X e Musk in debito con il Fisco, evasione dell’Iva per 12,5 milioni

Milano indaga X per 12,5 milioni di Iva evasa. Musk accusato di scambio dati-utenti senza tasse. Il fisco incalza, mentre la società valuta come rispondere

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Francesca Secci

Giornalista

Giornalista pubblicista con esperienza in redazioni rilevanti, è specializzata in economia, finanza e geopolitica.

Pubblicato: 26 Febbraio 2025 08:06

La Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate hanno messo sotto la lente X, l’ex Twitter, ora trasformato in un feudo digitale di Elon Musk. L’indagine della Procura di Milano riguarda un presunto stratagemma fiscale: i dati degli utenti, ceduti in cambio dell’accesso alla piattaforma, sarebbero il vero prezzo pagato per il servizio, e quindi soggetti a Iva.

Un sistema che le autorità fiscali vedono come una sofisticata partita di giro, con Musk nel ruolo del banchiere che incassa senza dichiarare. Dopo aver già stretto il cappio attorno a Meta, gli investigatori puntano ora all’ennesimo colosso tecnologico che gioca a fare il furbo con il fisco.

Perché Musk è indagato: non ha pagato l’Iva su X

L’indagine copre il periodo 2016-2022 e mette nel mirino Twitter International Unlimited Company, accusata di aver sottratto al fisco 12,5 milioni di euro di Iva. A condurre le danze è il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Milano, che ha sezionato la macchina perfetta del social: un ingranaggio che trasforma dati personali in moneta sonante. Il detto “Se non paghi la merce sei tu” non è mai stato più vero.

I profili utenti vengono macinati, sezionati e riassemblati in pacchetti appetibili per gli inserzionisti, il tutto senza che il fisco veda un centesimo. Musk avrà anche rivoluzionato l’auto elettrica, ma in fatto di ottimizzazione fiscale sembra che preferisca la corsia d’emergenza.

Secondo l’articolo 11 del decreto 633 del 1972, le operazioni commerciali in cui il corrispettivo è un bene e non denaro devono sottostare all’Iva (principio che vale anche per gli omaggi aziendali). Nel caso di X, il valore dei dati personali è trattato come una merce di scambio, e il social di Musk finisce dritto nell’elenco degli ottimizzatori fiscali più creativi del momento.

L’indagine e il confronto con il fisco italiano

Il pm Giovanni Polizzi ha ufficialmente aperto un fascicolo per evasione fiscale, riprendendo un meccanismo già visto con Meta. L’inchiesta della Procura di Milano si basa sullo stesso principio: i dati degli utenti non sono un bene astratto, ma un asset economico di valore misurabile. Ora X si trova faccia a faccia con l’Agenzia delle Entrate, cercando di capire se resistere alle contestazioni o tentare di limare i danni con un accordo.

Le prossime mosse della società di Elon Musk

La verifica fiscale era stata chiusa nell’aprile del 2024, con l’Agenzia delle Entrate che ha poi ufficializzato la contestazione circa un mese fa. La società di Musk si trova ora con tre opzioni sul tavolo: giocarsi la carta del dialogo con l’Amministrazione finanziaria, impugnare le accuse o trovare un compromesso per chiudere la partita prima che il conto diventi ancora più salato.

Il crollo delle vendite di Tesla e il calo di popolarità di Musk

Mentre l’indagine su X avanza, un altro terremoto scuote il regno di Musk: le vendite di Tesla in Europa sono precipitate nel 2024, segnando un crollo del 45,2%. Se un tempo Musk era il re Mida dell’automotive, oggi sembra che la magia stia svanendo, tra concorrenza spietata, boicottaggi e una strategia di mercato sempre più azzardata.

La gestione di Musk sta implodendo anche nel suo stesso regno. Ventuno dipendenti hanno sbattuto la porta con una dichiarazione al vetriolo: “Abbiamo giurato di servire il popolo americano e rispettare la Costituzione, indipendentemente dall’Amministrazione in carica. Ora è chiaro che non possiamo più onorare quel giuramento”. Nelle stanze del potere, invece di esperti e tecnici, circolerebbero fedelissimi senza alcuna competenza, selezionati più per l’allineamento ideologico che per il merito.

Nel frattempo, la popolarità di Musk è precipitata al 42% e la ribellione contro Tesla prende piede. Sui social impazza l’hashtag #BoycottTesla, con proteste in varie città e proprietari di Tesla che cercano di dissociarsi dal loro controverso guru applicando sticker sulle auto per dichiarare la loro avversione. Il declino di un impero spesso passa anche da piccoli gesti di disobbedienza.