Oro e argento: asset di diversificazione per rispondere alla crisi del dollaro

Mirabaud Asset Management, Bissat: "I rendimenti restano una delle principali preoccupazioni per gli investitori"

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Redazione

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Nell’attuale contesto geopolitico i metalli preziosi possono rappresentare una risposta alla crisi del dollaro. Ne è convinto Valentin Bissat, Chief Economist & Senior Strategist di Mirabaud Asset Management. “Le dichiarazioni di Trump, che ha affermato di non essere preoccupato per la debolezza del biglietto verde, – spiega l’analista – sono state interpretate dagli investitori come un segnale di non intervento, rafforzando il trend ribassista. In questo scenario, privilegiamo dunque l’oro, inserito in un trend strutturalmente rialzista, e gli asset reali. Manteniamo inoltre un sottopeso sul dollaro nei portafogli e una view positiva sui metalli industriali”.

Essenziale la diversificazione

“Lo scenario di crescita solida continua a persistere, soprattutto negli Stati Uniti dove nel 2026 dovrebbe attestarsi intorno al 2,5%. L’allentamento monetario avviato nel 2025 – sottolinea Bissat in un report – continuerà a sostenere l’economia, con due ulteriori tagli dei tassi previsti nella seconda metà dell’anno grazie all’attenuarsi delle pressioni inflazionistiche. Anche la politica fiscale avrà un ruolo positivo: le famiglie dovrebbero ricevere significativi rimborsi fiscali alla fine del primo trimestre grazie alle misure di alleggerimento approvate con il ‘Big Beautiful Bill’ nel 2025. In Europa, i dati economici confermano invece una crescita moderata, senza accelerazioni significative. Le condizioni per un taglio dei tassi da parte della BCE nel 2026 rimangono elevate, ma il bilancio dei rischi ora favorisce l’allentamento. Il rallentamento dell’inflazione, legato al calo dei prezzi dell’energia, alla crescita dei salari più debole e alla forza dell’euro, potrebbe offrire un certo margine di manovra nella seconda metà dell’anno. Un apprezzamento prolungato della moneta unica potrebbe inoltre pesare sull’attività in una regione fortemente dipendente dalle esportazioni e già colpita dai dazi introdotti lo scorso anno dall’amministrazione statunitense. In questo contesto di accelerazione della crescita e di politica monetaria stabile o leggermente più accomodante, non prevediamo una contrazione significativa dei multipli. Tuttavia, date le persistenti incertezze geopolitiche, la diversificazione tra regioni, settori e fattori rimane essenziale“.

Focus sui mercati emergenti

“Per quanto riguarda l’azionario, – spiega l’analista – privilegiamo in questa fase i mercati emergenti. La loro crescita degli utili rimane robusta, i fondamentali economici sono migliorati e il contesto commerciale, sebbene ancora caratterizzato dalle tensioni innescate dalla guerra commerciale degli Stati Uniti, si è stabilizzato. Inoltre, le banche centrali dei mercati emergenti mantengono politiche monetarie ampiamente accomodanti. Infine, la debolezza del dollaro fornisce un ulteriore sostegno a questa asset class. Abbiamo anche ridotto la nostra esposizione ai settori difensivi a favore dei segmenti value. In particolare, abbiamo aumentato la nostra allocazione nel b, sostenuta da una view costruttiva sui settori metallurgico e minerario sia in Europa che negli Stati Uniti. Al contrario, abbiamo rivisto al ribasso il nostro posizionamento sul settore del food retail in Europa, data la prospettiva di crescita più limitata”.

Mercato obbligazionario

Per quanto riguarda l’obbligazionario, i rendimenti restano una delle principali preoccupazioni per gli investitori: un rialzo dei tassi a lungo termine rappresenta uno dei rischi più rilevanti per gli asset di rischio. Nell’attuale contesto, i Treasury statunitensi offrono un potenziale di diversificazione più limitato, poiché al momento non prevediamo una recessione. Manteniamo pertanto una posizione di sottopeso e una duration inferiore a quella del mercato sui titoli sovrani USA.

Il ruolo chiave dell’oro

In questo quadro, l’oro appare uno strumento di diversificazione più solido rispetto ai governativi statunitensi. “Le sanzioni occidentali contro la Russia – evidenzia Bissat – hanno evidenziato l’utilizzo del dollaro come strumento coercitivo nei confronti dei Paesi non allineati, rafforzando l’attrattiva dell’oro come bene rifugio e asset di diversificazione”. Bene anche l’argento. “L’argento dal canto suo – prosegue l’analista – è aumentato di quasi il 19% a gennaio, dopo un incremento del 148% nel 2025. La correzione alla fine del mese non mette però in discussione la tendenza strutturale a favore dei metalli preziosi”.