Super Borsa europea, Euronext riapre alla fusione con Deutsche Börse: cosa cambierebbe per l’Italia

Il progetto torna in campo e muove i titoli: più capitali per Piazza Affari, ma Milano rischia di perdere peso.

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Donatella Maisto

Esperta in digital trasformation

Dopo 20 anni nel legal e hr, si occupa di informazione, ricerca e sviluppo. Esperta in digital transformation, tecnologie emergenti e standard internazionali per la sostenibilità, segue l’Innovation Hub della Camera di Commercio italiana per la Svizzera. MIT Alumni.

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Torna in campo il progetto di una super Borsa europea capace di riunire Milano, Parigi, Amsterdam e Francoforte. A rilanciare l’ipotesi è stato l’amministratore delegato di Euronext, Stéphane Boujnah, che si è dichiarato disponibile a valutare un’aggregazione con Deutsche Börse dopo avere escluso, soltanto quattro mesi fa, una fusione nel breve periodo.

È questo il cambio di tono. Il 21 maggio 2026, durante un’audizione al Parlamento italiano, Boujnah aveva riconosciuto la logica industriale dell’operazione, ma l’aveva considerata improbabile in tempi ravvicinati. Nell’intervista pubblicata poche ore fa, invece, ha indicato la fusione delle attività di Borsa come una delle operazioni che potrebbero avere senso per l’Europa.

Non significa che l’accordo sia già in preparazione. Non risultano trattative in corso e Deutsche Börse lo ha confermato. La riapertura ha, comunque, mosso immediatamente il mercato: Euronext ha guadagnato circa il 2,1%, Deutsche Börse il 2,9% e London Stock Exchange Group il 3,8%, mentre gran parte delle Borse europee perdeva terreno.

Per l’Italia la questione non riguarda soltanto il futuro di una società quotata. Euronext controlla Borsa Italiana e alcune infrastrutture centrali per il mercato dei titoli di Stato. La vera domanda è quindi: in un gruppo finanziario molto più grande, Milano guadagnerebbe investitori oppure perderebbe potere decisionale?

Dalla frenata di maggio alla riapertura di settembre

La novità non è la comparsa improvvisa di un progetto mai discusso. Euronext e Deutsche Börse hanno già valutato in passato diverse forme di aggregazione. A cambiare è il modo in cui il vertice di Euronext torna oggi a parlarne, mentre l’Unione europea cerca di ridurre la frammentazione dei propri mercati finanziari.

La sequenza aiuta a distinguere i fatti dalle aspettative:

Data e passaggio Che cosa è successo Che cosa significa
21 maggio 2026 Boujnah esclude una fusione nel breve periodo La logica industriale viene riconosciuta, ma il progetto resta lontano
14 settembre 2026 Euronext riapre alla possibilità di un accordo Cambia il tono, non nasce ancora una trattativa
Risposta di Deutsche Börse Il gruppo conferma che non sono in corso colloqui Non esistono al momento offerta, negoziato o intesa
Reazione del mercato Salgono Euronext, Deutsche Börse e Lseg Gli investitori vedono una possibile nuova fase di consolidamento
Prossimo passaggio Servirebbero colloqui ufficiali e un progetto industriale Solo allora sarebbe possibile valutare struttura e probabilità dell’operazione

Quanto sarebbe grande la super Borsa europea

Euronext gestisce oggi otto mercati regolamentati: Amsterdam, Atene, Bruxelles, Dublino, Lisbona, Milano, Oslo e Parigi. Le sue attività non si fermano alla compravendita delle azioni, ma comprendono obbligazioni, derivati, fondi, dati finanziari, compensazione, custodia e regolamento delle operazioni.

Come spiega la stessa società nella presentazione ufficiale delle attività di Euronext, il gruppo copre ormai l’intera catena dei mercati dei capitali, dall’ingresso in Borsa di un’impresa fino al completamento degli scambi.

Deutsche Börse controlla, invece, la Borsa di Francoforte, la piattaforma Xetra, il mercato dei derivati Eurex e Clearstream, uno dei principali operatori mondiali nella custodia e nel regolamento dei titoli.

