte associazioni di categoria protestano contro il governo Draghi

La norma del decreto Sostegni ter che prevede il divieto di cessione multipla dei crediti fiscali legati ai bonus edilizi è stata pubblicata senza alcuna modifica da parte del governo presieduto da Mario Draghi. Una mossa che ha lasciando di sasso il mondo delle imprese, ma anche le banche e le grandi aziende pubbliche e private attive nel settore, che stanno mostrando tutta la loro preoccupazione per l’evolversi della situazione.

Tutti si aspettavano correttivi, visto che proprio in questo senso erano stati fatti trapelare diversi segnali. Se non altro per l’effetto devastante che quel blocco improvviso può avere sull’intero comparto. Le reazioni non si sono fatte attendere. Una risposta immediata su un provvedimento ancora non convertito in legge è una prassi abbastanza inusuale per l’Associazione bancaria italiana (Abi), che la scorsa settimana – nella mattinata di venerdì 28 gennaio 2022 – si è mossa per prima.

Critiche al decreto Sostegni ter: le parole del presidente dell’Abi Giovanni Sabatini

Il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini ha così espresso un sentimento di “rammarico per il mancato accoglimento delle istanze provenienti dai mondi delle imprese e delle banche affinché la misura dell’anticipazione del superbonus possa continuare ad esplicitare i suoi effetti positivi sull’economia, nel pieno rispetto della legalità”.

Sabatini ha poi aggiunto che “i forti vincoli introdotti dal decreto Sostegni ter, anche con effetti sostanzialmente retroattivi, creano incertezza anche sui contratti già stipulati. Il contrasto all’illegalità ha un presidio fondamentale nelle banche che devono operare sempre nel rispetto di stringenti normative, ne sono la prova le decine di migliaia di segnalazioni annue di operazioni sospette”.

L’allusione all’incertezza dei contratti già stipulati evidenzia il fatto che non basta prevedere un periodo transitorio per rivendere quanto già acquistato (peraltro è stato concesso un periodo di soli 10 giorni, rigettando ogni richiesta di prolungare quella finestra). La norma rischia di mettere in discussione le operazioni già fatte aprendo contenziosi. E ancora: il riferimento agli “effetti retroattivi” evidenzia i forti dubbi sulla legittimità costituzionale di una legge che va a modificare rapporti e impegni contrattuali già assunti.

Critiche al decreto Sostegni ter: anche gli imprenditori protestano

Anche l’Associazione nazionale degli imprenditori edili (Ance) non ha potuto nascondere lo stupore. “Spiace vedere che all’interno di un decreto che si chiama ‘sostegni’ sia stato inserito un provvedimento che di sostegno non ha proprio nulla sia per le imprese che per i cittadini” ha commentato Gabriele Buia, presidente dell’Ance.

“Nonostante le proteste di gran parte del mondo economico – ha proseguito Buia – e le proposte sul tavolo di soluzioni alternative che noi per primi abbiamo suggerito, il governo ha deciso di non ascoltare nessuno, mettendo così di fatto un’ipoteca sui cantieri del Superbonus”. Buia ha concluso l’intervento rivolgendo un disperato “appello al Parlamento perché corregga al più presto questa stortura”.

Ma è la stessa politica a non trovare pace sulla questione. “Siamo stupiti e delusi dal governo che ha pubblicato il decreto Sostegni ter con la norma che stoppa la cessione del credito” ha dichiarato Marina Nardi, presidente della Commissione Attività produttive della Camera. “Purtroppo stavolta l’esecutivo di Mario Draghi si dimostra sordo alle richieste che non sono solo della commissione che presiedo, ma di tante famiglie e di tante imprese italiane”.