Rete unica in dirittura d’arrivo? Le opzioni

Il CdA di TIM il 24 febbraio dovrà esaminare due offerte: quella del fondo KKR già arrivata e quella di CDP in arrivo

Il Governo prova ad accelerare sul dossier rete unica, che fra colpi di scena e veloci ritirate, è ancora al punto di partenza, stretto fra gli interessi dei privati, dell’interesse pubblico e delle esigenze di innovazione sulla traiettoria della transizione digitale. A Palazzo Chigi si sarebbe svolte delle riunioni segretissime nelle ultime settimane, stando alle ricostruzioni de Il Sole 24 Ore, per finalizzare un’offerta da parte di CDP concorrente o complementare a quella avanzata dal fondo americano KKR.

L’ipotesi divisione della rete

Se l’offerta di CDP dovesse essere concorrente a quella di KKR tutto finirà sul tavolo del CdA di TIM, convocato per il 24 febbraio per decidere sull’offerta del Fondi americano che scade il 28 febbraio. A quel punto prevarrà l’offerta più conveniente dal punto di vista del 0rezzo e del piano industriale.

Se la proposta di CDP sarà complementare si fa largo la suddivisine in due della rete: l’offerta di KKR varrà solo per le aree nere, quelle dove c’è concorrenza e profittabilità, mentre CDP rileverà le aree bianche e grigie su cui sta lavorando anche Open Fiber, di cui è azionista al 60% insieme a KKR e Maquarie.

Ma KKR pensa ad un modello Terna

Il piano già presentato dal fondo Kkr il 1° febbraio scorso prevede invece di far evolvere la rete di telecomunicazioni sul modello Terna: dal controllo privato al pubblico, passando per il mercato azionario. Il fondo americano infatti entrerebbe inizialmente con il 51%, lasciando al MEF e TIM il restante 49% per completare il piano di ammodernamento della rete (le sole aree nere ovviamente). Al termine del Piano, gli americani consegnerebbero l’infrastruttura al mercato tramite un’IPO ed al MEF che manterrebbe quindi la rete in mano pubblica.

Le resistenze di Vivendi

E’ il caso di dire che si è fatto “il conto senza l’oste”. Fra i desiderata delle parti in gioco c’è anche quella del socio di riferimento Vivendi. che di recente ha fatto uscire dal CdA Arnaud de Puyfontaine proprio per  aver campo libero in assemblea di esprimere liberamente il proprio gradimento verso la proposta scelta dal CdA. L’opposizione del socio francese ha sempre riguardato la valutazione dell’asset o la governance. Il primo aspetto aveva fatto naufragare il memorandum firmato a fine primavera da CDP, TIM, Open Fiber, Kkr lato Fibercop e Macquarie lato Open Fiber. La governance all’interno del futuro CdA è un altro dei punti critici al vaglio di Vivendi. Qui l’ultimo slittamento prima di Natale.

Il CdA  di TIM

In settimana, per la precisione martedì 14 febbraio, si riunirà il CdA di TIM per esaminare i risultati del 2022. Niente esame dell’offerta di KKR, demandata ad un CdA straordinario appositamente convocato per il 24 febbraio, ma a quanto pare si esaminerà la questione della sostituzione di Arnaud de Puyfontaine, in un clima decisamente rovente.