Il patrimonio degli italiani è cresciuto, ma la ricchezza reale no: i motivi

Nonostante la crescita del patrimonio, le famiglie sono più povere in termini reali: pesano concentrazione della ricchezza e disuguaglianze

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

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Da un’analisi dell’Istat effettuata in collaborazione con la Banca d’Italia e pubblicata il 28 gennaio 2026, è emerso che le famiglie italiane risultano più ricche nei valori nominali, ma in termini reali sono più povere rispetto a pochi anni fa. Questo contrasto tra valore nominale e reale della ricchezza riflette, e in qualche modo sintetizza, gli effetti duraturi dell’inflazione sulla capacità di acquisto e sul benessere economico delle famiglie nel nostro Paese. Ma cosa vuol dire esattamente?

Ricchezza nominale in crescita ma potere d’acquisto in calo

Secondo i dati Istat, alla fine del 2024 la ricchezza netta delle famiglie italiane ha raggiunto gli 11.732 miliardi di euro, con un aumento del 2,8% rispetto al 2023 a prezzi correnti.

Questi numeri, a prima vista, possono apparire confortanti. Il totale delle attività (beni reali e finanziari) meno le passività è salito rispetto all’anno precedente, grazie soprattutto alla componente immobiliare e al mercato finanziario.

Tuttavia, questa crescita è nominale e non si può prendere così com’è, ma va valutata tenendo conto dell’inflazione, che ha eroso il potere d’acquisto e il valore reale del denaro.

Quando la ricchezza viene calcolata a prezzi costanti (ossia depurata dall’inflazione), risulta infatti inferiore di oltre il 5% rispetto al 2021.

In altre parole, nonostante gli indicatori monetari mostrino una crescita, il potere d’acquisto effettivo delle famiglie è diminuito negli ultimi 3 anni. L’inflazione, specialmente quella più alta registrata nel 2022, ha di fatto consumato il valore reale accumulato nei patrimoni familiari.

Le componenti della ricchezza: case e mercati finanziari

La dinamica della ricchezza netta delle famiglie è il risultato dell’andamento di due grandi componenti, ovvero

  • le attività non finanziarie (soprattutto immobili);
  • le attività finanziarie (titoli, fondi, riserve assicurative, depositi).

Valore degli immobili in aumento

Nello specifico, il valore delle attività non finanziarie è aumentato del 1,9% nel 2024, soprattutto grazie alla componente delle case, che ha registrato un’espansione significativa per il terzo anno consecutivo.

Tuttavia, va considerato che l’aumento dei valori non significa necessariamente un miglioramento delle condizioni di accesso agli immobili. Per molti giovani e nuclei con redditi modesti, il costo delle abitazioni è un ostacolo crescente.

Le famiglie investono di più

Le attività finanziarie delle famiglie italiane sono invece aumentate del 3,6% nel 2024, principalmente grazie all’andamento positivo dei prezzi delle quote di fondi comuni, titoli e riserve assicurative.

In un contesto di bassi tassi di interesse e mercati azionari relativamente stabili, questa componente ha contribuito in modo maggiore alla ricchezza nominale.

Anche in questo caso, però, va fatta una precisazione. E cioè che l’accesso agli strumenti finanziari non è omogeneo, poiché una quota della crescita dei valori finanziari è concentrata nelle mani di famiglie ad alta ricchezza o con maggiore alfabetizzazione finanziaria, mentre per una parte consistente delle famiglie i risparmi restano in strumenti meno remunerativi, come i depositi bancari.

Un confronto internazionale e strutturale

Nel confronto con altri Paesi avanzati, emerge comunque che il rapporto tra ricchezza netta delle famiglie e reddito lordo disponibile è rimasto stabile in Italia, mentre è diminuito per 3 anni consecutivi in Francia e nel Regno Unito.

Questo dato suggerisce che la capacità delle famiglie italiane di accumulare ricchezza in rapporto al reddito è meno deteriorata rispetto ad alcuni concorrenti europei, ma il risultato reale in termini di benessere resta fragile.

Un studio pubblicato a inizio anno da First Cgil ha infatti confermato che la crescita della ricchezza italiana nel lungo periodo (2012–2025) è inferiore a quella osservata in Francia e Germania. La crescita reale delle ricchezze è più contenuta mentre quella delle disuguaglianze a livelli record.

Distribuzione della ricchezza: disuguaglianze crescenti

Un altro elemento importante da considerare è la distribuzione della ricchezza. Secondo un rapporto Oxfam basato su dati del 2025, il 10% più ricco delle famiglie italiane possiede oltre 8 volte la ricchezza della metà più povera.

Questo indica una concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi e conferma il problema delle disuguaglianze.

Le cause di queste disparità sono molteplici, tra cui la prevalenza di patrimoni immobiliari e finanziari concentrati nei ceti più alti, e un sistema fiscale che in passato ha favorito l’accumulazione di ricchezza attraverso strumenti come la bassa tassazione sulle successioni e sui patrimoni, oggi al centro di dibattiti economici e politici internazionali.