Italia sempre più vecchia, una famiglia italiana su quattro è composta solo da over 65

Censimento Istat 2026: oltre il 25% delle famiglie italiane è composto da over 65, con l’83,6% di case di proprietà e una rete di supporto che resiste nelle aree rurali.

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

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L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo e, allo stesso tempo, uno di quelli in cui la trasformazione demografica ha inciso più profondamente sulla struttura sociale. I dati relativi alla condizione abitativa degli anziani, pubblicati dall’Istat il 18 febbraio 2026 e riferiti al censimento della popolazione e delle abitazioni nel 2023, fotografano con chiarezza una realtà ormai strutturale: più di una famiglia su quattro in Italia è composta esclusivamente da persone di 65 anni e più. 

Si tratta di quasi 6,9 milioni di famiglie su un totale di 26,5 milioni, pari al 25,9%, mentre le famiglie unipersonali di ultra75enni sono circa 2,7 milioni, ovvero il 10% del totale. Numeri che non rappresentano solo una tendenza statistica, ma raccontano un cambiamento profondo nel modo in cui viviamo, abitiamo e costruiamo relazioni.

L’invecchiamento come trasformazione strutturale dei nuclei familiari

L’invecchiamento della popolazione è una delle trasformazioni demografiche più rilevanti degli ultimi decenni in Italia e in Europa. L’aumento della speranza di vita, unito alla riduzione della fecondità e ai mutamenti nei modelli familiari, ha ridisegnato la piramide demografica e, con essa, la composizione delle famiglie.

Aumenta il numero di anziani e cambia la loro collocazione sociale e abitativa. La diffusione delle famiglie di piccole dimensioni coinvolge in misura crescente le persone anziane, che oggi assumono un ruolo centrale non solo per il loro peso numerico, ma anche per le esigenze abitative e sociali specifiche che caratterizzano l’ultima fase della vita.

Differenze territoriali: Nord più anziano, Sud leggermente più giovane

La distribuzione territoriale mostra alcune differenze, seppur contenute. Nel Nord-ovest (27,2%) e nel Nord-est (26,4%) l’incidenza delle famiglie composte esclusivamente da anziani supera leggermente la media nazionale. Nel Sud (24,1%) e nelle Isole (25,4%) il dato è di poco inferiore. Anche per le famiglie unipersonali di over 75 il Nord-ovest registra una quota più elevata (10,7%), mentre nel Sud si scende al 9,2%.

Nelle zone rurali, invece, la quota di famiglie composte solo da over 65 raggiunge il 28,1%, contro il 25,4% delle città e delle piccole città. Lo stesso vale per gli ultra75enni soli: 11,2% nelle aree rurali, 9,5% nelle piccole città e 10,1% nei grandi centri urbani. Il dato rurale suggerisce due dinamiche convergenti, e cioè da un lato la permanenza degli anziani nei territori di origine, dall’altro la minore mobilità residenziale rispetto alle generazioni più giovani.

Case di proprietà VS affitto: numeri a confronto

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il titolo di godimento dell’abitazione. L’83,6% delle famiglie composte esclusivamente da over 65 vive in una casa di proprietà, una quota nettamente superiore rispetto alla media nazionale delle altre famiglie (70,9%). L’affitto riguarda solo l’11,8% delle famiglie di soli anziani, mentre le abitazioni occupate ad altro titolo rappresentano una quota residuale (inferiore al 5%).

Anche in questo caso, le differenze territoriali ci sono, anche se contenute. Il primato spetta alle Isole, dove la percentuale di anziani con case di proprietà raggiunge l’86,7%, seguite a breve distanza dal Nord-est con l’84,6% e dal Centro con l’84,5%. Una propensione leggermente più contenuta, seppur sempre ampiamente maggioritaria, si osserva infine nel Sud e nel Nord-ovest, dove la quota di proprietari tra gli over 65 si attesta intorno all’82%.

Per quanto riguarda invece la quota di famiglie anziane in affitto, questa è più alta nel Nord-ovest (14%) e nelle grandi città del Sud (18%). Ancora una volta emerge la variabile urbanizzazione, infatti la proprietà aumenta al diminuire della densità abitativa. Si passa dall’80,4% nelle città all’84,6% nelle piccole città, fino all’87,3% nei comuni rurali. Specularmente, l’affitto scende dal 15,6% urbano al 7% rurale.

Le dimensioni delle abitazioni: spazi medio-piccoli ma continuità nel ciclo di vita

Quasi la metà delle famiglie composte solo da anziani (46,5%) vive in abitazioni tra i 60 e i 99 metri quadrati. Il 31,2% risiede in case tra 100 e 149 m², mentre l’11,8% abita in immobili di grandi dimensioni (150 m² e oltre). Poco più del 10% vive in case sotto i 60 m².

Nelle aree del Nord-est (15,7%) e nelle Isole (12,6%) presentano le quote più alte di case oltre i 150 m². Nel Nord-ovest si concentra invece la maggiore incidenza di abitazioni sotto i 60 m² (12,8%) e tra 60 e 99 m² (50%). Mentre nelle aree rurali cresce la quota di famiglie anziane che vive in abitazioni grandi (16,2%). Infine, le grandi città, dove prevalgono le case piccole o medio-piccole: 12,6% sotto i 60 m² e oltre la metà tra 60 e 99 m². I costi immobiliari e la densità abitativa spiegano in larga parte questa distribuzione.

Dal punto di vista funzionale, quasi sette famiglie su dieci composte solo da anziani vivono in abitazioni facilmente accessibili (al piano terra, al primo piano o in edifici dotati di ascensore). La maggior parte utilizza un impianto autonomo per il riscaldamento (68%), una quota leggermente inferiore a quella delle altre famiglie (70,4%). Questo elemento può incidere sui costi energetici e sulla gestione domestica, soprattutto in un contesto di rincari.

La rete di supporto: parenti, amici, vicini

Un altro dato analizzato dall’Istat riguarda il capitale relazionale. Il 92,8% degli anziani soli di 75 anni e più dichiara di poter contare sui parenti, il 58,9% sugli amici e il 69,2% sui vicini. La percentuale di anziani soli completamente privi di supporto (3,2%) è inferiore a quella delle altre famiglie unipersonali (5,3%). Tuttavia, il progressivo assottigliamento delle famiglie e la mobilità lavorativa delle nuove generazioni potrebbero, nel lungo periodo, indebolire queste reti.