Futuro dell’ex Ilva, Mattarella chiede impegno per Taranto in vista del vertice di settembre

Il Presidente della Repubblica ha chiesto al Governo attenzione e impegno per il futuro industriale dell'acciaieria pugliese.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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La partita per il futuro dell’ex Ilva di Taranto torna con forza al centro dell’agenda istituzionale e politica del Paese. Durante l’incontro istituzionale dedicato allo stato d’avanzamento dei preparativi per i XX Giochi del Mediterraneo del 2026, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato le amministrazioni a un profondo impegno verso la comunità tarantina.

Le dichiarazioni di Mattarella e di Meloni

Il Capo dello Stato ha sottolineato come lo sviluppo futuro dell’area pugliese non possa prescindere da una visione integrata capace di coniugare il necessario risanamento ambientale con la tutela dell’occupazione e il rilancio economico. Sulla stessa frequenza d’onda si è posizionata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la quale ha reso pubblico che a settembre verrà aperto un tavolo di confronto di alto livello a Palazzo Chigi, interamente dedicato alle prospettive industriali del polo siderurgico.

Entrambi i Presidenti credono che la definizione di un percorso industriale e finanziario chiaro per il sito di Taranto rappresenta un passaggio chiave non soltanto per l’indotto locale, ma per l’intera nazione. Il Paese si trova infatti di fronte al complesso compito di bilanciare la transizione ecologica e la decarbonizzazione della produzione d’acciaio con la salvaguardia di migliaia di posti di lavoro.

Prima le bonifiche

L’annuncio del vertice di settembre giunge in una fase delicata per l’ex Ilva. La vertenza che riguarda lo stato dei cantieri di bonifica e la gestione dei rischi ambientali interni alle strutture produttive tutela la salute dei lavoratori e dei cittadini, esponendo a rischio la delicata operazione di compravendita. Le rappresentanze sindacali e le associazioni locali negli anni avevano più volte alzato la voce, denunciando le criticità collegate alla presenza di amianto e alla carenza di manutenzioni ordinarie e straordinarie su impianti ormai obsoleti.

A questo quadro di tensione si aggiunge la complessa partita delle manifestazioni d’interesse da parte dei player internazionali. Nonostante l’interesse espresso dal gruppo indiano Jindal, le trattative restano frenate dalle incertezze sulle garanzie legali ed economiche non solo relative ai danni ambientali del passato, ma anche rispetto al modo di produzione futura dello stabilimento.

La proposta di Federacciai

Tra i documenti sul tavolo della presidenza del Consiglio figurano anche le analisi e le proposte elaborate dalle associazioni di categoria della siderurgia. Federacciai ha recentemente formulato una strategia di pensata per mettere al sicuro la capacità produttiva nazionale, evitando lo spegnimento definitivo dell’area a caldo di Taranto. Il piano ipotizzato punta a una ristrutturazione profonda che guarda a un modello di partenariato tra pubblico e privato:

  • la costituzione di un consorzio aperto ai principali produttori siderurgici italiani, affiancato da una presenza attiva e qualificata dello Stato;
  • la progressiva riconversione tecnologica dei siti produttivi mediante l’abbandono dei vecchi altiforni a carbone e l’adozione di impianti per la preriduzione del ferro (Dri) abbinati a forni elettrici di nuova generazione;
  • l’attivazione di un piano sociale strutturato che preveda l’utilizzo programmato degli ammortizzatori sociali per accompagnare la forza lavoro durante la fase di transizione e riqualificazione industriale;
  • il completamento rapido e certificato delle opere di ambientalizzazione prescritte dalle normative europee per mettere in sicurezza il perimetro urbano adiacente alla fabbrica.

Un bivio decisivo

L’appuntamento di settembre a Palazzo Chigi sarà determinante. Il Governo si troverà a dover sintetizzare le esigenze di risanamento del territorio e i progetti di sostenibilità economica presentati dall’industria siderurgica. Dalle decisioni sui finanziamenti pubblici e sulla governance della nuova struttura societaria dipenderà il futuro non solo della comunità di Taranto, ma della sovranità industriale dell’acciaio.