Nel caso si voglia effettuare un investimento è importante capire quanto si vuole rischiare. Conoscere il proprio profilo di rischio è infatti fondamentale per costruire un portafoglio coerente che sia sostenibile nel tempo. La scala che va da 1 a 7 al momento è una delle più utilizzate sia dagli istituti di credito che dagli intermediari finanziari per classificare il rischio che un investitore è disposto a correre e sopportare. Ecco come funziona esattamente quest’ultima e perché è importante nella scelta degli strumenti finanziari.
Indice
Cos’è un profilo di rischio
Il profilo di rischio è un indicatore numerico grazie al quale è possibile valutare quanto un investitore può e vuole esporsi a possibili perdite per raggiungere determinati obiettivi di rendimento.
Si tratta quindi di una valutazione complessiva che tiene conto della sostenibilità e delle scelte di investimento nel lungo e breve periodo.
La definizione di rischio nasce dalla combinazione di elementi oggettivi e soggettivi. I primi sono, ad esempio, il patrimonio e il reddito che si hanno, le esperienze maturate negli investimenti e la stabilità economica.
Gli elementi soggettivi, invece, sono quelli legati alla sfera personale di chi investe come la gestione psicologica di eventuali perdite o le oscillazioni di valore degli strumenti finanziari.
L’indice di rischio è utilizzato dagli istituti di credito e dagli intermediari finanziari per orientare le proposte di investimento e selezionare quelle consone alle caratteristiche dell’investitore con l’obiettivo di evitare che si effettuino delle scelte sbagliate e non solo.
Lo scopo è inoltre quello di fare in modo che le aspettative di guadagno sia in linea con i rischi reali dei prodotti finanziari scelti così da aiutare gli investitori a prendere decisioni più consapevoli che possano anche proteggere i loro risparmi.
Cos’è una scala di rischio da 1 a 7
Il profilo di rischio si basa su una scala che va da 1 a 7. Quest’ultima serve per classificare gli investitori in base alla loro capacità e disponibilità ad affrontare possibili perdite in cambio di un rendimento.
Ma vediamo a chi viene associato ogni livello partendo dal primo.
Livello di rischio 1
Come si immaginerà, esso corrisponde al profilo molto prudente. Significa che l’investitore punta soprattutto sulla conservazione del denaro e accetta un rendimento contenuto pur di evitare oscillazioni di valore.
Strumenti associati a tale rischio sono ad esempio i buoni postali e i titoli di Stato.
Livello di rischio 2
Il livello 2, invece, indica un profilo prudente. Significa che l’investitore tollera un rischio un poco più alto del precedente ma preferisce sempre la sicurezza.
Tra gli strumenti associati a tale tipologia di rischio ci sono quelli a reddito fisso con una variabilità più moderata e con l’obiettivo di proteggere i soldi investiti. Un esempio sono le obbligazioni emesse da enti pubblici o aziende con un buon merito creditizio.
Livello di rischio 3
Si sale poi al profilo 3 che è considerato quello moderato.
Significa che l’investitore inizia ad accettare una piccola quota di rischio in cambio di un potenziale rendimento più alto. In tale fase, quindi, l’investitore inizia a esporsi ai mercati azionari anche se in modo contenuto.
Livello di rischio 4
Con il profilo 4 si entra nel livello bilanciato, che è una delle categorie più diffuse in quanto prevede un mix abbastanza equilibrato tra strumenti azionari e obbligazionari.
L’investitore a questo punto accetta le oscillazioni di valore nel tempo senza però rinunciare alla stabilità complessiva del portafoglio.
Livello di rischio 5
Salendo ancora, si arriva al profilo 5 che è quello definito dinamico.
Con esso, la componente azionaria diventa quella dominante mentre la volatilità viene considerata come una parte del percorso di investimento. L’investitore di tale livello ha un orizzonte temporale medio-lungo e una maggiore capacità di sopportare le fasi in cui il mercato è negativo.
Livello di rischio 6
Il livello 6, invece, è quello aggressivo.
Significa che l’investitore accetta non solo le oscillazioni del mercato ma anche rischi più alti in quanto ha l’obiettivo di ottenere rendimenti più elevati nel tempo.
Livello di rischio 7
C’è infine, il livello 7 che è quello più aggressivo nel quale rientrano investitori che hanno un’alta propensione al rischio e che sono disposti anche ad affrontare delle perdite ingenti.
Come individuare il profilo di rischio corretto?
Per capire che tipologia di profilo scegliere non è obbligatorio fissare con precisione tutti gli obiettivi futuri.
Nel mondo degli investimenti, infatti, si guarda spesso ai periodi di tempo che si hanno a disposizione che sono suddivisi in 3 grandi categorie:
- il breve termine che copre un periodo indicativo da 1 a 3 anni;
- il medio termine che copre un periodo da 3 a 5 anni;
- il lungo termine che copre periodi superiori anche di 10 anni.
Tali fasce non hanno regole fisse ma servono come riferimento per valutare il livello di rischio sostenibile.
Di solito al breve termine viene associato a un profilo di basso rischio che è quello che privilegia gli strumenti poco esposti alle oscillazioni dei mercati. Più il periodo è lungo, invece, maggiori sono le possibilità di accettare rischi maggiori. Il motivo è che per l’investitore diventa più semplice recuperare eventuali perdite e approfittare dei momenti di crescita del mercato.
Cosa prevede la normativa Mifid II
La scala del profilo di rischio che va da 1 a 7 è molto utilizzata nei documenti informativi dei prodotti finanziari come quelli previsti dalla normativa Mifid II. È attiva dal 2018 e si pone l’obiettivo di proteggere gli investitori, nonché aumentare la trasparenza nelle vendita e nella consulenza dei prodotti.
La normativa obbliga sia gli istituti di credito che gli intermediari a fornire chiare informazioni sui costi, sulle caratteristiche e sui rischi degli investimenti. Ogni prodotto finanziario, poi, deve avere il key information document che mostra anche il livello di rischio su una scala da 1 a 7.
Come scegliere il profilo di rischio giusto
Capire quali eventuali perdite si possono sostenere dà la possibilità di scegliere il profilo di rischio più adatto. È però fondamentale anche valutare l’età.
Chi è giovane ha maggiori possibilità di esporsi ai rischi in quanto avrà più tempo per recuperare le eventuali perdite e ottenere rendimenti più elevati. Al contrario chi è vicino alla pensione o semplicemente ha bisogno di soldi a breve termine ha meno tempo per recuperare le perdite per cui preferirà un investimento più sicuro piuttosto che puntare su guadagni futuri.
L’ideale sarebbe costruire, come sostiene anche Warren Buffet, un portafoglio diversificato avvalendosi dell’aiuto di un consulente finanziario qualificato. Tale figura sarà infatti in grado di fornire un valido aiuto nella scelta di prodotti stabili come le obbligazioni da affiancare ad altri più dinamici come le azioni.