Torna in campo il progetto di una super Borsa europea capace di riunire Milano, Parigi, Amsterdam e Francoforte. A rilanciare l’ipotesi è stato l’amministratore delegato di Euronext, Stéphane Boujnah, che si è dichiarato disponibile a valutare un’aggregazione con Deutsche Börse dopo avere escluso, soltanto quattro mesi fa, una fusione nel breve periodo.
È questo il cambio di tono. Il 21 maggio 2026, durante un’audizione al Parlamento italiano, Boujnah aveva riconosciuto la logica industriale dell’operazione, ma l’aveva considerata improbabile in tempi ravvicinati. Nell’intervista pubblicata poche ore fa, invece, ha indicato la fusione delle attività di Borsa come una delle operazioni che potrebbero avere senso per l’Europa.
Non significa che l’accordo sia già in preparazione. Non risultano trattative in corso e Deutsche Börse lo ha confermato. La riapertura ha, comunque, mosso immediatamente il mercato: Euronext ha guadagnato circa il 2,1%, Deutsche Börse il 2,9% e London Stock Exchange Group il 3,8%, mentre gran parte delle Borse europee perdeva terreno.
Per l’Italia la questione non riguarda soltanto il futuro di una società quotata. Euronext controlla Borsa Italiana e alcune infrastrutture centrali per il mercato dei titoli di Stato. La vera domanda è quindi: in un gruppo finanziario molto più grande, Milano guadagnerebbe investitori oppure perderebbe potere decisionale?
Dalla frenata di maggio alla riapertura di settembre
La novità non è la comparsa improvvisa di un progetto mai discusso. Euronext e Deutsche Börse hanno già valutato in passato diverse forme di aggregazione. A cambiare è il modo in cui il vertice di Euronext torna oggi a parlarne, mentre l’Unione europea cerca di ridurre la frammentazione dei propri mercati finanziari.
La sequenza aiuta a distinguere i fatti dalle aspettative:
| Data e passaggio | Che cosa è successo | Che cosa significa |
|---|---|---|
| 21 maggio 2026 | Boujnah esclude una fusione nel breve periodo | La logica industriale viene riconosciuta, ma il progetto resta lontano |
| 14 settembre 2026 | Euronext riapre alla possibilità di un accordo | Cambia il tono, non nasce ancora una trattativa |
| Risposta di Deutsche Börse | Il gruppo conferma che non sono in corso colloqui | Non esistono al momento offerta, negoziato o intesa |
| Reazione del mercato | Salgono Euronext, Deutsche Börse e Lseg | Gli investitori vedono una possibile nuova fase di consolidamento |
| Prossimo passaggio | Servirebbero colloqui ufficiali e un progetto industriale | Solo allora sarebbe possibile valutare struttura e probabilità dell’operazione |
Quanto sarebbe grande la super Borsa europea
Euronext gestisce oggi otto mercati regolamentati: Amsterdam, Atene, Bruxelles, Dublino, Lisbona, Milano, Oslo e Parigi. Le sue attività non si fermano alla compravendita delle azioni, ma comprendono obbligazioni, derivati, fondi, dati finanziari, compensazione, custodia e regolamento delle operazioni.
Come spiega la stessa società nella presentazione ufficiale delle attività di Euronext, il gruppo copre ormai l’intera catena dei mercati dei capitali, dall’ingresso in Borsa di un’impresa fino al completamento degli scambi.
Deutsche Börse controlla, invece, la Borsa di Francoforte, la piattaforma Xetra, il mercato dei derivati Eurex e Clearstream, uno dei principali operatori mondiali nella custodia e nel regolamento dei titoli.
| Gruppo | Dimensione indicativa | Attività strategiche |
|---|---|---|
| Euronext | Circa 16 miliardi di euro | Otto Borse, Mts, clearing, custodia, dati e mercati obbligazionari |
| Deutsche Börse | Circa 50 miliardi di euro | Francoforte, Xetra, Eurex, Clearstream e servizi informativi |
| Possibile gruppo | Oltre 60 miliardi di euro | Azioni, bond, derivati, dati e infrastrutture finanziarie paneuropee |
Deutsche Börse partirebbe da una dimensione finanziaria superiore a quella di Euronext. Questo squilibrio renderebbe centrali la distribuzione delle quote, la composizione del consiglio di amministrazione e la scelta delle sedi operative.
