Bancomat, aumentano le commissioni sui prelievi?

Bancomat Spa avrebbe voluto istituire un tetto massimo alla commissione applicata sul prelievo dei contanti, ma la proposta è stata bocciata: vediamo perché

Doccia fredda per Bancomat Spa, la società partecipata da 122 istituti di credito italiani che gestisce i circuiti di pagamento e prelievo più diffusi nel Paese. Nel 2020 il consorzio aveva presentato una proposta per riformare il modello di commissioni del servizio di ritiro dei contanti dagli sportelli Atm. Ebbene, l’Antitrust ha affondato il progetto.

Il motivo? Il pericolo di restringere la concorrenza e alzare conseguentemente i costi, danneggiando di fatto i consumatori. L’istruttoria ha avuto tempi particolarmente lunghi ed è stata intervallata da richieste di precisazioni e modifiche, che hanno portato Bancomat Spa a dover correggere e ripresentare la sua proposta. Tentativo che non è evidentemente andato a buon fine.

Come funziona il sistema di prelievo dei contanti

Il sistema di prelievo dei contanti in vigore attualmente è il Multilateral Interchange Fee, tecnicamente denominato Mif. Si tratta del modello di commissione interbancaria multilaterale. In pratica quando un cliente preleva con il Bancomat a uno sportello diverso da quello della banca che gli ha fornito la carta, il suo istituto di credito versa a quello che gestisce l’Atm una commissione di 47 centesimi di euro.

Un costo che la banca che ha emesso la carta deve recuperare. E per farlo può chiedere quindi al suo cliente una tassa. In media il costo delle commissioni per il consumatore si aggirerebbe intorno a 1,90 euro per ogni prelievo in sportelli differenti. È comunque importante specificare che non tutte le banche applicano questo extra costo, in particolare quelle online.

Qui abbiamo parlato del nuovo tetto Ue sui contanti.

Il progetto di Bancomat Spa

Bancomat Spa attraverso un nuovo modello puntava a cambiare alla base il sistema con il quale le banche fanno pagare i costi del prelievo presso gli sportelli automatici. Direct Access Fee (Daf), questo il nome del sistema, già utilizzato all’estero in Paesi come la Germania e la Spagna.

Sulla base di questo, ogni singolo istituto di credito proprietario di Atm può decidere singolarmente la tariffa delle operazioni da applicare al cliente. Quest’ultimo, prima di procedere con il prelievo, viene avvertito della portata del costo per scegliere se procedere o meno. La proposta del consorzio Bancomat indicava come tetto massimo tariffario 1,50 euro.

Mentre il piano troverebbe il favore delle grandi realtà, le banche online e quelle locali, che hanno meno Atm, spingerebbero per mantenere il sistema attualmente in vigore. Per Bancomat Spa il sistema Daf avrebbe potuto garantire un maggiore equilibrio al mercato, fermando la chiusura di sportelli Atm. Stando ai dati, tra il 2015 e il 2021 le filiali in Italia sono scese del 28%, mentre il numero di sportelli automatici è diminuito del 14%.

Qui abbiamo parlato della presenza sempre più precaria degli Atm.

La bocciatura dell’Antitrust

Alla fine l’Antitrust ha stabilito che con il nuovo sistema i clienti avrebbero pagato ancora più di prima. Secondo quanto si apprende il timore era che, una volta fissata la soglia di 1,50 euro, tutte le banche vi si allineassero. Da qui l’affossamento della proposta.

Adesso si attende la decisione del consorzio Bancomat. Le opzioni sono due: o ripresentare per la terza volta il progetto con delle correzioni, o abbandonare definitivamente l’idea.

Qui la multa dell’Antitrust a sette colossi dell’energia.