La Nato prepara la risposta a un eventuale attacco russo con un piano militare in tre fasi: bloccare l’offensiva iniziale, indebolire le forze nemiche e, se necessario, spezzarne la capacità di combattimento.
È la “Teoria della Vittoria” presentata a Varsavia dal generale americano Alexus Grynkewich, comandante supremo delle forze alleate in Europa.
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Messaggio per la Russia
Il destinatario del messaggio è soprattutto il Cremlino, anche se la Russia non è stata nominata direttamente nel discorso.
La Nato punta su superiorità tecnologica, intelligence condivisa e forze militari addestrate. L’obiettivo dichiarato non è conquistare territori nemici o infliggere una sconfitta strategica all’avversario, ma impedire che un attacco contro un Paese alleato possa avere successo.
La presentazione arriva proprio durante l’intensificarsi della guerra ibrida russa. Grynkewich ha assicurato che il sostegno degli Stati Uniti all’Alleanza resta confermato, anche se Trump e Putin hanno stretto un patto commerciale relativamente alla compravendita di gasolio. I profitti serviranno a Mosca, fra le altre cose, per finanziare la guerra in Ucraina.
Il discorso del generale Usa arriva a poche settimane dall’allarme della Cia su possibili attacchi russi a Italia, Spagna e Francia con droni leggeri.
Nato, la Teoria della Vittoria in tre fasi
La prima fase, si è detto, consiste nel fermare l’offensiva nel punto in cui si manifesta, impiegando le forze terrestri con il sostegno delle componenti aeree, navali, spaziali e cibernetiche. L’obiettivo è impedire all’avversario di conquistare terreno e di consolidare una posizione favorevole.
La seconda fase prevede di ridurre la capacità del nemico di proseguire l’attacco. Le forze della Nato dovrebbero impedirgli di mantenere l’iniziativa, limitando la possibilità di organizzare nuove offensive e di avanzare sul territorio alleato.
La terza fase entrerebbe in gioco se l’aggressione continuasse. In questo caso, l’obiettivo sarebbe colpire non soltanto le unità impegnate nei combattimenti, ma anche il sistema che le sostiene, le rifornisce e le comanda.
Così ha precisato Grynkewich:
Non cerchiamo di infliggere una sconfitta strategica al nostro avversario, né ne abbiamo bisogno. Cerchiamo solo di fermare qualsiasi attacco sul nascere, negando la possibilità di conquistare e mantenere il nostro territorio. Ottenerlo richiede la sconfitta tattica e operativa delle forze impiegate contro di noi, ma nulla di più.
Così ha aggiunto riferendosi al vantaggio della Nato:
La nostra Alleanza ha un vantaggio essenziale: noi sorvegliamo il territorio circostante con un sofisticato sistema di intelligence che ci consente di gestire un’enorme massa di dati con gli algoritmi. Difficilmente possiamo essere colti di sorpresa. Saremo, quindi, in grado di bloccare l’attacco iniziale. Se sarà necessario, distruggeremo lo schieramento nemico, mettendo in campo le nostre forze convenzionali: l’esercito, l’aviazione, la marina, ma anche i reparti cibernetici. In questo modo non consentiremo al nemico di occupare neanche una piccola porzione del nostro suolo.
Grynkewich ha sottolineato che il piano è condiviso dai 32 partner, ma che una guerra contro la Russia non è imminente:
Vogliamo essere pronti per ciò che è possibile, non solo per ciò che è probabile.
Trump e l’articolo 5
Uno dei punti più delicati riguarda il ruolo degli Stati Uniti. Sul punto, Grynkewich ha rassicurato:
Lo scorso luglio c’ero anch’io nelle riunioni tra i leader al vertice Nato di Ankara. Il presidente Trump non ha mai messo in dubbio l’applicazione dell’articolo 5.
L’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico stabilisce il principio della difesa collettiva: un attacco armato contro un alleato viene considerato un attacco contro tutti.
Esercitazione nucleare Nato in Italia
Intanto ha preso il via l’esercitazione nucleare della Nato nei in Italia, con il nome in codice “Steadfast Noon” (“Mezzogiorno risoluto”)
Martedì 13 ottobre e per una decina di giorni lo spazio aereo italiano sarà attraversato da aerei militari di 17 Paesi Nato in una esercitazione nucleare (ma senza armi nucleari).
Coinvolte le basi aeree di Aviano (Pordenone) e Ghedi (Brescia) ed altre località nel Nord del Paese. Fra i Paesi aderenti c’è anche la Turchia, ma non la Francia.