L’accordo di libero scambio tra Ue e Mercosur è stato finalmente approvato, dopo oltre vent’anni di negoziati, ma il via libera politico non ha chiuso le tensioni.
Al contrario, ha fatto esplodere una stagione di proteste e polemiche che attraversa diversi Paesi europei. Le fratture sono profonde.
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Cos’è il Mercosur
Il Consiglio dell’Unione Europea ha dato il suo ok all’intesa con il mercato comune sudamericano che riunisce Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay, con membri associati (Cile, Colombia, Ecuador, Perù). Mercosur sta per “Mercado Común del Sur”. Il passaggio era il più delicato, perché richiedeva una maggioranza qualificata: almeno 15 Stati membri rappresentativi del 65% della popolazione europea.
La posizione dell’Italia sul Mercosur
La soglia è stata raggiunta grazie al voto favorevole dell’Italia, che fino a poche settimane fa figurava tra i principali oppositori dell’accordo. La Francia, insieme a Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria, ha invece votato contro. Il Belgio si è astenuto.
Il cambio di posizione italiano è stato determinante: finora il peso demografico congiunto di Roma e Parigi aveva impedito di portare la proposta al voto, ma nelle ultime settimane il governo italiano ha sciolto le riserve dopo aver ottenuto alcune concessioni dalla Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen, da sempre favorevole all’intesa. Resta ancora un ultimo passaggio formale: il 17 gennaio in Paraguay ci sarà la firma ufficiale e successivamente la ratifica al Parlamento Europeo.
Il cuore delle resistenze riguarda l’impatto dell’accordo sull’agricoltura europea, con gli agricoltori che temono concorrenza sleale, soprattutto nei settori della carne, ma anche di altri prodotti, perché i paesi del Mercosur possono produrre a costi più bassi grazie a standard ambientali e sanitari meno stringenti rispetto a quelli imposti dall’Unione. È su questo terreno che si sono concentrate le principali concessioni negoziate con l’Italia.
La prima riguarda l’introduzione di clausole di salvaguardia rafforzate. In base al nuovo meccanismo, la Commissione potrà avviare indagini e intervenire sul mercato se, nell’arco di tre anni, le importazioni di determinati prodotti aumenteranno di almeno il 5% e se i prezzi sul mercato europeo scenderanno della stessa percentuale. Si tratta di una soglia più bassa rispetto al 10% inizialmente proposto dalla Commissione e considerata insufficiente dai Paesi contrari, ma che rappresenta comunque un irrigidimento rispetto alla versione precedente dell’accordo.
La seconda concessione è di natura finanziaria e politica. Von der Leyen ha promesso una maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi della Politica Agricola Comune nel ciclo di bilancio 2028-2035. In concreto, i 293,7 miliardi destinati alla Pac potrebbero essere spesi fin dall’inizio del settennato, senza attendere le revisioni di metà periodo. Il governo italiano ha presentato questa misura come un rafforzamento delle risorse per l’agricoltura, mentre si tratta soprattutto di un anticipo di fondi già previsti, che modifica i tempi ma non l’ammontare complessivo.
Francia e Lega contro l’accordo con il Mercosur
Queste aperture non sono però bastate a disinnescare le critiche. In Francia, nonostante il voto contrario del Governo, il presidente Emmanuel Macron ha parlato di “progressi indiscutibili” ma ha ribadito l’esistenza di un rifiuto politico unanime dell’accordo. In Italia, la Lega ha confermato la propria contrarietà e ha annunciato battaglia in Parlamento, sostenendo che i rischi per il Made in Italy agricolo superano i potenziali benefici.
Dubbi arrivano da Coldiretti, che riconosce il miglioramento delle clausole di salvaguardia ma giudica ancora insufficienti i principi di reciprocità. L’associazione chiede il divieto di importazione di prodotti contenenti residui di sostanze vietate in Europa e controlli più stringenti, denunciando il rischio che l’accordo finisca per favorire industrie europee esportatrici di fitofarmaci, con ricadute negative sulla salute dei consumatori.
Proteste contro il Mercosur
L’approvazione dell’accordo ha coinciso con un’ondata di proteste in mezza Europa: trattori hanno bloccato il traffico a Milano, Parigi, Bruxelles e in diverse regioni della Spagna, dalla Catalogna alla Castiglia e León. In Grecia i trattori hanno bloccato le autostrade principali.
Questi gli umori raccolti dal Corriere della Sera, fra chi teme che l’ok al Mercosur possa azzoppare l’export italiano, e contemporaneamente inondare l’Italia di prodotti stranieri low cost: “All’Ue non chiediamo mance, chiediamo la possibilità di ricostruire il settore primario italiano. Le compensazioni che loro vogliono fare con il Mercosur andranno a vantaggio solo dell’industria”.
A Milano gli agricoltori sono scesi in piazza per chiedere un prezzo “giusto” per i produttori e i consumatori con nome, controlli efficaci e certi contro la “speculazione”.
Le manifestazioni, organizzate da sigle e movimenti agricoli differenti, denunciano l’impatto dell’intesa sui prezzi, sui redditi e sulla sovranità alimentare, accusando Bruxelles di sacrificare l’agricoltura in nome della liberalizzazione commerciale.