I Btp sono tra i titoli di Stato più conosciuti dai risparmiatori perché sono presenti da tempo sul mercato e occupano uno spazio centrale nelle scelte di investimento di famiglie e di piccoli investitori. Chi li acquista sa di prestare dei soldi allo Stato italiano per un periodo di tempo definito ottenendo poi in cambio degli interessi che vengono pagati con regolarità e il rimborso del capitale investito.
Tale struttura li rende diversi dagli altri titoli di Stato come i Bot, i Ctz e i Cct che possono avere durate più brevi, modalità di rendimento diverse o interessi variabili. Capire le differenze tra questi strumenti è fondamentale per scegliere il prodotto più adatto alle proprie esigenze, soprattutto in un contesto economico come quello attuale in cui i tassi e l’inflazione incidono in modo diretto sui rendimenti.
Indice
Cosa sono i Btp
I Buoni del Tesoro poliennali chiamati anche Btp sono dei titoli di Stato italiani di durata medio-lunga. Chi li acquista presta del denaro allo Stato e in cambio riceve alla scadenza gli interessi maturati nel tempo e il rimborso dell’importo investito inizialmente.
La loro durata può variare da pochi a decine di anni, le scadenze vanno infatti da 3 a 50 anni per cui sono strumenti ideali per chi desidera programmare un orizzonte d’investimento oltre il breve periodo.
La principale caratteristica che rende i Btp diversi dagli altri titoli di Stato è il pagamento di interessi regolari che sono chiamati cedole. Sono semestrali (in genere) e consentono di percepire un reddito regolare durante tutta la durata del titolo senza dover attendere la scadenza finale.
A differenza dei Bot e dei Ctz non producono guadagni solo alla fine dell’investimento: il rendimento dipende sia della cedole incassate nel tempo che dalla restituzione del capitale nominale da parte dello Stato.
Differenza tra Btp e Bot
Sono la durata e il modo in cui viene pagato il rendimento le principali differenze tra i Btp e i Bot.
I Buoni ordinari del Tesoro, sono titoli di Stato a breve termine con scadenze standard di 3, 6 o 12 mesi che non prevedono cedole periodiche. Il loro rendimento deriva infatti unicamente dalla differenza tra il prezzo di acquisto (che di solito è inferiore al valore nominale) e l’importo che lo Stato restituisce alla scadenza del titolo.
Tale differenza è significativa quando si valuta un investimento. Se infatti si guarda a un’orizzonte temporale molto breve e si desidera mantenere la liquidità, i Bot sono la scelta più indicata. Nel caso in cui si accetti un impegno a lungo termine in cambio di un reddito periodico, allora i Btp potrebbero risultare la scelta migliore.
Differenza tra Ctz e Btp
I Ctz sono Certificati del Tesoro zero Coupon. Essi non prevedono cedole periodiche come i Btp e il loro guadagno arriva solo alla scadenza sotto forma di differenza tra il prezzo di acquisto e il valore che lo Stato restituisce.
Hanno poi una durata fissa di 24 mesi e sono pensati per chi vuole investire a breve termine senza la necessità di ricevere un reddito regolare.
Differenza tra Btp e Cct
I Cct sono Certificati di credito del Tesoro molto simili ai Btp ma con una differenza importante nel modo di pagare gli interessi. Mentre per i Btp le cedole sono fisse e definite al momento dell’emissione, per i Cct sono variabili e cambiano nel tempo in base all’andamento dei tassi di mercato.
Più esattamente, ogni 6 mesi l’importo dei Cct viene calcolato su un tasso che può aumentare o diminuire a seconda dell’andamento dei tassi di riferimento. Un’altra differenza riguarda la durata: i Cct hanno solitamente una scadenza di 7 anni mentre i Btp possono avere durate più brevi o più lunghe.
I buoni indicizzati ad aumento dei prezzi e inflazione
Oltre ai Btp tradizionali, esistono anche titoli indicizzati all’inflazione come i Btp€i e i Btp Italia.
Btp Italia
Per i Btp Italia il capitale investito e gli interessi vengono rivalutati in base all’aumento dei prezzi al consumo in Italia (indice Foi) mentre gli interessi sono pagati ogni sei mesi sul valore rivalutato.
Questo significa che se i prezzi aumentano, anche l’importo delle cedole e il rimborso finale possono essere maggiori rispetto a un buono del Tesoro a cedola fissa.
Btp€i
I Btp€i, invece, sono indicizzati all’inflazione dell’area euro, misurata dall’indice armonizzato europeo (Iapc) con esclusione del tabacco. Anche in questo caso sia le cedole sia il capitale rimborsato alla scadenza vengono adeguati in base ai dati ufficiali sull’inflazione.
Perché scegliere i Btp invece di altri Titoli di Stato
Chi investe può decidere di puntare sui Buoni del Tesoro poliennali invece che in Cct, Bot o Ctz perché tali titoli offrono cedole fisse che:
- sono pagate nel tempo con regolarità;
- consentono di avere una fonte di reddito prevedibile per tutta la durata dell’investimento.
Sono prodotti ideali per chi ha un orizzonte di investimento medio-lungo e desidera conoscere con anticipo quanto incasserà con gli interessi.
Inoltre, possono risultare un investimento interessante nei periodi in cui i tassi di interesse iniziano a scendere perché permettono di ottenere un rendimento più alto rispetto ai nuovi che potrebbero essere emessi con cedole più basse.
Regime fiscale: ci sono differenze per le tasse
Il regime fiscale è uguale per tutti i titoli di Stato che prevedono un’aliquota agevolata sui redditi generati. Essi sono soggetti a un’imposta sostitutiva fissa del 12,5% che si applica sia agli interessi che alle eventuali plusvalenze.
Significa che se un investitore percepisce dei rendimenti dalla cedole di Btp o realizza un guadagno vendendo un titolo prima della scadenza, sull’importo lordo viene trattenuta una tassa del 12,5%, molto più favorevole di quella applicata alla maggior parte degli strumenti finanziari come azioni, obbligazioni o fondi comuni.
Oltre all’imposta sostitutiva sui redditi, chi decide di investire denaro nei titoli di Stato deve anche considerare l’imposta di bollo sul deposito titoli che è dello 0,20% annuo sul valore dei prodotti finanziari detenuti. Si applica su qualsiasi titolo, inclusi i Btp e altri su indicati.
Come si confrontano i Btp con altri titoli di Stato europei
I Btp non si confrontano soltanto con strumenti nazionali come i Bot o i Ctz ma anche con altri titoli di Stato di paesi come ad esempio la Germania.
Il confronto si basa prevalentemente sue due elementi:
- il rendimento;
- la percezione del rischio da parte degli investitori.
In Europa, i titoli di Stato considerati più sicuri sono storicamente quelli tedeschi, i cosiddetti Bund che servono spesso come benchmark per confrontare gli altri rendimenti sovrani.
Nel passato, lo spread tra i rendimenti dei Buoni del Tesoro italiani e i Bund era molto alto perché gli investitori percepivano un rischio maggiore per l’Italia rispetto alla Germania e quindi chiedevano un rendimento più alto per i titoli italiani.
Negli ultimi anni, invece, il differenziale si è moto ridotto con lo Spread dei Btp decennali che è sceso sotto i 70 punti, un livello che non si vedevano da anni. Questo significa che gli investitori attribuiscono ai titoli italiani un rischio più basso rispetto al passato.
I rendimenti dei titoli di Stato italiani, quindi, non sono determinati solo da fattori economici come il debito o la crescita ma anche dalle aspettative degli investitori in merito alla stabilità politica e alle prospettive di lungo periodo dei diversi paesi.