Francia: arriva il monito di S&P e Morningstar Dbrs dopo l’esito delle elezioni

Le due agenzie di rating hanno avvertito che l'esito elettorale e la mancanza di una maggioranza certa in parlamento rederà molto complicato definire politiche economiche e fiscali ambiziose

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Redazione

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Sul futuro della Francia arriva il monito di S&P e Morningstar Dbrs: le due agenzie di rating ritengono che l’esito delle elezioni renda sfidante la definizione di una politica economica e di bilancio adeguate. Nonostante queste considerazioni, il rating della Francia e l’outlook per ora non sono in discussione.

S&P Global giudica a rischio scelte di politica economica

L’agenzia, che mantiene un rating “AA-” con outlook stabile sulla Francia, ritiene che il nuovo scenario parlamentare complicherà probabilmente la definizione delle politiche. Secondo l’agenzia di rating, infatti, l’attuale mancanza di visibilità sulla natura del prossimo governo sta creando incertezza sui dettagli della strategia di politica economica e fiscale.

Un importante test sarà la definizione ad ottobre del Bilancio 2025, che darà un’indicazione della volontà del nuovo governo di ridurre gli ampi deficit di bilancio della Francia e di rispettare le regole fiscali dell’UE. Ma la fragile maggioranza uscita da queste elezioni, potrebbe rendere faticosa l’attuazione di misure politiche significative, essendo sempre presente il rischio di sfiducia del parlamento.

“L’approccio del prossimo governo in materia di finanze pubbliche e di riforme economiche e di bilancio potrebbe essere fondamentale per determinare l’affidabilità creditizia della Francia”, avverte S&P, che per ora non vede impatti sul rating francese, supportato dall’aspettativa si un’accelerazione della crescita economica.

Il rating sulla Francia – spiega l’agenzia – verrebbe messo sotto pressione se la crescita economica fosse materialmente al di sotto delle previsioni per un periodo prolungato, o se la Francia non riuscisse a ridurre il suo ampio deficit di bilancio e se i pagamenti degli interessi dell’amministrazione pubblica, sul totale delle entrate pubbliche, aumentassero oltre le attuali attese”.

Morningstar Dbrs vede un rischio “stallo”

Anche l’agenzia canadese Morningstar Dbrs vede uno scenario politico “altamente frammentato” e la possibilità di formazione di un nuovo governo “poco chiara”. Per questo l’agenzia, che mantiene sulla Francia un rating alto “AA” con outlook stabile, ritiene che la definizione di politiche economiche e fiscali sarà “difficile” e che vi saranno “ritardi significativi nel correggere le prospettive fiscali a medio termine”.

Se, dunque, per la politica economica e fiscale c’è il rischio di uno “stallo”, l’agenzia ritiene invece che “il rischio di un cambiamento significativo nella politica europea, estera e climatica della Francia rimanga basso”.

“La composizione dell’Assemblea nazionale dovrebbe consentire un’ampia continuità politica per le politiche europee, estere e climatiche della Francia”, afferma Mehdi Fadli, vicepresidente senior del Global Sovereign Ratings Group, aggiungendo che è probabile che “i prossimi eventi fiscali saranno fondamentali per la traiettoria fiscale della Francia”.

Moody’s più severa sugli esiti elettorali

L’agenzia di rating Moody’s si era già espressa sulle elezioni francesi, ancor prima di arrivare al primo turno, avertendo che un prolungato periodo di instabilità politica post elezioni potrebbe avere “un impatto negativo” sul rating francese, producendo  una impennata dei rendimenti dei titoli di stato ed un allargamento dello Spread.

“La potenziale instabilità politica rappresenta un rischio di credito, consideratoil difficile quadro fiscale che il prossimo governo erediterà”, aveva spiegato l’agenzia a fine giugno.

Fitch preoccupata per le riforme

A metà giugno anche Fitch avvertiva che le elezioni anticipate avrebbero potuto aumentare l’incertezza sul percorso di consolidamento fiscale e sulle prospettive di ulteriori riforme economiche.

Le elezioni potrebbero portare a una cosiddetta “coabitazione” – spiegava l’agenzia – in cui il presidente e il primo ministro provengono da partiti opposti” e questo “complicherebbe l’elaborazione delle politiche” economiche e fiscali, che bengono decise dall’Assemblea Nazionale o dal partito di maggioranza.