I piccioni in città costano caro, quanto pesano su spesa pubblica e privata

Quanto costano i piccioni a Comuni e privati tra bonifiche, sanificazioni e rischi sanitari. Dati, esempi e impatto economico del degrado urbano

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Nelle città italiane la presenza dei piccioni non è più considerata un semplice elemento folkloristico del paesaggio urbano. Negli ultimi anni, il fenomeno ha assunto una dimensione economica e sanitaria rilevante, con effetti diretti sui bilanci pubblici, sulle spese dei privati e sulla qualità della vita nei contesti urbani. Il guano prodotto dai volatili, in particolare, rappresenta una delle principali criticità, incidendo sul decoro, sulla conservazione degli edifici e sulla salute dei cittadini.

L’impatto economico sugli edifici pubblici

La gestione delle colonie urbane comporta interventi che vanno ben oltre la semplice pulizia. Le amministrazioni pubbliche sono spesso chiamate a sostenere costi legati alla rimozione del guano, alla sanificazione degli ambienti e allo smaltimento dei materiali contaminati. L’entità della spesa varia in funzione delle dimensioni e delle condizioni degli immobili.

Per edifici di grandi dimensioni, come l’ex carcere di Rieti, l’Agenzia del Demanio ha previsto una base d’asta di quasi 40 mila euro per interventi di bonifica complessi. In strutture di dimensioni medie, come un immobile demaniale a Mazzarino, nel Catanese, la spesa stimata supera i 24 mila euro. Anche gli interventi più piccoli, come quelli effettuati su immobili a Montecatini Terme, generano comunque costi che, pur contenuti, gravano sui bilanci pubblici.

Questi esempi mostrano come la presenza dei piccioni incida in modo sistematico sulla spesa pubblica, rendendo necessari interventi ripetuti nel tempo per evitare il degrado strutturale degli edifici.

I costi per i privati e i condomini

L’impatto economico non riguarda solo le amministrazioni. Anche i privati, soprattutto in ambito residenziale, devono far fronte a spese legate alla rimozione del guano e alla sanificazione degli spazi contaminati. Nelle principali città italiane, i costi medi per interventi professionali oscillano generalmente tra 170 e 750 euro, a seconda dell’accessibilità delle superfici e del livello di contaminazione.

Nei condomini, la questione assume spesso una dimensione collettiva. Le spese per tetti, facciate, cornicioni e parti comuni vengono ripartite tra i proprietari in base ai millesimi, mentre balconi e terrazzi restano a carico dei singoli. Questo genera frequentemente tensioni tra condomini, soprattutto quando alcuni continuano a somministrare cibo ai piccioni, favorendone la proliferazione.

Guano e salute pubblica

Oltre al danno economico, il guano rappresenta un rischio igienico-sanitario. Gli escrementi dei piccioni possono veicolare agenti patogeni e, una volta essiccati, disperdersi nell’aria sotto forma di particelle microscopiche. Tra le patologie potenzialmente associate figurano infezioni come criptococcosi, clamidosi, salmonellosi e candidosi.

La presenza incontrollata di colonie urbane è inoltre spesso collegata alla diffusione di ectoparassiti, come acari e pulci, che possono migrare dai nidi agli ambienti abitativi. Questo aspetto rende la gestione del fenomeno non solo una questione di decoro, ma anche di tutela della salute collettiva.

“I piccioni sporcano edifici e monumenti, possono trasmettere malattie e attirare altri parassiti”, sottolinea Andrea Cattarin, Presidente e Ceo di SGD Group, mettendo in evidenza come la gestione delle colonie urbane non riguardi solo interventi di pulizia, ma vere azioni volte a ridurre rischi strutturali, igienico-sanitari e ambienti. “La gestione delle colonie urbane non riguarda solo le pulizie ma la protezione della salute dei cittadini” ha precisato.

Vivibilità urbana e conflitti sociali

Gli effetti dei piccioni sulla vita quotidiana sono evidenti. Balconi e terrazze diventano spazi difficilmente utilizzabili, le superfici esterne si deteriorano più rapidamente e gli odori persistenti compromettono il comfort abitativo. A questi disagi si aggiungono rumori e problemi di convivenza che possono sfociare in conflitti tra residenti.

Dal punto di vista normativo, gli amministratori condominiali hanno la possibilità di intervenire, imponendo misure di prevenzione come l’installazione di dissuasori. Questi interventi comportano ulteriori costi e richiedono un coordinamento tra i proprietari.

L’esperienza dimostra che la sola pulizia, inoltre, non è sufficiente. Senza interventi preventivi, il problema tende a ripresentarsi ciclicamente, con un aumento progressivo dei costi. Per questo motivo, alcune amministrazioni locali hanno adottato strategie integrate che combinano monitoraggio, divieti di alimentazione dei volatili e installazione di barriere fisiche come reti e sistemi meccanici di allontanamento.

“I sistemi di allontanamento di tipo meccanico sono protetti da un discreto impatto visivo, costo contenuto e non necessitano di manutenzione” ha spiegato Andrea Cattarin. “Le soluzioni preventive, se implementate con coerenza, limitano la proliferazione dei volatili, consentendo una riduzione dei costi e un recupero della vivibilità urbana”.