Mediobanca arriva alla fusione con Mps con conti record: utile a 711 milioni, ma il Wealth Management frena

Ricavi vicini a 2 miliardi e secondo trimestre in accelerazione. Investment banking e Compass spingono i risultati, mentre la gestione dei patrimoni resta in transizione. Come cambierà Mediobanca nel nuovo gruppo Mps.

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Donatella Maisto

Esperta in digital trasformation

Dopo 20 anni nel legal e hr, si occupa di informazione, ricerca e sviluppo. Esperta in digital transformation, tecnologie emergenti e standard internazionali per la sostenibilità, segue l’Innovation Hub della Camera di Commercio italiana per la Svizzera. MIT Alumni.

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Mediobanca si presenta all’integrazione con Monte dei Paschi con il miglior semestre della propria storia. Nei sei mesi conclusi il 30 giugno 2026 il gruppo ha registrato ricavi per 1,948 miliardi di euro, in aumento del 6%, e un utile netto di 711 milioni, il 6% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il risultato operativo lordo cresce ancora più rapidamente, del 12% a 1,173 miliardi, mentre la redditività misurata dal Rote raggiunge il 14,9%. Numeri che rafforzano Mediobanca proprio nella fase in cui l’istituto sta preparando la fusione per incorporazione in Mps e la successiva riorganizzazione delle attività.

Mediobanca accelera nel secondo trimestre

Il dato forse più significativo arriva dagli ultimi tre mesi. Tra aprile e giugno Mediobanca ha superato per la prima volta un miliardo di euro di ricavi trimestrali, con una crescita del 9% sull’anno precedente e dell’8% rispetto ai primi tre mesi del 2026.

L’utile del trimestre sale a 388 milioni di euro, il 15% in più su base annua e il 20% in più rispetto al trimestre terminato a marzo. L’accelerazione è stata sostenuta dalle commissioni, aumentate del 15% in tre mesi, e dalla performance particolarmente forte dell’investment banking.

La semestrale non racconta, però, una crescita uniforme. Mediobanca guadagna terreno nelle attività di consulenza alle imprese, nel credito al consumo e nella partecipazione in Generali, mentre il Wealth Management continua a risentire della fase di transizione e dell’uscita di alcuni banker e clienti.

Investment banking ai massimi storici

Il Corporate & Investment Banking è il principale motore della crescita. I ricavi semestrali raggiungono 493 milioni di euro, in aumento del 13%, mentre l’utile netto sale del 29% a 172 milioni.

Nel secondo trimestre la divisione ha prodotto 271 milioni di ricavi, il 29% in più rispetto allo scorso anno. Le commissioni sono balzate del 44% a 122 milioni e l’utile è raddoppiato a 100 milioni. A sostenere i risultati sono stati, soprattutto, l’Advisory e le attività sui mercati, con una ripresa delle operazioni azionarie e un maggiore contributo delle sedi internazionali.

Mediobanca ha già avviato anche la distribuzione di prodotti strutturati e l’integrazione di alcune attività con Mps. È un primo segnale concreto di come le due banche stiano cercando di mettere in comune clienti, prodotti e capacità commerciali ancora prima del completamento della fusione.

Compass cresce con prestiti e credito al consumo

Anche il Consumer Finance, che comprende, soprattutto, le attività di Compass, chiude il semestre su livelli record.

I ricavi aumentano del 5% a 664 milioni di euro, mentre l’utile netto resta stabile a 206 milioni. Nei sei mesi sono stati erogati finanziamenti per circa 5,3 miliardi, con un massimo trimestrale di 2,7 miliardi tra aprile e giugno, il 14% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

La crescita è stata sostenuta dalla distribuzione diretta, dai prestiti personali e dal maggiore contributo della rete Mps. Il costo del rischio è salito verso livelli più normali dopo i benefici non ricorrenti dello scorso anno, ma resta in linea con le previsioni del gruppo.

Dove Mediobanca perde terreno

Il punto debole della semestrale è il Wealth Management. I ricavi diminuiscono del 5% a 447 milioni di euro, mentre l’utile netto scende del 33% a 81 milioni.

Le commissioni di gestione aumentano del 10%, ma non riescono a compensare il calo delle commissioni iniziali e di performance, oltre alla riduzione del margine di interesse. Nel semestre la raccolta netta è negativa per 1,4 miliardi, anche se nel secondo trimestre i deflussi rallentano a 300 milioni.

Le masse complessive amministrate raggiungono, comunque, 117 miliardi di euro, il 4% in più rispetto a un anno prima.

Il miglioramento rispetto al primo trimestre segnala una progressiva stabilizzazione, ma la gestione patrimoniale resta il segmento su cui si misurerà maggiormente la riuscita dell’integrazione tra Mediobanca Premier e Widiba.

Il peso di Generali sui risultati

La partecipazione del 13% in Assicurazioni Generali continua a rappresentare una fonte rilevante di utili. La divisione Insurance & Principal Investing ha prodotto ricavi per 316 milioni, in aumento del 10%, e un utile netto di 286 milioni.

Il contributo di Generali valutato con il metodo del patrimonio netto è salito a circa 290 milioni. A fine giugno la partecipazione aveva un valore contabile di 4,1 miliardi e un valore di mercato di circa 8,7 miliardi, il 41% in più rispetto all’anno precedente.

Il ruolo di questa quota resterà centrale anche nella riorganizzazione. Il progetto prevede che le attività di corporate e investment banking, il private banking internazionale e la partecipazione in Generali confluiscano in una società non quotata interamente controllata da Mps, che manterrà il nome Mediobanca Spa.

Capitale solido verso la fusione con Mps

Il Cet1 ratio si attesta al 15,85%, rispetto al 15,1% di un anno prima. Il dato resta elevato nonostante la crescita degli impieghi, l’acquisto da Mps di un portafoglio leasing da circa 500 milioni e l’ipotesi di distribuire integralmente gli utili maturati.

La solidità patrimoniale offre, quindi, una base favorevole per completare l’integrazione. Il progetto prevede, oltre alla fusione di Mediobanca in Mps, il trasferimento delle attività più specialistiche nella nuova Mediobanca non quotata e l’unificazione delle reti di consulenti finanziari di Mediobanca Premier e Widiba.

Per gli azionisti, la semestrale mostra una banca che arriva alla fusione con ricavi, utile e redditività ai massimi. Il nuovo gruppo dovrà, però, dimostrare di saper preservare la forza dell’investment banking, rilanciare il Wealth Management e integrare le reti senza perdere professionisti e clienti.

I risultati sono stati pubblicati dopo la chiusura di Piazza Affari. Mediobanca aveva terminato la seduta del 6 agosto a 28,77 euro, con una crescita superiore al 60% dall’inizio dell’anno.