Nonostante l’instabilità internazionale che sta facendo aumentare sia il prezzo del petrolio sia quello dell’oro, i titoli di Stato italiani rimangono solidi. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi ha aperto il leggero aumento il 12 gennaio, ma si è presto riportato sotto i 64 punti base, riprendendo da dove aveva lasciato alla chiusura dei mercati finanziari il 9 gennaio.
I rendimenti sono ancora relativamente alti, grazie soprattutto ai tassi di interesse di base stabiliti dalla Bce, che non sono più scesi dopo aver raggiunto il 2%. Aumenta la distanza tra Btp e Oat francesi, mentre rimane costante quella dai Bonos spagnoli, i più vicini ai Bund tedeschi tra i titoli di Stato dei grandi Paesi europei.
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Spread sempre più basso
Prosegue il calo dello spread tra Btp italiani e Bund tedeschi. Complice un leggero aumento del rendimento dei titoli di Berlino, a 2,82%, il differenziale ha raggiunto, nella mattinata del 12 gennaio, quota 63,2 punti base. Un livello ancora più basso della chiusura di venerdì, che vedeva lo spread poco sotto i 64 punti.
La traiettoria dello spread sembra ormai portare verso risultati storici.
Un punteggio così basso del differenziale non si vedeva da prima del 2008, da prima cioè che la speculazione e la pressione del debito iniziassero a far degradare la fiducia dei mercati nei confronti dei titoli di Stato italiani. Nell’ultimo anno lo spread è calato del 47,32%, del 30,81% solo negli ultimi 6 mesi.
I rendimenti rimangono però alti rispetto al periodo precedente alla pandemia. Il Btp a 10 anni benchmark rende oggi il 3,45% annuo, quando invece nel 2018 si aggirava attorno all’1,2%.
La ragione sono i tassi di interesse di base, che prima della pandemia erano a zero e che oggi sono invece al 2%. Questo significa che, per lo Stato, è meno conveniente fare debito oggi di quanto non lo fosse prima della pandemia da Covid-19. Di conseguenza sono necessarie politiche di bilancio molto stringenti, come quelle viste in Manovra.
I rendimenti degli altri titoli europei
Il calo dello spread porta i Btp a migliorare, come affidabilità percepita dai mercati, rispetto ai titoli di Stato degli altri principali Paesi europei:
- Bonos spagnoli, rendimento 3,25%, spread con i Bund a 43 punti, spread con i Btp a -20 punti;
- Oat francesi, rendimento 3,53%, spread con i Bund a 70 punti, spread con i Btp a 7 punti.
I titoli di Stato di Madrid rimangono quindi di gran lunga i preferiti dopo quelli tedeschi. La Spagna ha infatti un’economia in forte crescita, con il Pil che nel 2025 è aumentato del 2,9% (quello dell’Italia è cresciuto dello 0,7% l’anno scorso). Per questa ragione il debito sovrano del Paese è ritenuto solido e le prospettive molto positive.
La Francia, pur avendo un’economia solida, soffre dell’instabilità politica. Nel 2025 si sono susseguiti una serie di governi che hanno faticato a trovare la maggioranza in Parlamento, a seguito delle ultime elezioni politiche che hanno diviso l’aula in tre schieramenti quasi equivalenti tra la destra, il centro che fa riferimento al presidente Macron e la sinistra.
L’instabilità non tocca i Btp
Sia gli Oat, sia i Bonos hanno però registrato un aumento dello spread in apertura il 12 gennaio, nonostante il rendimento dei Bund sia cresciuto. I mercati sono infatti in una fase di timore a causa dell’instabilità internazionale.
Dopo la cattura di Maduro in Venezuela infatti, anche un altro Paese produttore di petrolio, l’Iran, sta vivendo un momento critico. Grandi proteste stanno attraversando il Paese, con possibili conseguenze anche per l’Italia.
Nonostante ciò, i mercati sembrano continuare a fidarsi del debito sovrano italiano.
Il calo dello spread mostra che gli interventi presenti nella Manovra, volti principalmente a limitare la spesa pubblica, hanno solidificato la reputazione dell’Italia sui mercati, anche più di quanto non abbiano fatto la crescita spagnola o la credibilità di Francia e Germania.