Vince 2 milioni e il figlio chiede l’assegno di mantenimento: quando spetta davvero

Una vincita milionaria accende uno scontro padre-figlio e riapre il dibattito legale su obblighi di mantenimento e autonomia economica

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Un colpo di fortuna si è trasformato in un potenziale caso giudiziario. Protagonista un pensionato di 68 anni di Volpago del Montello, in provincia di Treviso, che ha vinto quasi 2 milioni di euro con un “Turista per sempre”. La vincita gli garantisce un vitalizio di 6.000 euro mensili per 20 anni, ma ha innescato una lite con il figlio 40enne, laureato e attualmente disoccupato. Il giovane, dopo aver saputo della somma, ha chiesto al padre un sostegno economico. Di fronte al netto rifiuto, ha deciso di rivolgersi a un avvocato per chiedere un assegno di mantenimento di 1.800 euro al mese.

La vicenda getta luce su un istituto giuridico spesso poco chiaro: fino a quando e in quali casi un genitore è tenuto a mantenere un figlio maggiorenne?

Come funziona l’assegno di mantenimento per figli maggiorenni

Contrariamente a quanto si possa pensare, la maggiore età non segna automaticamente la fine del sostegno economico dei genitori verso i figli. L’articolo 337-ter del Codice Civile stabilisce che il giudice può disporre il pagamento di un assegno periodico a favore dei figli maggiorenni che non siano economicamente indipendenti.

La legge non fissa un limite d’età prestabilito. L’obbligo di mantenimento prosegue finché il figlio non raggiunge una concreta e stabile autonomia finanziaria.

Come viene deciso l’assegno

Due sono i pilastri su cui si basa la decisione del magistrato:

  • lo stato di bisogno del figlio;
  • la capacità economica del genitore.

Nel primo caso, il figlio maggiorenne deve dimostrare di non essere in grado di provvedere al proprio sostentamento. Questo stato di bisogno, però, non deve essere frutto di scelte volontarie o di inerzia. Ha dunque diritto al mantenimento il figlio che sta portando avanti un percorso di studi o di formazione o che è alla ricerca attiva di un lavoro. Al contrario, un figlio che rifiuti senza motivo opportunità lavorative o che abbandoni gli studi potrebbe vedersi negato il contributo.

Nel secondo caso, il giudice deve verificare che il genitore abbia le risorse sufficienti per erogare l’assegno senza mettere a rischio il proprio tenore di vita essenziale. In questa valutazione rientrano tutti i redditi e il patrimonio, inclusi, come nel caso di cronaca, eventuali colpi di fortuna come vincite milionarie.

Il caso del vincitore milionario

Nella vicenda trevigiana, l’improvvisa agiatezza del padre costituisce senz’altro un elemento centrale. Il figlio sostiene che i 6.000 euro mensili di vitalizio sono troppi rispetto alle necessità del genitore, giustificando quindi la richiesta di un sostegno. Gli avvocati del 40enne, prima di avviare un giudizio ordinario, tenteranno una mediazione per raggiungere un accordo transattivo.

Tuttavia, il padre afferma che il figlio ha avuto tempo e opportunità per costruirsi una propria indipendenza, e che la sua attuale disoccupazione non è da considerarsi una giustificazione. Sarà il giudice, se il caso arriverà in aula, a valutare se le difficoltà economiche del figlio siano causate da un mercato del lavoro complesso o da una sua inerzia.