Il Basquiat scomparso di Vittorio Cecchi Gori riappare, da 330mila dollari a 23 milioni

Il quadro Wine of Babylon di Jean-Michel Basquiat era stato acquistato da Vittorio Cecchi Gori nel 1998 per 330mila dollari

Foto di Mauro Di Gregorio

Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Dopo anni dalla sua scomparsa, il quadro Wine of Babylon del pittore cult Jean-Michel Basquiat è stato ritrovato negli Stati Uniti. Il produttore cinematografico Vittorio Cecchi Gori l’aveva comprato nel 1998 per 330mila dollari. Poi l’opera ebbe varie vicissitudini legali, che non sono ancora concluse. Oggi è valutata fino a 20 milioni di euro (circa 23 milioni di dollari).

Vittorio Cecchi Gori acquistò il quadro alla Tony Shafrazi Gallery di New York. All’epoca il defunto Jean-Michel Basquiat era già un artista ben quotato, ma negli ultimi vent’anni il suo mercato ha registrato un’impennata straordinaria. E il Wine of Babylon appartiene proprio al periodo più apprezzato della produzione di Basquiat.

Wine of Babylon sparito da 16 anni

Oggi, come detto, il dipinto viene stimato circa settanta volte il prezzo pagato da Cecchi Gori alla fine degli anni Novanta.

Come ricostruisce La Repubblica, il giallo legato al quadro è iniziato nel 2010 quando Vittorio Cecchi Gori cedette il Basquiat all’avvocato Giovanni Nappi per saldare parcelle professionali pari a circa 2 milioni di euro.

L’avvocato riteneva quindi di poter rivendicare la proprietà dell’opera. Ma Rita Rusic (ex moglie di Cecchi Gori) si mise di traverso, convinta che il Basquiat appartenesse a lei. Secondo la ricostruzione della Procura, da quel momento il Wine of Babylon sarebbe scomparso, dando origine al caso giudiziario.

Per riavere il Basquiat – sostennero i pm – l’avvocato Nappi avrebbe dovuto accettare che il 75% del ricavato della futura vendita andasse a Rita Rusic. Il legale rifiutò e il quadro sparì dalla circolazione.

Per la procura il quadro sarebbe stato trasferito dall’imprenditrice in un luogo sconosciuto all’estero, in modo tale da impedire il recupero da parte dell’avvocato. Partì un’inchiesta, nella quale all’imprenditrice (reati ipotizzati dagli inquirenti) vennero contestati tentata estorsione, autoriciclaggio e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice.

Nella sua memoria difensiva, Rita Rusic ha sostenuto che il quadro non sarebbe mai stato regalato a Nappi, bensì soltanto prestato. La difesa di Rusic ha affermato di disporre di una decisione del Tribunale civile favorevole alla produttrice. Il Tribunale civile ha dato torto all’avvocato Nappi: “Non essendo provato l’acquisto mediante la fattura prodotta e la documentazione bancaria depositata, né la consegna a Vittorio Cecchi Gori del quadro in quanto certificato della dogana… si conferma l’irrilevanza della prova orale articolata e la mancanza di prova della pretesa attorea”.

Questa la situazione davanti alle toghe, fino ad oggi. Ma facciamo un salto indietro e torniamo al quadro scomparso.

Ricompensa da un milione di dollari

Per cercare di recuperare il dipinto, nell’aprile 2024 Giovanni Nappi offrì una ricompensa di un milione di dollari a chi fosse stato in grado di fornire informazioni utili. All’inizio del 2026 un informatore americano avrebbe indicato il luogo in cui si trovava il quadro. L’opera sarebbe stata rinvenuta all’interno di un deposito di Miami Beach e successivamente trasferita a Los Angeles, dove si troverebbe ancora oggi.

Il ritrovamento

Come è evidente, il ritrovamento del Wine of Babylon non chiude la vicenda. Da una parte bisogna dirimere gli aspetti legali legati all’opera per rispondere a una domanda: a chi appartiene?

E dall’altra parte sarà necessario ricostruire tutti gli spostamenti del dipinto, irreperibile per ben sedici anni.