OpenAI: perché il rinvio dell’IPO al 2027 sta facendo tremare i mercati

Il rinvio della quotazione al 2027 e il crollo di SpaceX spaventano gli investitori: tremano SoftBank, i giganti dei chip e i Big Tech del Nasdaq

Foto di QuiFinanza

QuiFinanza

Redazione

QuiFinanza, il canale verticale di Italiaonline dedicato al mondo dell’economia e della finanza: il sito di riferimento e di approfondimento per risparmiatori, professionisti e PMI.

Pubblicato:

Chiedi a QuiFinanza

L’attesissimo debutto di OpenAI a Wall Street entro la fine del 2026 sembra esser definitivamente sfumato. Secondo recenti indiscrezioni, la tech company guidata da Sam Altman starebbe valutando seriamente di posticipare l’IPO al 2027.

Sebbene la società abbia depositato questo mese un prospetto informativo confidenziale presso le autorità di regolamentazione, Altman ha raffreddato gli entusiasmi, rifiutando l’ipotesi di un debutto anticipato a una quotazione ridotta e decidendo di attendere il momento ideale per colpire il mercato con il suo vero obiettivo: una valutazione monstre da 1.000 miliardi di dollari.

La decisione, tuttavia, non è isolata ed è legata a un mix di prudenza strategica e shock di mercato. Il campanello d’allarme decisivo è arrivato da un altro “colosso” privato: SpaceX. Dopo un esordio esaltante a metà giugno ed un’IPO record, che ha raccolto oltre 85 miliardi di dollari, l’azienda aerospaziale di Elon Musk ha visto le proprie azioni caracollare dagli oltre 225 dollari raggiunti a 153 dollari in appena due settimane. OpenAI e i suoi consulenti finanziari temono l’effetto emulazione e preferiscono non esporre l’azienda a una simile volatilità in un momento delicato.

Le onde d’urto sui mercati

La reazione degli investitori all’ipotesi dello slittamento è stata immediata, riaccendendo i timori sulla tenuta del cosiddetto “AI trade”, il rally azionario che negli ultimi due anni ha spinto i listini tecnologici a livelli record.

L’effetto SoftBank

La prima vittima illustre di questo rinvio è stata la giapponese SoftBank. Il conglomerato guidato da Masayoshi Son, che prevede di detenere circa 65 miliardi di dollari in OpenAI entro ottobre, ha visto il proprio titolo crollare di oltre il 12-13% in una sola sessione a Tokyo, registrando la peggiore perdita giornaliera da mesi. Gli investitori avevano scommesso forte su un ritorno di liquidità a breve termine che ora non ci sarà.

Terremoto sul settore dei semiconduttori

L’incertezza sul futuro sbarco in borsa del leader dell’IA generativa ha colpito direttamente le aziende hardware che alimentano questa tecnologia. I titoli legati ai chip hanno registrato brusche correzioni: Arm Holdings e Marvell Technology hanno perso circa il 4%; il settore delle memorie ha accusato il colpo, con Micron (nonostante i buoni trimestrali precedenti) e Western Digital in netto ribasso.

I Big Tech di Wall Street in rosso

Le vendite si sono estese rapidamente ai giganti del Nasdaq. Apple ha sofferto una flessione superiore al 6%, Microsoft (storico partner di OpenAI) ha ceduto oltre il 3,4%, e anche Amazon ha chiuso in territorio negativo. Anche le banche d’affari come Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno accusato perdite, vedendo sfumare — almeno per ora — le ricche commissioni legate alla più grande quotazione della storia recente.

Il parere degli analisti: Per molti esperti si tratta di un fisiologico “rebalancing” (ribilanciamento dei portafogli) di fine trimestre. I fondamentali dei produttori di chip restano solidi, ma la mossa di OpenAI dimostra che persino chi ha guidato la rivoluzione tecnologica preferisce rallentare per evitare di farsi travolgere dalla volatilità. La corsa all’oro dell’intelligenza artificiale non si ferma, ma da oggi richiede molta più prudenza.