Gruppo Dimensione indicativa Attività strategiche
Euronext Circa 16 miliardi di euro Otto Borse, Mts, clearing, custodia, dati e mercati obbligazionari
Deutsche Börse Circa 50 miliardi di euro Francoforte, Xetra, Eurex, Clearstream e servizi informativi
Possibile gruppo Oltre 60 miliardi di euro Azioni, bond, derivati, dati e infrastrutture finanziarie paneuropee

Deutsche Börse partirebbe da una dimensione finanziaria superiore a quella di Euronext. Questo squilibrio renderebbe centrali la distribuzione delle quote, la composizione del consiglio di amministrazione e la scelta delle sedi operative.

Perché Borsa Italiana è la vera posta in gioco

Euronext ha acquistato Borsa Italiana dal London Stock Exchange nel 2021 per 4,3 miliardi di euro. Con l’operazione, Milano è diventata uno dei principali centri del gruppo e una fonte importante di ricavi.

Nel perimetro non è entrato soltanto il mercato azionario. L’acquisizione ha coinvolto infrastrutture strategiche come Mts, una delle principali piattaforme europee per la negoziazione dei titoli di Stato, oltre alle attività di compensazione, custodia e regolamento.

Chi controlla queste strutture non determina il prezzo delle azioni o dei Btp, ma decide investimenti tecnologici, organizzazione dei servizi, tariffe e priorità industriali. Per questo il futuro di Borsa Italiana riguarda anche la capacità del Paese di mantenere un ruolo nelle infrastrutture attraverso cui passano risparmio e debito pubblico.

Cassa Depositi e Prestiti possiede l’8,1% di Euronext, la stessa quota della francese Caisse des Dépôts. Intesa Sanpaolo detiene, invece, circa l’1,55%. Una fusione con Deutsche Börse potrebbe diluire il peso percentuale degli azionisti italiani, a meno di nuovi investimenti o specifici accordi di governance.

La possibile super Borsa riapre una partita già esistente: essere azionisti è sufficiente se non si riesce a incidere sulle decisioni?

Cosa cambierebbe per risparmiatori e imprese

Per chi possiede azioni italiane non ci sarebbero conseguenze automatiche. I titoli resterebbero nel conto dell’investitore e una fusione societaria non modificherebbe direttamente tassazione o diritti degli azionisti.

Gli effetti emergerebbero nel tempo e dipenderebbero dalle scelte del nuovo gruppo:

Soggetto Possibile vantaggio Possibile rischio
Risparmiatori Più titoli, servizi integrati e maggiore liquidità Mercato più complesso e più concentrato
Società quotate Accesso a un numero maggiore di investitori internazionali Minore visibilità per le aziende italiane più piccole
PMI Più possibilità di raccogliere capitale Milano dovrebbe competere con altri centri per attrarre le quotazioni
Intermediari Procedure e piattaforme comuni Riduzione dei margini e concentrazione dei servizi
Sistema Italia Mercato europeo più competitivo rispetto a Wall Street Minore autonomia sulle decisioni che riguardano Piazza Affari

Il beneficio più immediato potrebbe essere una maggiore liquidità, cioè la possibilità di comprare e vendere un titolo più facilmente senza determinarne forti oscillazioni. Liquidità e capitalizzazione sono elementi essenziali nella costruzione degli indici, come ricorda il Glossario QuiFinanza dedicato al MIBtel.

Per le imprese conterebbe soprattutto la capacità di raggiungere nuovi investitori. Una piattaforma europea integrata potrebbe rendere più attraente una offerta pubblica iniziale, ma soltanto se costi, regole e visibilità restassero favorevoli anche alle aziende di dimensioni minori.

Perché l’Europa vuole una Borsa più grande

L’Europa dispone di un risparmio privato molto elevato, ma una parte consistente dei capitali viene investita sui mercati statunitensi.

Una super Borsa potrebbe ridurre questa frammentazione, offrendo una piattaforma più vicina per dimensioni ai grandi operatori americani.

Il progetto, però, dovrebbe superare verifiche antitrust complesse. Nel 2012 la Commissione europea bloccò l’unione tra Deutsche Börse e NYSE Euronext. Nel 2017 fermò anche il progetto tra Deutsche Börse e London Stock Exchange, temendo una concentrazione eccessiva in alcune attività.

Oggi Bruxelles appare più disponibile a favorire campioni europei, ma Francia, Germania e Italia chiederebbero garanzie sulle rispettive sedi, sugli investimenti e sulla distribuzione del potere.