Perché Borsa Italiana è la vera posta in gioco
Euronext ha acquistato Borsa Italiana dal London Stock Exchange nel 2021 per 4,3 miliardi di euro. Con l’operazione, Milano è diventata uno dei principali centri del gruppo e una fonte importante di ricavi.
Nel perimetro non è entrato soltanto il mercato azionario. L’acquisizione ha coinvolto infrastrutture strategiche come Mts, una delle principali piattaforme europee per la negoziazione dei titoli di Stato, oltre alle attività di compensazione, custodia e regolamento.
Chi controlla queste strutture non determina il prezzo delle azioni o dei Btp, ma decide investimenti tecnologici, organizzazione dei servizi, tariffe e priorità industriali. Per questo il futuro di Borsa Italiana riguarda anche la capacità del Paese di mantenere un ruolo nelle infrastrutture attraverso cui passano risparmio e debito pubblico.
Cassa Depositi e Prestiti possiede l’8,1% di Euronext, la stessa quota della francese Caisse des Dépôts. Intesa Sanpaolo detiene, invece, circa l’1,55%. Una fusione con Deutsche Börse potrebbe diluire il peso percentuale degli azionisti italiani, a meno di nuovi investimenti o specifici accordi di governance.
La possibile super Borsa riapre una partita già esistente: essere azionisti è sufficiente se non si riesce a incidere sulle decisioni?
Cosa cambierebbe per risparmiatori e imprese
Per chi possiede azioni italiane non ci sarebbero conseguenze automatiche. I titoli resterebbero nel conto dell’investitore e una fusione societaria non modificherebbe direttamente tassazione o diritti degli azionisti.
Gli effetti emergerebbero nel tempo e dipenderebbero dalle scelte del nuovo gruppo:
| Soggetto | Possibile vantaggio | Possibile rischio |
|---|---|---|
| Risparmiatori | Più titoli, servizi integrati e maggiore liquidità | Mercato più complesso e più concentrato |
| Società quotate | Accesso a un numero maggiore di investitori internazionali | Minore visibilità per le aziende italiane più piccole |
| PMI | Più possibilità di raccogliere capitale | Milano dovrebbe competere con altri centri per attrarre le quotazioni |
| Intermediari | Procedure e piattaforme comuni | Riduzione dei margini e concentrazione dei servizi |
| Sistema Italia | Mercato europeo più competitivo rispetto a Wall Street | Minore autonomia sulle decisioni che riguardano Piazza Affari |
Il beneficio più immediato potrebbe essere una maggiore liquidità, cioè la possibilità di comprare e vendere un titolo più facilmente senza determinarne forti oscillazioni. Liquidità e capitalizzazione sono elementi essenziali nella costruzione degli indici, come ricorda il Glossario QuiFinanza dedicato al MIBtel.
Per le imprese conterebbe soprattutto la capacità di raggiungere nuovi investitori. Una piattaforma europea integrata potrebbe rendere più attraente una offerta pubblica iniziale, ma soltanto se costi, regole e visibilità restassero favorevoli anche alle aziende di dimensioni minori.
Perché l’Europa vuole una Borsa più grande
L’Europa dispone di un risparmio privato molto elevato, ma una parte consistente dei capitali viene investita sui mercati statunitensi.
Una super Borsa potrebbe ridurre questa frammentazione, offrendo una piattaforma più vicina per dimensioni ai grandi operatori americani.
Il progetto, però, dovrebbe superare verifiche antitrust complesse. Nel 2012 la Commissione europea bloccò l’unione tra Deutsche Börse e NYSE Euronext. Nel 2017 fermò anche il progetto tra Deutsche Börse e London Stock Exchange, temendo una concentrazione eccessiva in alcune attività.
Oggi Bruxelles appare più disponibile a favorire campioni europei, ma Francia, Germania e Italia chiederebbero garanzie sulle rispettive sedi, sugli investimenti e sulla distribuzione del potere.