Quando si parla di Binance, si fa riferimento alla più grande piattaforma di scambio di criptovalute al mondo. Di recente, neanche a dirlo, si è ritrovata al centro di un caso internazionale, avendo subito un attacco informatico nella notte di giovedì 29 ottobre 2026.
Non sorprende che alla ripresa parziale dei prelievi, domenica, i clienti abbiano ritirato 3,64 miliardi di dollari netti nelle prime 9 ore e mezza, considerando il furto da oltre 6,3 miliardi di dollari subito dalla piattaforma, ovvero circa 5,7 miliardi di euro.
Stando all’FBI, il colpo è da attribuirsi a un gruppo hacker legato alla Corea del Nord. Una cifra decisamente imponente, che l’exchange però considera gestibile, perché pari al 2,1% degli asset detenuti sulla piattaforma.
Binance assicura di aver già coperto circa il 95% delle perdite, ma l’episodio rischia di lasciare il segno soprattutto tra gli investitori istituzionali, proprio mentre il settore puntava sui capitali professionali per crescere.
Cos’è successo: il furto da 6,3 miliardi a Binance
L’attacco hacker subito da Binance è tra i più rilevanti mai registrati nel settore finanziario. L’FBI ha messo nel mirino TraderTraitor, un gruppo legato alla Corea del Nord, già noto agli analisti per le sue grandi capacità tecniche.
Stando alle autorità statunitensi, i proventi di operazioni informatiche del genere contribuiscono anche a finanziare i programmi di armamento del Paese. Circa la metà dei fondi sottratti, secondo le stime disponibili, era costituita da stablecoin, le criptovalute ancorate al valore di una valuta tradizionale come il dollaro. Proprio questo ha permesso un primo recupero. Alcuni emittenti sono riusciti a congelare gli asset individuati, e Circle, la società che emette la stablecoin USDC, ha dichiarato di aver bloccato oltre 1,1 miliardi di dollari.
I prelievi dopo la riapertura: 3,64 miliardi
La reazione dei clienti è stata quella facilmente prevedibile. Stando a quanto comunicato da Binance, nelle prime 9 ore e mezza dalla ripresa parziale delle operazioni i prelievi lordi hanno raggiunto 4,649 miliardi di dollari, a fronte di depositi per 1,01 miliardi. Un deflusso, dunque, di 3,64 miliardi netti. Un’impennata messa chiaramente in conto, in seguito alla quale i volumi in uscita avrebbero iniziato a stabilizzarsi, riducendosi.
La società ha però contestato le rilevazioni di DefiLlama, piattaforma di analisi dei dati sulla blockchain, secondo cui i deflussi sarebbero arrivati a 5,81 miliardi di dollari. Per Binance quei numeri non tengono conto di alcuni trasferimenti verso nuovi portafogli interni.
Ecco le parole della co-amministratrice delegata Yi He:
La nostra priorità assoluta è garantire un ambiente sicuro, dopodiché gli utenti potranno ritirare i propri fondi e Binance potrà riprendere le operazioni.
Binance copre le perdite: come lo sta facendo
La piattaforma assicura di essere in grado di assorbire il colpo. Secondo l’exchange, come detto, circa il 95% delle criptovalute sottratte sarebbe già stato sostituito, attingendo a:
- risorse aziendali;
- un fondo assicurativo;
- un fondo dedicato alle violazioni della sicurezza.
Per recuperare gli asset meno liquidi servirà invece più tempo. Il ripristino dei servizi procede per fasi. I prelievi di bitcoin sulla propria rete sono stati riattivati, così come quelli di ether e di alcune stablecoin in dollari sulla rete Ethereum, dando priorità alle richieste degli utenti, mentre altre operazioni restano temporaneamente limitate.
La società, che dichiara oltre 335 milioni di utenti e un volume medio giornaliero di scambi di 95 miliardi di dollari tra criptovalute e derivati, sottolinea che continuano ad arrivare nuovi fondi. Al 28 ottobre il patrimonio complessivo dichiarato era di 171 miliardi di dollari.
La reazione del mercato e cosa devono sapere i risparmiatori
Finora non si è verificata una corsa generalizzata all’uscita. “L’attacco non ha ancora innescato un panico diffuso o prelievi massicci e concentrati”, ha osservato Tim Sun, ricercatore senior di HashKey Group. Il rischio, però, va oltre il denaro sottratto.
La vicenda infatti potrebbe spingere operatori professionali, investitori istituzionali e market maker a ridurre la propria esposizione alle criptovalute. I primi segnali vanno in questa direzione. Venerdì gli Etf spot sul bitcoin quotati negli Stati Uniti hanno registrato deflussi per 643 milioni di dollari, il dato giornaliero più alto di ottobre, e nella stessa giornata sono state liquidate posizioni a leva per oltre 1,3 miliardi di dollari. “Questi dati indicano che gli investitori stanno riducendo il rischio”, ha spiegato Ari Redbord, responsabile globale delle politiche di TRM Labs, secondo cui un attacco a un exchange equivale a “una rapina in banca alla velocità di Internet”.
Sul fronte dei prezzi, invece, la reazione è stata finora contenuta. Dopo aver toccato venerdì i minimi da sei settimane, il bitcoin è risalito nel fine settimana, tornando lunedì sopra quota 78.000 dollari. Anche ether ha recuperato terreno dopo aver raggiunto il livello più basso degli ultimi due mesi.
La vicenda riporta però al centro il tema della sicurezza delle piattaforme. La tracciabilità delle transazioni sulla blockchain permette di seguire il percorso del denaro, ma non garantisce il recupero immediato dei fondi.
La difficoltà sta tutta nel coordinare in tempi rapidi le azioni necessarie per bloccare gli asset prima che vengano trasferiti o convertiti. “Il futuro delle criptovalute non sarà deciso da quanto denaro entrerà nel mercato, ma da quanto quel denaro sarà al sicuro una volta arrivato”, ha osservato Jonathan Benton, fondatore della società di recupero di asset digitali iSanctuary ed ex responsabile dell’unità anticorruzione internazionale della National Crime Agency britannica.
Per chi investe in criptovalute, l’episodio è un promemoria utile. Lasciare i propri fondi su un exchange significa affidarne la custodia a un soggetto terzo, esponendosi ai suoi rischi operativi e di sicurezza. Prima di investire conviene quindi:
- informarsi sulle garanzie offerte dalla piattaforma;
- valutare la quota del proprio patrimonio da destinare a un mercato così volatile;
- ricordare che, a differenza dei conti correnti bancari, le cripto detenute su un exchange non godono delle stesse tutele dei depositi tradizionali.