Spiagge vuote, prezzi su e pochi bagnini: l’estate nera dei balneari italiani

Lettini vuoti, rincari fino al 24% in cinque anni e carenza di bagnini: nell'estate 2026 gli stabilimenti balneari italiani cambiano volto

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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L’estate 2026 non è semplice per il turismo balneare italiano. Le immagini di Gabicce Mare, con decine di lettini vuoti in piena stagione, non sono un caso isolato. Tra file di ombrelloni vuoti, rincari a doppia cifra e carenza di bagnini, in alcune località marittime c’è il rischio di lasciare gli stabilimenti chiusi. Questi sono tre fenomeni che si intrecciano e che stanno ridisegnando il rapporto tra gli italiani e la vacanza al mare.

Spiagge deserte, un cambiamento già in atto

Sulla Riviera romagnola, da Ravenna a Cervia fino a Rimini e Riccione, i gestori denunciano un luglio con presenze inferiori del 15-20% rispetto al 2025, mentre gli hotel della zona restano pieni grazie a eventi sportivi, turismo straniero e prenotazioni last minute concentrate a fine agosto.

Gli ospiti quindi non mancano, ma passano meno tempo in spiaggia. Molti preferiscono la piscina dell’hotel, escursioni nell’entroterra o esperienze enogastronomiche, mentre gli stranieri preferiscono destinazioni diverse, complice anche la crescita di soggiorni brevi e prenotazioni dell’ultimo minuto.

A questo cambiamento di abitudini si affianca l’avanzata delle spiagge libere. Chiavari ha introdotto parcometri per il noleggio calmierato di ombrelloni e lettini, Rimini ha ampliato gli spazi pubblici, Jesolo ha ridotto il numero di ombrelloni e Spotorno punta a portare la costa libera al 40% entro il 2027.

La classifica delle spiagge più care

Sul fronte dei prezzi, l’indagine di Altroconsumo conferma il trend dei rincari. Nel 2026 le tariffe degli stabilimenti sono aumentate in media del 6% rispetto al 2025 e del 24% negli ultimi cinque anni. In alcune località gli aumenti arrivano fino al 16%. L’associazione ha monitorato 222 lidi in 10 località, rilevando le tariffe per la prima settimana di agosto.

Località Prezzo medio prime 4 file (settimana 2-8 agosto) Variazione vs 2025
Alassio 340 euro 0%
Gallipoli 324 euro +10%
Alghero 274 euro +14%
Taormina-Giardini Naxos 237 euro +16%
Viareggio 232 euro n.d.
Palinuro 188 euro +0,5%
Anzio 179 euro n.d.
Senigallia 159 euro +0,6%
Rimini 158 euro n.d.
Lignano 157 euro n.d.

Alassio si conferma la località più cara, con una settimana nelle prime file (ombrellone e due lettini) che arriva in media a 340 euro, contro i 157 euro di Lignano, la più economica. Taormina-Giardini Naxos, pur non essendo le più costose in assoluto, sono quelle con l’aumento percentuale più marcato.

Secondo Altroconsumo, l’80% di chi sceglie lo stabilimento lo fa per i servizi offerti, mentre chi preferisce la spiaggia libera indica soprattutto la gratuità (79%) e la libertà di scegliere ogni giorno dove andare (63%). L’associazione ha inoltre lanciato una petizione, con oltre 91.000 firme, per chiedere una riforma delle concessioni che preveda più spiagge libere e bandi trasparenti.

L’emergenza bagnini

A complicare il quadro c’è la carenza di bagnini, “figura fondamentale” senza la quale, come ricorda Antonio Capacchione, presidente del Sib-Confcommercio, “non si può neanche aprire” uno stabilimento. Capacchione spiega:

Ci sono sempre meno ragazzi, i quali tendono a preferire un’occupazione di tipo continuativo. Lavorare d’estate, mentre gli altri coetanei magari vanno a divertirsi, certamente non aiuta

Ma secondo Capacchione non si tratta di un problema retributivo, perché i bagnini sono generalmente pagati bene, ma “servirebbero incentivi statali”, come un titolo di preferenza nei concorsi pubblici.

Pesa anche la riforma del settore, il Decreto Ministeriale 85 del 2024, criticata da Assobalneari Italia. Secondo l’associazione, il provvedimento ha concentrato il sistema formativo e autorizzativo, riducendo drasticamente il numero dei nuovi brevetti e aumentando i costi della formazione. L’innalzamento a 18 anni dell’età minima per svolgere l’attività ha ulteriormente ridotto la platea di candidati disponibili, costringendo spesso a deroghe per i minorenni. Il settore guarda anche ai lavoratori stranieri, ma tra ostacoli burocratici e rischio di irregolarità la soluzione resta parziale.